Cattedrale, il capolavoro della porta bronzea

È la più grande tra quelle medioevali, insieme all'altra della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, 46 pannelli sono decorati con croci a rilievo

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Sullo sfondo la porta bronzea della Cattedrale di Salerno

La porta in bronzo d’ingresso alla Cattedrale di Salerno fu commissionata da Landolfo Butromile e da moglie Guisana. Egli godeva del titolo nobiliare bizantino di «Protosebaston», o «Protosebastos», che è presente nella preghiera dedicatoria incisa su una formella della stessa porta. La porta è databile intorno al 1085, cioè all’inizio del secondo lustro dell’ottavo decennio del secolo XI. Fu offerta dal committente alla cattedrale per l’espiazione dei peccati, come si può leggere nella dedica, incisa su una formella. E’ interessante offrirne la lettura, in traduzione italiana, così come è stata proposta dal Braca in un suo libro sul Duomo di Salerno: «LA COLPA DEL PRIMO GENERATO INDUCE TUTTI A MOLTI PECCATI/PER I QUALI SUPPLICA CRISTO MAESTRO PER ME O MATTEO/VOI CHE CERCATE LE SOGLIE DEL SANTO (San Matteo) GUARDANDO QUESTA OPERA/DITE: O SALVATORE (per)DONA I MOLTI PECCATI A LANDOLFO BUTRUMILE PROTOSEBASTON/SAPPIATE CHE IO INSIEME QUI SONO NATO E QUI SONO STATO GENERATO (battezzato)». La porta è opera di maestranze locali di cesellatori e orafi di cultura greco-bizantina, presenti tra Amalfi, Salerno e Cava dei Tirreni. È decorata con 54 formelle metalliche inchiodate su un portone di legno. La loro disposizione è distribuita in 9 registri orizzontali e 6 verticali. È la più grande porta bronzea medioevale, insieme a quella della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, 46 pannelli sono decorati con croci a rilievo. La croce è simbolo della morte di Cristo, ma anche di Vita Eterna. Vi è un intero registro che contiene le immagini di Cristo, della Vergine e poi di San Matteo, San Simone, San Pietro e San Paolo. Alla base degli stipiti e ad essi addossati vi sono due leoni.
Questa tipologia di porta bronzea ha origini nel 1060. La prima fu realizzata per la prima volta ad Amalfi, per l’ingresso nel Duomo cittadino, dedicato all’apostolo Sant’Andrea, fratello di San Pietro. Il committente fu l’amalfitano Pantaleone di Mauro de Comite Maurone. Nel 1065, Desiderio di Montecassino dopo aver ammirato la porta del duomo di Amalfi ne volle una simile anche per la basilica abbaziale di Montecassino. Nel 1070, Pantaleone commissionò una porta simile anche per la basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma. E Salerno, con la Cattedrale di San Matteo, era al centro di flussi di pellegrini, di viandanti, di mercanti. Ad Amalfi e a Salerno sono conservati i corpi di due apostoli della Cristianità, Andrea, fratello di Pietro, e Matteo, l’evangelista. Non si dimentichi, inoltre, che una colonia amalfitana era presente nella città di Gerusalemme. Infatti, al tempo della costruzione della cattedrale di Salerno, nel 1084, una testimonianza ci informa che mercanti di Amalfi avrebbero edificato, in una piazza situata davanti alla porta della chiesa del Santo Sepolcro, un “asylum” per ospitare i cristiani che venivano in visita al Santo Sepolcro. Guglielmo di Tiro ci informa che a Gerusalemme gli Amalfitani, nella parte della città riservata ai Cristiani, ebbero un quartiere con piazza, forno e mulino. I mercanti di Amalfi edificarono in Gerusalemme anche il monastero di Santa Maria Latina, quello femminile di Santa Maria Maddalena e la chiesa e l’ospedale di San Giovanni Battista, opera dei gerosolimitani, i “Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme”, ordine militare di assistenza riconosciuto nel 1099 da Goffredo di Buglione.