Cattivi di ieri e di oggi

La profanazione delle regole del buon vivere passa per una cattiveria collettiva elevata a sistema, dissacrando e tempestando di invettive chi non si allinea a una certa demagogia governativa (o di parte di essa), chi osa parlare del migrante come un essere umano

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Le nostre mamme quando eravamo bambini utilizzavano due efficaci tecniche inibitorie: con la prima, minacciavano l’arrivo del lupo nero, con tutte le varianti al temibile animale, ma con figure rigorosamente cupe e tenebrose (l’uomo nero, l’ombra nera) che dovevano richiamare il buio e incutere un profondo timore. Si trattava di un vero e proprio attrasso psicologico. Spesso la finivamo lì di frignare o di fare capricci, perché quei loschi figuri ci spaventavano per davvero. Con la seconda, invece, scattava la sanzione: ceffoni ben assestati e, se osavi proteggerti, scansarli, scappare o semplicemente protestare, la razione di manrovesci era destinata ad aumentare in modo esponenziale. Nell’uno e nell’altro caso, tuttavia, il provvedimento che la mamma decideva di prendere non arrivava casualmente, non c’era alcuna follia nevrotica, perché era preceduto, a marachella compiuta, da un rimprovero e da una domanda, sempre la stessa e ripetuta più volte: “Perché sei stato così cattivo?” Dunque, la sanzione comminata, che aveva lo scopo terapeutico di educare i figli, presupponeva l’essere stato cattivo. Le nostre mamme non immaginavano che quella definizione di “cattivi” derivasse dalla locuzione del latino cristiano “captivus diaboli”, ossia, “prigioniero del diavolo” e, quindi, senza saperlo, prefiguravano che il proprio bambino o ragazzo stesse diventando malvagio, perverso e disposto al male (sennò come lo spieghi il rapporto col diavolo?). La Chiesa ci ha marciato per secoli su questo riferimento, per ammansire le teste calde e per attuare il controllo sociale proprio con la paura del diavolo. No, sicuramente le nostre mamme non lo sapevano! E non lo sanno neppure i giovani frequentatori dei social che ogni santo giorno indirizzano i propri strali contro quelle figure che rappresentano l’antitesi al razzismo, alla discriminazione religiosa e culturale, e che anzi denunciano chi usa l’intolleranza e il disprezzo contro i migranti come grimaldelli politici per raccattare voti.

L’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, è una delle maggiori vittime, insieme con Roberto Saviano, di una quotidiana cattiveria politica che si palese spesso come preoccupante malvagità

Due persone in particolare subiscono l’ira dei cattivi, in un paese che si scopre sempre più incattivito: Roberto Saviano e Laura Boldrini. Il panorama delle volgarità e del duro biasimo nei loro confronti non conosce limiti. Nel caso dell’ex presidente della Camera, poi, in quanto donna, si scatenano cattiverie inenarrabili, che arrivano ad ipotizzare la violenza fisica e sessuale nei suoi confronti in un crescendo vomitevole di parolacce e intimidazioni. E non sono che un esempio della cattiveria di cui è vittima il paese. Certo, sdoganando Casa Pound e gli atteggiamenti parafascisti, ingiungendo ai pompieri di rimuovere le scritte irriverenti contro il ministro degli Interni apposte sui balconi, alla polizia di “accarezzare” col manganello i ragazzi dei centri sociali o chi prova ad opporsi, bloccando arbitrariamente la protesta democratica, con tutti questi atti oramai quotidiani non è che costruisci un paese d’amore, di solidarietà e di virtù sociali condivise. La profanazione delle regole del buon vivere passa per una cattiveria collettiva elevata a sistema, dissacrando e tempestando di invettive chi non si allinea a una certa demagogia governativa (o di parte di essa), chi osa parlare del migrante come un essere umano. Inutile girarci attorno: la cattiveria si costruisce e non è quella datata e ingenua a cui si riferivano le nostre mamme, le quali volevano evitare che la potenziale cattiveria del fanciullo potesse trasformarsi in vera malvagità da adulto. Vuoi vedere, allora, che a molti degli idioti che scrivono nefandezze sul web sono venuti a mancare i sani e robusti ceffoni delle mamme? Magari accompagnati dal “ripasso” serale dei padri, pronti a dispensare altrettante punizioni? Certo, voi mi direte che si tratta di un richiamo fuori luogo, che oggi l’educazione si pratica con ben altre forme, parlando coi figli, educandoli al confronto, coinvolgendoli nei processi decisionali. Tutto vero! Ma quando hai a che fare con idioti del genere come ne veniamo fuori? So già cosa mi avrebbe risposto mia mamma: “Io avrei cominciato dai genitori e avrei finito con i figli a dare schiaffoni, così la smettevano di fare i cattivi!”. Quanta saggezza…