C’è un rovescio dei social

Il web, diceva Eco, dà voce a stupidi e ignoranti. C'è però un'altra faccia della medaglia e anche al grande scrittore sarebbero piaciute le belle anime che pullulano sui chat e profili

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Tutti a citare Umberto Eco. Ricorre parecchio sui social la sua tranchant idea che il web abbia dato voce agli stupidi e agli ignoranti, consentendo loro di mettere bocca su tutto, commentando un qualunque fatto come se fossero esperti in ogni segmento dello scibile umano. Persone che, a dire il vero, neanche al bar avrebbero il coraggio di parlare o sarebbero ascoltate perché probabilmente annichilite da chi potrebbe dimostrare di saperne di più. Sono un frequentatore dei social, cum grano salis, avrebbero detto i Latini, ossia senza eccedere (benché la dimensione dell’eccesso non possa essere stabilita e resta sostanzialmente un fatto individuale). In quanto habitué dei social ho potuto spesso constatare che l’Umberto Eco-pensiero fosse piuttosto vero e che il pericolo di dare voce a persone con poca conoscenza, con qualità umane discutibili, ignoranti, rozze, e che tendevano a declinare sempre più pericolosamente verso il razzismo, l’intolleranza, il fascismo, fosse un pericolo concreto e reale. A chi di noi non è capitato di leggere commenti pieni di strafalcioni grammaticali e sintattici, e, ancor più, incongruenti, contraddittori e sciocchi o offensivi dal punto di vista concettuale? Chi non è rimasto sorpreso dal grado di incultura di persone ambigue e trasformiste? Chi non ha spento il computer e deciso di lasciar perdere una discussione quando si è trovato ad interagire con un interlocutore che scriveva cose irrealistiche, senza senso, negando i processi storici o le analisi scientifiche più avvedute, in nome di una conoscenza acquisita non si sa dove? A tutti sarà dunque capitato di dare ragione a Umberto Eco. Eppure… eppure, tutto ciò premesso, sin da quando ho letto quello che il grande scrittore aveva osato sostenere con ragionevolezza e buon senso, mi sono chiesto se ci potesse essere un rovescio della medaglia.

C’è tanta saccenteria rozza e incolta che gira sui social, ma occorre concentrarsi anche sull’altra faccia della medaglia, cioè sulle aree di autentica partecipazione dialettica alla vita sociale

Se, cioè, potesse essere lecito non confutare l’assunto di Eco, ma provare a cogliere il suo esatto contrario. Già perché quel pensiero porta ineluttabilmente le persone ad allontanarsi dal web e dai social, come rifiuto della conoscenza-spazzatura e della saccenteria degli incolti (e, come si dice a Napoli, l’aggio trattate!). Quale potrebbe essere allora il rovescio della medaglia? I social intanto hanno arricchito le relazioni e le interazioni sociali, benché virtuali, ma in una società tendenzialmente portata all’individualismo, meglio anche un’interazione virtuale rispetto al nulla o al rischio di un egoismo straripante. I social hanno cambiato le modalità di informazione e chi non li frequenta corre il rischio di perdersi qualcosa. Pensiamo alla politica, o alla cronaca, o anche alla pubblicità di un nuovo libro, che oramai passa prima sui social. Inoltre, cosa per me molto importante, da storico, c’è la possibilità di conoscere il variegato pensiero delle persone. Anche quello sciagurato, razzista, fascista e nichilista, anche quello rozzo e incolto. Solo così possiamo avere un’idea precisa di cosa siamo diventati, di quale mondo ci stiamo consegnando e di cosa potremmo attenderci dal futuro. Preferisco, quindi, non demonizzare i social. Ribadisco una volta di più che la tecnologia è di per sé neutra, dipende dall’uso che se ne fa e sono quindi gli uomini e le donne a renderla utile o dannosa. A me capita di seguire studenti e studentesse che sono cresciuti, maturati, che scrivono cose sagge, interessanti, piene di ironia, culturalmente valide e ricche di buon senso, con poche citazioni erudite e dense invece di spaccati di vita vissuta. Quelli che sarebbero piaciuti ad Anna Magnani o a Vittorio De Sica, per intenderci. Seguo persone dalla profondità leggera o anche dalla leggerezza profonda, che cercano un senso della vita e sono assetate di curiosità e di conoscenza. Ho amici che commentano sul web con cura e meticolosità, come se ogni volta stessero scrivendo un breve saggio di buoni pensieri. Che Eco avesse ragione non credo ci possano essere troppi dubbi, ma anche al grande scrittore sarebbero piaciute le belle anime che pullulano sui social. Perché un’anima bella in meno è uno spazio in più per gli ignoranti, i rozzi e i razzisti.