Cicelyn: «Io in quarantena da sano»

De Luca punisce giornalista scomodo. Il provvedimento dell’Asl dopo un articolo in cui si sottolineava l’assurdità dell’ultima ordinanza

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Ha denunciato «il panopticon di De Luca», come il carcere ideale del filosofo Bentham, dove i detenuti non possono vedere quando li controllano, o le profezie di Focault, autore di “Sorvegliare e punire”. E mal gliene ha incolto: un diluvio di riprovazione si è rovesciato su Eduardo Cicelyn, giornalista e gallerista, tra gli intellettuali di punta dell’era Bassolino. A destare scandalo l’articolo pubblicato, due giorni fa, sul Corriere del Mezzogiorno (“Io, in giro con lo scooter contro i «sovrani» dello stato d’emergenza”). Uno scritto dove svela di sfidare il coprifuoco, andando a zonzo per Napoli «deserta e bellissima», fingendo di fare la spesa. E confidando pure nel tesserino da giornalista, per scansare «eventuali annunciatissime denunce». E in effetti la denuncia, sinora, l’ha evitata. Ma gli è toccata l’implacabile “quarantena coatta”, arma finale delle ordinanze di De Luca. E pure una segnalazione al Consiglio di disciplina dell’ordine regionale dei giornalisti, partita dal presidente Ottavio Lucarelli. «L’ordine che ha fatto? – ci ribatte al telefono – Non so niente (ride)…fantastico. Io non ne so niente. Sono giornalista professionista dal 1985, saranno vent’anni che non li frequento, perché faccio tutt’altro mestiere».
Beh, però le è arrivato l’ordine di chiudersi in quarantena obbligata, peraltro reso pubblico da una nota della Regione.
Il provvedimento che l’Asl mi ha notificato, secondo me è illegittimo. Sto cercando un avvocato per ricorrere al Tar. Mi hanno messo in quarantena, ma non sono né contaminato né ho incontrato persone contaminate, né sono stato in luoghi di contaminazione. L’unica cosa che loro avrebbero forse potuto addebitarmi, a norma del codice penale, rispetto alle cose che ho scritto, non l’hanno potuto fare, perché avrebbero dovuto cogliermi sul fatto. Non potendomi denunciare, mi hanno messo in quarantena.
E cosa pensa del procedimento all’ordine dei giornalisti?
L’ordine dei giornalisti e la federazione della stampa dovrebbero preoccuparsi del fatto che la libertà di pensiero, attraverso i giornali, viene fortemente attaccata e anche conculcata da un provvedimento di un potere politico. Io ho scritto, non è che ho fatto. Qualcuno mi dimostri che ho fatto.
Ma la sua cosa voleva essere, una provocazione?
Io, dal 1999, non faccio il giornalista. Quindi non mi pongo il problema di scrivere notizie di cronaca, di raccontare la verità o di educare qualcuno. Io faccio una rubrica in cui il direttore del giornale mi consente la libertà di scrivere quel che mi gira per la testa. E in questi giorni – io da due settimane, come tutti, sono in quarantena – ovviamente faccio delle valutazioni, ho le mie paturnie. E semplicemente le ho raccontate. E poi sa qual è la questione?
No, me lo dica lei.
Una provocazione è tale se provoca realmente, se dà fastidio. Se invece le provocazioni si devono fare col permesso del prefetto, non sono più provocazioni. Intanto funziona l’articolo che ho scritto, perché scatena queste reazioni. Vuol dire che il mio punto di vista ha toccato nervi scoperti.
Molto, a giudicare dall’ondata di sdegno, a partire dai soliti social.
Io non penso che debba aver necessariamente ragione. Indico che esiste un problema della sofferenza sociale, individuale, politica, culturale, che sta diventando una cosa importante. E secondo me il provvedimento applicato dalla Regione Campania, o dall’Asl, sta conculcando la mia libertà di pensiero. E la cosa più grave è che questo avviene nel plauso generale.
Infatti lei ha fatto arrabbiare tanta gente.
Molti hanno antipatizzato con le mie argomentazioni, e ora sono felici che io venga messo in quarantena. Quando c’è un potere politico aggressivo e autoritario, che emette provvedimenti illegittimi, da una parte, e dall’altra l’opinione pubblica che applaude, vuol dire che siamo in presenza di un proto fascismo. E accade quando la gente ha paura, c’è angoscia. Io questo ho scritto. Io mi sento perseguitato, e cerco di sfuggire ad una persecuzione.
Sinceramente: nel suo articolo quanto c’è di verità e quanto di artificio retorico, per esprimere una provocazione?
C’è quello e quello, è chiaro. Certe cose vengono bene a dirle in un certo modo. Non sto scrivendo un fatto di cronaca, per testimoniare un fatto accaduto. Io sto raccontando un fatto che penso. Ma io capisco che la differenza sia difficile da concepire per menti un po’ troppo ristrette.

(Tratto da Il Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)