Cicerelli, dal lungo giro dei prestiti a uomo granata in più

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È stato una delle note liete di questo inizio campionato. Emanuele Cicerelli è l’uomo in più della Salernitana, capace di far cambiare passo alla squadra con le sue accelerazioni. Arrivato dalla Paganese al termine della stagione 2016-17 vissuta da protagonista, l’esterno nato a San Giovanni Rotondo, prima di affermarsi in granata ha dovuto girovagare un bel po’ in prestito. «Quello a Pagani è stato un anno importante per me, perché sicuramente mi ha lanciato alla ribalta facendomi raggiungere palcoscenici importanti. Ho ottimi ricordi della città, sono stati due anni dove sono cresciuto tanto sotto tutti i punti di vista. Ancora oggi ho ottimi rapporti con il direttore e con il mister che avevo allora, Grassadonia».
La Salernitana ti prende a parametro zero. Arrivi in granata, ma dopo appena tre presenze a gennaio vieni ceduto in prestito al Pordenone. Cosa non ha funzionato?
«Un po’ di cose non hanno funzionato. Io ero carico di entusiasmo, era il primo anno in B in una piazza prestigiosa. Poi arrivi qui, ci sono giocatori importanti davanti. Ho accettato la sfida e volevo ritagliarmi il mio spazio. Purtroppo non ci sono riuscito perché comunque non c’era tanto feeling con l’allenatore. È andata come è andata, poi siamo arrivati a gennaio, volevo giocare e ho deciso di andare via in prestito».
Sei andato a Pordenone in C. Hai mai pensato in quel momento che la tua avventura in granata poteva finire lì?
«Non l’ho mai pensato perché diciamo che non era neanche iniziata. Sono andato via con la consapevolezza di tornare l’anno dopo e magari ritagliarmi lo spazio che volevo».
La stagione successiva vieni mandato ancora in prestito. Questa volta a Foggia, società dove sei cresciuto calcisticamente. Possiamo definirlo un passaggio fondamentale per la tua carriera?
«Foggia è stata una tappa fondamentale e devo ringraziare Grassadonia che mi ha chiamato. Non ho avuto neanche un attimo di esitazione, perché comunque a Salerno avevo visto durante il ritiro che ero abbastanza chiuso. Colantuono giocava con il 3-5-2 ed esterni ed attaccanti che avevano caratteristiche completamente diverse dalle mie. Avevo capito che non c’era tanto spazio, nonostante un buon ritiro svolto. Quando è arrivata l’opportunità di poter andare a giocare a casa mia, dove sono cresciuto calcisticamente, e con un tecnico che mi conosceva bene, non ci ho pensato due volte, perché sapevo che poteva rappresentare un buon trampolino per rilanciarmi. È stata un’altra tappa importante. Posso dire che sono maturato ancora di più con quella esperienza, sia come uomo che come calciatore».
Finalmente torni a Salerno e dimostri di essere un giocatore importante.
«L’anno scorso è stata una buona stagione. C’è stato qualche intoppo fisico ma nonostante questo sono riuscito a fare quasi 30 partite. Mi sono trovato bene in città, qui si vive bene. Poi c’era un allenatore che comunque giocava molto a calcio, quindi è stata veramente una bella annata, una rivincita importante per me».
Che rapporto avevi con Ventura?
«Lui era l’allenatore e noi i giocatori. Non c’era chissà che tipo di rapporto. Però in campo mi ha dato fiducia ed è giusto riconoscerlo. Purtroppo non è finita come speravamo, perché secondo me potevamo e dovevamo andare ai play off».
Cosa seconda te è mancato per riuscire a raggiungerli?
«Non lo so. Io ero convinto di centrarli. Soprattutto dopo aver battuto il Cittadella 4-1. In noi era cresciuta la consapevolezza che potevamo essere la mina vagante del torneo. Poi purtroppo con l’Empoli passi in vantaggio e poi perdi 3-1 in quel modo, e con lo Spezia alla fine è stata quasi una beffa. Però sicuramente questa esperienza ci ha fatto crescere e ci servirà quest’anno».
Cambia il tecnico e arriva Castori che ti dà subito fiducia.
«Si devo dire che l’impatto con il mister è stato buono. Da subito ho visto che potevo essere congeniale al suo credo tattico. Per fortuna siamo partiti forte ed è molto importante, è fondamentale quando si cambia tecnico. Aspettiamo di capire cosa succederà con la Reggiana. Purtroppo non possiamo farci niente, perché è successa una cosa più grande di noi. Ci avevano detto che il regolamento era quello, noi lo abbiamo rispettato. Non possiamo far altro che aspettare con molta serenità. La decisione non è semplice perché va a toccare una tematica molto delicata. Io mi metto anche nei panni della Reggiana che aveva tutta la squadra positiva. Purtroppo c’è un regolamento che va rispettato e adesso vediamo cosa accadrà».
La scelta della maglia numero 10?
«In ritiro si assegnano i numeri e non nascondo che sono stato consigliato da qualche compagno. È un numero stimolante ed è un mattoncino da aggiungere alla mia storia calcistica».
Hai dimostrato di essere un calciatore duttile. Giochi quinto, esterno di difesa, trequartista. Ma Cicerelli dove si sente più a suo agio?
«Mi sento più a mio agio dove sto giocando adesso. Esterno di centrocampo in un 4-4-2. A me piace più attaccare che difendere. Lo scorso anno ho giocato terzino destro all’occorrenza, mi sacrificavo perché lo posso fare».
Sei di proprietà della Lazio: nel tuo futuro più Roma o Salerno?
«Non ci ho mai pensato alla Lazio. Ho firmato solo quel contratto poi basta, è finita. Sono a Salerno e penso alla Salernitana. Sto bene qui e va molto bene così».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno in edicola oggi)