Cirielli: vittoria possibile

Il leader di Fratelli d’Italia sprona la coalizione a scegliere immediatamente il candidato. «Subito l’indicazione del nome: non possiamo lasciare De Luca solo in campo coi suoi metodi sudamericani»

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Il tempo è sostanza, anzi imperativo categorico che si traduce in un appello: “Facciamo presto se non vogliamo perdere le possibilità di vincere che, al momento, sono integre”.
Edmondo Cirielli, leader di Fratelli d’Italia, questore della Camera e politico di lungo corso, rivolge un invito accorato al Centrodestra a rendere ufficiale, al più presto, il nome del candidato che si opporrà a De Luca. “Siamo quasi fuori tempo massimo – chiarisce il parlamentare – e ogni discorso sulle eventuali responsabilità nella gestione di questo Centrodestra deve essere accantonato per lasciare spazio a una designazione tanto attesa dal nostro corpo elettorale”.
Lei si rivolge essenzialmente a Salvini che sembra essere contrario ad ogni soluzione finora formulata, come la proposta di Caldoro e, poi, di Martusciello?
Guardi, in questa fase ogni riflessione su eventuali responsabilità politiche tra noi diventa un esercizio inutile, che potrà avere suggestioni giornalistiche ma non valenza politica. Salvini svolge alcune riflessioni che, in linea di principio, possono essere condivisibili, ma deve dire in fretta ciò che vuole, altrimenti finiamo per pagare tutti. Io dico che dobbiamo mettere in campo il nome migliore. A chi intestare quel nome è meno importante.
Il nome c’è da tempo ed è quello di Caldoro, designazione poi debilitata dalle interdizioni interne a Forza Italia.
Certamente esiste uno scontro in Forza Italia. Non sono un mistero le polemiche tra chi ha sostenuto e sostiene Caldoro e Mara Carfagna, che gli ha chiesto non da oggi un passo indietro. La verità, però, è che l’accordo nel Centrodestra sul nome dell’ex presidente della Regione è entrato in crisi dopo le regionali in Emilia Romagna. Il Centrosinistra, all’indomani di quella vittoria, ha fatto di Salvini un bersaglio, sostenendo che in quelle elezioni avesse avuto la peggio una visione sovranista.
Dunque?
Forza Italia ha voluto smarcarsi da quel risultato poco convincente (ottenne, se non sbaglio, il 2,5% dei consensi), sostenendo che in Emilia avesse avuto la peggio una visione per così dire sovranista e in Calabria fosse stata apprezzata una proposta moderata del Centrodestra, certificata dalla vittoria di Jole Santelli. A quel punto, i leghisti hanno pensato di mettersi in gioco, ponendosi l’obiettivo di accrescere la loro rappresentanza nel Sud. Una scelta legittima che, di fatto, ha messo in discussione l’accordo raggiunto sul nome di Stefano Caldoro. Detto questo, non vi è dubbio che Mara Carfagna sbagli nel dire che Cadoro e Fitto sono vecchi arnesi.
Sta di fatto che la Campania è l’unica regione in cui l’accordo ancora non si trovi.
Non sono d’accordo, perché in tutte le regioni dove si voterà, mi riferisco a Toscana, Puglia e Marche e anche al Veneto per specifici motivi che attengono al complesso discorso sull’autonomia, l’accordo nel Centrodestra non è stato ancora formalizzato. Il ritardo si registra ovunque. In Campania si avverte di più, perché abbiamo un presidente pittoresco e gli elettori della mia parte politica fremono per mandarlo a casa.
Resta ancora in piedi l’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza della Regione Campania?
Avevamo posto sul tavolo la mia disponibilità con spirito di servizio, ma poi, nell’ambito di un accordo nazionale, vi fu la richiesta della Campania da parte di Forza Italia sulla quale si registrò il consenso della Lega e noi immediatamente ci accodammo. La Puglia è andata a noi e, nonostante sarebbe stato un orgoglio per me competere in questa elezione, è giusto che il problema lo risolvano Forza Italia e la Lega, perché non accetteremmo mai uno scambio con la Puglia.
Salvini in alcune recenti esternazioni contesta anche la scelta di nomi all’interno dello schieramento di Centrodestra, lasciando intravedere una critica di tipo etico su alcune candidature.
Ho letto alcune affermazioni di Salvini e, in linea di principio, sono d’accordo con lui. Faremo, in sede di composizione delle liste, rigorose valutazioni, come abbiamo fatto in Calabria, dove ho avuto un ruolo nella definizione dei candidati, ma non dobbiamo dimenticare che noi siamo garantisti.
Che scenario vede in questa campagna elettorale?
La Campania è una regione che soffre economicamente e la classe dirigente appare ormai dedita a una sorta di trasformismo ordinario di cui nessuno si vergogna più di tanto. Ora, io mi chiedo: se il vertice si comporta così, perché ci scandalizziamo se i cittadini si “convertono” a tale politica, tenendo conto della forte capacità di persuasione di De Luca, che nasconde bene tutti gli scandali ai quali assistiamo?
Si riferisce alla vicenda Covid?
Non solo a quella, anche se negli ultimi mesi il governatore, con il suo apparato e grazie anche al sostegno acritico dei media, ha cavalcato la tragedia in modo abile, nascondendo una disorganizzazione che investe tutti i settori. Non è un mistero che prima dell’epidemia vi fosse nei suoi confronti lo sfavore di sondaggi e pronostici, quindi da un punto di vista politico si registrasse su di lui un pesantissimo giudizio.
Anche nell’elettorato di sinistra si era aperta una critica sul suo operato.
Se ci troviamo magistrati da lui lanciati in politica, giornalisti e imprenditori legati inscindibilmente al suo carro, politici che si vendono a lui, perché dovremmo prendercela con i poveretti che alla fine lo votano?
In questo clima, e anche per le incertezze del Centrodestra, De Luca è dato già per vincitore. Lei come la pensa?
Guardi, quando nel 2009 vinsi alla Provincia, tutti i pronostici erano favorevoli a De Luca e si pensava che il deluchismo non avesse avversari. Non fu così. Sono da qualche giorno nel Cilento e riscontro una grande tensione contro di lui e suoi metodi. Certo, anche qui ci sono i suoi che lo sostengono in nome di un potere che non vogliono perdere. Ma, ripeto, se ci affrettiamo ad indicare il nostro nome, la partita è aperta.
La partita resta aperta nonostante le defezioni di tanti nomi del Centrodestra che stanno aderendo al cartello del governatore?
Qualche contraccolpo ci sarà, ma c’è un vento nuovo che non ancora si coglie perché, al momento, è in campo soltanto lui. Vi saranno ampie aperture, ad esempio, di Fratelli d’Italia, con importanti adesioni in lista di rappresentanti di categorie. Noi siamo una forza politica sottostimata in Campania e in altre regioni, dove dal 6 per cento siamo ormai intorno al 15, se non addirittura oltre.
Che campagna elettorale immagina, una requisitoria contro De Luca o una concreta alternativa programmatica?
Il deluchismo non ci piace, e questo non è un mistero. Siamo stati vittime di politiche sudamericame, ma abbiamo anche idee nostre da mettere in campo. Vi sono state riunioni programmatiche con Caldoro, Tommasetti ed altri esponenti di Centrodestra che ci hanno consentito di mettere giù alcune importanti linee programmatiche. Siamo pronti anche da questo punto di vista, ma ripeto ora occorre il nome.
In quanto ad antideluchismo c’è in campo già il candidato dei 5Stelle, che potrebbe erodervi consensi.
Più volte ho messo in evidenza l’impegno appassionato del capogruppo Ciarambino, elogiandone l’azione politica. Ma i 5Stelle a livello nazionali sono alleati del PD, quindi di De Luca.
Concludendo, lei richiede tempi-capestro nella definizione del nome che si opporrà a De Luca. Quindi, nessuna differenza tra Caldoro, Martusciello o un nome della Lega?
Assolutamente no, mi creda. Qualunque sia l’indicazione, partirò per la campagna elettorale con la passione di sempre e la partita, ne sono certo, è tutta da giocare.

(Dal Quotidiano di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)