Clelia, la Pasqua, i preti benedicenti e il silenzio di Dio

«Una sensazione di disgusto la invase. I preti nella sua famiglia erano di casa. Ne aveva fiducia. Ce ne era uno che ogni volta che la vedeva la faceva sedere sulle sue ginocchia. Fino a quando smise di farlo. La ragione l'avrebbe capito crescendo: il prete aveva avuto un’erezione.  Il disgusto non l'aveva più abbandonata.»

0
146
Il plot eterno
Giotto: la Domenica delle Palme

Ogni anno con l’avvicinarsi della Pasqua nell’androne del palazzo appariva un cartello con su scritto:

“Dalle ore 16 alle ore 19,30 il prete passerà per la benedizione delle famiglie.”
A Clelia avevano spiegato che la benedizione serviva a far irrompere nella famiglia la forza di Gesù risorto, vittorioso sulla morte e sul male.
Se lo ricordava bene, avevano usato proprio “irrompere” e “forza”.
Il verbo “irrompere” e la parola “forza” erano diventate le prime parole che le venivano in mente, ogni volta che pensava alla benedizione pasquale, e anche all’acqua santa.
Le evocavano l’arrivo di un supereroe capace di risolvere qualsiasi contrasto.
Una storia millenaria, un plot che continuava ad affascinare con la sua eterna lotta tra il bene e il male, e che per questa ragione veniva continuamente riscritto.
Tempi moderni
Il cero pasquale e la benedizione, simboli di agognati futuri di rinascita

Negli ultimi anni le cose erano cambiate.

Il super potere dell’acqua santa aveva perso il suo fascino.
La Chiesa si era adeguata.
Gli abitanti delle case erano diventati il tramite del Padreterno.
Non era più necessario che fosse il prete a benedire, bastava andare in chiesa, chiedere un po’ di acqua santa e provvedere da sé.
Insieme all’acqua santa veniva dato un foglietto su cui leggere la preghiera per la benedizione.
Una volta sul bigliettino che le avevano dato aveva trovato  in calce:
“ Facendo da tramite ci aiuterete a superare il concetto di “benedizione” come qualcosa di “magico”, “automatico” , “scaramantico” e recupererete invece la famiglia come realtà “fatta da Dio”, già da Lui santificata e fonte di benedizione”.
Le era sembrato irreale ma la fede è un dono e i doni non si discutono.
L’immaginazione come catarsi
Da Raffaello a Canova, da Valadiero a Balla: i pittori raffigurano la Pasqua di Resurrezione

Nonostante questo le benedizioni con il prete continuavano a susseguirsi, per quell’abitudine rassicurante di vedere il prete per casa, per chi della religione aveva fatto una scelta.

Diversamente da lei.
Clelia era agnostica, e malgrado l’educazione cattolica, tutti i riti religiosi da adulta avevano perduto la fascinazione che avevano ai suoi occhi da bambina.
Da bambina le piaceva poter osservare indisturbata, e in silenzio, gli altri.
L’ unica ragione per cui per tanti anni era andata a messa.
Per il resto le era sempre sembrato troppo distante dalla realtà quello che predicavano.
E quando aveva manifestato le sue perplessità la risposta era stata:
“Non devi riflettere ma immaginare”.
Il senso della Fede
Alter Christus Ipse Christus, l’arte penetra il mistero arcano della colpa e della rinascita

Se avere fede voleva dire immaginare, gli unici luoghi dove poter immaginare rimanevano le chiese.

Le piacevano le chiese.
Le piaceva il fatto che fossero luoghi liberi, aperti a tutti.
Non erano tutte uguali.
In particolare non lo erano le chiese moderne e in cemento armato.
Non le sceglieva mai quando aveva bisogno di riflettere.
Le piacevano invece quelle più pagane e più barocche.
Le uniche in cui ancora la lotta tra il bene e il male trovava il suo senso.
Lontano dal frastuono del Tempo.
Il diavolo
Rinascere alla vita non è un gioco: un dipinto caravaggesco sulla promessa escatologica della cristianità

Le preghiere erano un’altra cosa che non le piaceva.

Sua nonna, le faceva recitare la sera una preghiera che parlava del diavolo.
Era per Clelia quello il momento più brutto della giornata.
La sua fervida immaginazione associava il diavolo ai divieti e alle storie di cattivi.
Le metteva ansia recitarla.
Un’ansia che l’accompagnava sotto le lenzuola e che le faceva trascorrere notti agitate.
Avrebbe voluto sottrarsi a quella tortura.
Per superare quel tormento aveva deciso di dare un volto al diavolo.
Umanizzandolo la paura sarebbe svanita.
Questo le aveva permesso di fuggire, a gambe levate, ogni volta che nella vita gli usurpatori prendevano il sopravvento su tutto.
La Benedizione
La Grecia e il vino, simposio dionisiaco

Era tornata a casa prima quella sera.

Non riusciva a decidere se fare entrare il prete per la benedizione.
Lo aveva incontrato più volte.
Le era sembrato sfuggente, poco interessato a chi non facesse già parte del suo gregge.
Ma quando bussò alla porta gli aprì.
Il suo modo di soppesare con gli occhi gli oggetti che si trovavano in casa.
Il disappunto con cui guardò il nudo di Modigliani che faceva mostra di sé sulle pareti del corridoio.
La confidenza sfacciata con cui osserva ogni cosa le sembravano solo un modo di prendere tempo.
Aspettava che lei le desse l’offerta per procedere alla benedizione.
Solo allora iniziò, meccanicamente, a fare il suo lavoro.
Dimenticandosi totalmente del luogo e di chi vi abitava.
Disgusto
Il segno conflittuale della morte che promette la vita

Appena il prete andò via, Clelia si sedette sul divano e accese una sigaretta.

Una sensazione di disgusto la invase.
I preti nella sua famiglia erano di casa.
Ne aveva fiducia.
Ce ne era uno che ogni volta che la vedeva la faceva sedere sulle sue ginocchia.
Fino a quando Clelia smise di farlo.
La ragione l’avrebbe capito crescendo: il prete aveva avuto un’erezione.
Il disgusto non l’aveva più abbandonata.
Il riscatto
Era il suo turno di chiusura in banca quella sera.
Stava per uscire quando suonò l’allarme.
Un prete all’entrata.
Aveva quel sorriso tra l’accattivante e il dimesso che contraddistingue le persone ferme e decise dai deboli.
Clelia gli aprì sorridendo, lui di rimando:
“Buonasera signora, sono venuto per la benedizione.”
Ripensò  a tutte le benedizioni della sua vita.
La richiesta del prete le sembrò troppo cinica e irreale, ma soprattutto poco pietosa, e mentre lo congedava gli disse:
” Non si può benedire una banca, come le viene in mente? La banca non è una famiglia, pure il diavolo e l’acqua santa fuggono al suo cospetto. Si sa.”