Carte di credito clonate, dati a 35 euro sul dark web

Migliaia le vittime in tutta Italia, spesso ignare: i truffatori riuscivano a cambiare anche il numero di recapito degli alert delle banche. Smantellato un articolato sistema di clonazione di carte di credito attraverso svariate attività di phishing telefonico e di hackeraggio per ottenere in maniera fraudolenta dati personali e bancari dei titolari. C'è anche un salernitano tra gli arrestati nel corso dell'operazione Happy Days condotta dalla Guardia di Finanza su input del Tribunale di Vallo della Lucania

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Clonavano carte di credito attraverso svariate attività di phishing telefonico e di hackeraggio per ottenere in maniera fraudolenta dati personali e bancari dei titolari. I dati delle carte di credito in alcuni casi venivano acquistate tramite dark web, rete illegale, a 35 euro l’uno. Le carte clonate venivano usate per acquisti on line di beni personali o per schede carburanti oppure rivendute a parenti e amici.
Tre persone sono state arrestate questa mattina nel corso di una operazione dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno, su disposizione del Gip del Tribunale di Vallo della Lucania. Le ordinanze, eseguite nelle province di Avellino e Salerno, sono tre per una frode da oltre un milione di euro commessa proprio attraverso la clonazione e l’utilizzo di migliaia di carte di credito.

Tre arresti e diversi indagati. Gli arrestati sono G.M. e A.L., entrambi residenti nella provincia di Avellino, ed E.A., residente nella provincia di Salerno. Nel corso dell’operazione sono state perquisite anche le abitazioni di dieci persone, indagate a vario titolo per la stessa frode. Sequestrati i loro conti correnti, una imbarcazione e tre autovetture di pregio per un valore complessivo superiore a un milione di euro. Tra le automobili è finita sotto sequestro una fiammante Ferrari California Cabrio del 2009 del valore di 130mila euro. I reati contestati dai militari sono quelli di associazione per delinquere, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento, sostituzione di persona, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio.

Le modalità della truffa. L’attività investigativa è iniziata nel 2008 con pedinamenti, analisi dei flussi finanziari, intercettazioni telefoniche e indagini bancarie delegate dalla Procura di Vallo della Lucania. Le indagini hanno permesso di individuare e disarticolare un sodalizio criminale ideato dai due residenti nella provincia di Avellino. Le Fiamme Gialle di Agropoli hanno potuto delineare il ruolo di ogni soggetto nell’organizzazione criminale. A.L. era incaricato di reperire i dati delle carte di credito, sfruttando le proprie competenze informatiche e addirittura acquistando nel dark web i dati al prezzo di 35 euro circa per ogni carta. A.L. era solito effettuare anche telefonate agli Uffici dell’Anagrafe di tutta Italia e ai call center delle banche, fingendo di essere il titolare della carta o addirittura spacciandosi per maresciallo dei Carabinieri, pressando gli interlocutori al telefono e spingendoli a fornire i dati richiesti.

Spesso le vittime erano ignare del raggiro. Alle perquisizioni svolte in queste ore hanno preso parte anche i Finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche di Roma per consentire una analisi approfondita con tecniche di digital forensics di tutto il materiale informatico ed elettronico sottoposto a sequestro. Il loro lavoro consentirà di risalire alle migliaia di soggetti truffati e consentirà loro di avanzare richieste di riconoscimento. A parte alcune denunce sporte, infatti, parecchie vittime del raggiro risultano ignare del fatto in quanto gli indagati riuscivano finanche a modificare il numero telefonico di recapito degli “alert” delle banche.

Bit coin, beni di lusso e vacanze per “riciclare” il denaro. Le carte di credito clonate venivano utilizzate, stando a quanto emerso dalle indagini, per l’acquisto on line di beni personali: tra questi spiccano un’imbarcazione e un’auto di lusso, oltre a diverso materiale iper tecnologico, canoe ed arredi sanitari. Spesso, invece, le carte venivano rivendute a prezzi di favore a parenti e amici. I malfattori acquistavano anche schede di carburante su siti internet di diversi gestori, utilizzandole per l’acquisto di migliaia di litri di gasolio da rivendere a soggetti compiacenti con sconti fino al 50%. Per non essere individuati, i truffatori compravano in alcuni casi anche bitcoin on line da spendere per l’acquisto di altra merce su piattaforme di e-commerce nel più totale anonimato. Un altro stratagemma consisteva nell’acquisto di pacchetti vacanze presso una struttura alberghiera connivente in Albania che tratteneva per sé il 40% del corrispettivo pattuito; il 20% veniva dato al mediatore tra le parti e il restante 40% restava nella disponibilità degli autore della frode, costituendo, di fatto, guadagno per gli indagati. Il denaro, in altri casi, era usato per comprare ricariche telefoniche di migliaia di euro, usate per chiamare un numero telefonico a pagamento, intestato a una ditta (denominata Happy Days, come il nome dell’operazione) facente capo a un salernitano, N.F.. In questo modo, il salernitano ne assorbiva interamente il credito, in uno schema tipico di ripulitura del provento della truffa. Una centralinista era appositamente incaricata, a tempo pieno, di chiamare quel numero a pagamento. Le carte clonate venivano anche “scaricate” attraverso il pagamento di acquisti simulati, su siti internet facenti capo a società create appositamente, di fatto non operative, e sempre riconducibili agli indagati. Le somme accumulate sui conti delle società “di comodo” erano prelevate direttamente in contanti agli sportelli o trasferite tramite bonifico sui conti correnti – alcuni anche esteri – intestati agli indagati.