Coalizione rotta, Caldoro ricuce

Il candidato del Centrodestra: «Uniti in battaglia» Molteni: «Il nemico è De Luca». Ma restano i nodi

0
339

È tregua armata nel centrodestra campano, perché questa battaglia «è la più difficile e la più bella», ammette Stefano Caldoro. La coalizione presenta il candidato governatore, dimenticando i dissidi, almeno per un giorno. Ma le divisioni aleggiano pure nella sala congressi dell’Holiday Inn a Napoli. Tanto per cominciare, a pesare sono le assenze. Non si fa vedere l’ormai ex capogruppo azzurro Armando Cesaro, non ricandidato per il diktat leghista, con la svolta “liste pulite”. Sul rapporto Cesaro-Caldoro è sceso il gelo, ma ci sarà modo di ricucire, eventualmente. È di aperta ostilità, invece, la relazione tra Cesaro e la Lega. Al Carroccio, il forzista dedica un ironico selfie in spiaggia, sulle coste del Cilento: «Giornate impegnative per chi mantiene la distanza di sicurezza dai leghisti». E citando la scritta sulla maglia, aggiunge: «Senza star in ansia, torno presto». Il coordinatore regionale di Fi, Domenico De Siano, ribadisce l’impegno di Cesaro in campagna elettorale. Anche perché, alla coalizione serve la sua dote da 30mila voti. D’altro canto, sempre a distanza, si conferma freddo Matteo Salvini. «Credo nella candidatura di Caldoro e – dice a Castel Volturno il leader leghista – soprattutto nella squadra». Nella squadra, infatti, ognuno inizia a ritagliarsi un ruolo. Si rivela un’ala scattante il coordinatore leghista Nicola Molteni, abile a dribblare le domande dei cronisti. Prima glissa su Cesaro, sterzando su Mondragone, teatro degli scontri per Salvini («Nessuna forza politica alternativa al centrodestra si è degnata di manifestare una condanna di fatti di violenza»). Quindi va in slalom, quando si parla di “liste pulite”, ma in casa Lega. «La lista della Lega è un panta rei – risponde filosofico – siete legittimati a fare qualsiasi nome, sceglieremo il meglio». Il nodo è Ernesto Sica, aspirante candidato, condannato in primo grado per il falso dossier su Caldoro. L’ex sindaco di Pontecagnano ha, da tempo, il perdono della vittima, con la quale si è scusato. Ma il mantra “liste pulite” ne mette a rischio la corsa tra i salviniani. «Fratelli d’Italia – anticipa il commissario regionale Antonio Iannone – chiederà i certificati penali e i carichi pendenti dei candidati e avrà la stessa metodologia di scelta per tutti i 50 candidati che ci saranno». Il clima è questo, insomma: guardingo. Ma qualche scoria resta. Due giorni fa Cesaro aveva provocato Caldoro, invitandolo a firmare il patto del M5s: non candidare indagati per camorra, corruzione e voto di scambio. E il candidato presidente non si scompone: «Sulle liste pulite la nostra coalizione ha sempre avuto le idee chiarissime. Ma le regole le decidiamo noi. Ho qualche perplessità rispetto al fatto che i 5 Stelle possano definire regole fatte bene». Usa il plurale, per la prima volta. «Noi discutiamo, per fortuna esiste una forte dialettica interna. Ma – garantisce Caldoro – siamo uniti quando dobbiamo fare le battaglie». Molteni rilancia: «Gli avversari sono fuori da questa stanza, l’avversario da battere è De Luca». Ed è inevitabile: dopo Cesaro e Salvini, è il governatore il terzo convitato di pietra. «La Campania è più povera, sta messa peggio di cinque anni fa» attacca Caldoro. E via con l’elenco delle accuse: la sanità «delle barelle negli ospedali che si sono moltiplicate e con i direttori generali messi lì dalla Regione per procacciare voti»; la promessa mancata di rimuovere le ecoballe. E c’è anche «il flop del trasporto pubblico locale». L’ex governatore del centrodestra prova a cacciare gli artigli: «Dopo di noi sono seguiti 5 anni di nulla». E in un crescendo, riesuma le fritture di pesce: «Una allegoria dalla quale ci siamo dovuti difendere e che ha penalizzato la nostra immagine». Caldoro non fa sconti a De Luca nemmeno sulla gestione Covid: «La vicenda Mondragone è l’emblema della mancata trasparenza. Abbiamo scoperto, solo per merito del presidente della provincia di Caserta, che c’erano 23 nuovi contagiati. Perché nascondere i dati?». Qualcuno in sala, però, stuzzica ancora sui bisticci. A farsi notare è l’ennesima sedia vuota: quella di Mara Carfagna, non proprio uno sponsor di Caldoro. «Da noi si litiga e si discute – ribatte De Siano -, ma al momento opportuno si fa sintesi e saremo uniti per vincere». A stretto giro, al centrodestra arriva anche la replica del Movimento 5 stelle. Il tema, manco a dirlo, sono le “liste pulite”. «Se Caldoro sostiene di avere idee così chiare – dice il candidato presidente Valeria Ciarambino-, sono pronta ad ascoltarlo. Certamente le regole a cui fa riferimento non dovrebbero consentire la candidatura di suoi colleghi di partito che siedono oggi in Consiglio regionale, tra i quali figurano indagati per voto di scambio. Dopo il passo indietro di Cesaro, cominciasse a dare un segnale forte, facendo piazza pulita anche degli apparati che operano alle spalle di certi personaggi. Le nostre regole le abbiamo dettate e sono contenute in un patto semplice e lineare, in calce al quale ad oggi c’è soltanto la mia firma. Da Caldoro attendiamo di sapere quali sarebbero le regole di cui parla, De Luca ci dica cosa aspetta a mettere anche la sua firma».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)