Cocchino D’Eboli: «Avanti Salernitana, sei sulla buona strada!»

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Cocchino D'Eboli a destra e Angelo Fabiani

«Sono tornato in pista più forte di prima»; è in queste parole che può essere riassunto tutto il carisma di Cocchino D’Eboli. Originario di Eboli, il direttore sportivo, dopo aver scontato la sua squalifica, è tornato attivamente nel mondo del calcio, all’Acr Messina
Recentemente ha scontato la squalifica per una brutta storia risalente al campionato di serie C 2014/15: cosa accadde?
Cinque giorni prima della trasferta di Martina Franca mi arrivò la telefonata di un pseudo addetto ai lavori che non sentivo da diversi mesi. Capii subito il fulcro di quella telefonata e dissi che non mi interessava perché si voleva pilotare una partita, cosa che non ho mai fatto né da calciatore né da dirigente. Non denunciai quella telefonata e la fecero passare per tentato illecito; non denunciai per mia negligenza anche perché in quel periodo avevo la piena gestione della Paganese.
Partiamo dalla Salernitana: cosa pensa della formazione granata?
Secondo me è sulla strada giusta. Penso sia una squadra che può lottare fino alla fine per i primi due posti in classifica, la società ha alzato un po’ l’asticella e si è visto anche nel calciomercato. Un giocatore come Tutino è ambito da molte società: anche il ragazzo ha capito gli obiettivi.
Lei nel 2015 è stato anche collaboratore della formazione granata, cosa ricorda di quel periodo?
Ero il capo scouting, ho un ricordo bellissimo. Dopo 11 anni di Paganese ero stanco: il direttore Fabiani mi chiese di collaborare con lui nell’area scouting e io subito diedi l’assenso.
Il nome di Cocchino D’Eboli è indissolubilmente legato a quello della Paganese, lei è il ds più longevo della storia degli azzurrostellati. Quanto è stato importante per lei l’avventura a Pagani?
Con Raffaele Trapani partimmo insieme nel 2003, al terzo anno raggiungemmo la C2. Poi cambiammo tutto e trasferimmo tutta la squadra, che rimase l’unica scudettata vista la squalifica della Juve, a Siracusa: a Pagani rimasero solo 2 giocatori su 24. Facemmo poi una cavalcata e arrivammo in C1 con semifinale e finale contro Spal e Reggiana. Quello resterà l’anno più bello e più intenso della mia vita calcistica perché combattere contro società di quello spessore non era facile; ma con il nostro lavoro, sacrificio, abnegazione e scelte di mercato giuste dimostrammo che grazie a un equilibrio societario perfetto si potevano raggiungere tutti i risultati.
Cosa pensa del campionato che sta disputando la Paganese?
Resta da salvaguardare la categoria anche se sicuramente non è facile perché ci sono squadre agguerrite. Le varie Potenza, Viterbese e Vibonese stanno uscendo fuori; purtroppo manca il pubblico: con i tifosi per la Paganese sarebbe stato tutto più facile.
Lei è innanzitutto uno scopritore di talenti, una dimostrazione fu nel 2009/2010 Ledian Memushaj che portò a Pagani. Come scovò il centrocampista albanese?
Arrivò una telefonata di un procuratore a mister Palumbo che mi indicò il ragazzo e io presi informazioni. Dopo quarantotto ore feci arrivare il calciatore in ritiro ma c’erano problemi per il tesseramento per l’atleta albanese. Con la mia testardaggine cercai un altro albanese in Lega Pro e dopo una settimana riuscì a tesserare Ledian. Ci sentiamo ancora oggi e lui mi chiama affettuosamente “papà” perché gli ho dato la vita calcistica e gli ho permesso di poter aiutare la sua famiglia.
Con la pandemia c’è stato un aumento di strumenti che permettono di fare scouting a distanza?
Il massimo strumento è il telefono. Io ho creato diverse amicizie con anche grandi nomi, questo mi favorisce quando alzo il telefono per acquistare giocatori. Conosco anche diverse persone che fanno scouting e che sanno come tratto i ragazzi, quindi mi prediligono. Bisogna creare senza dubbio le giuste sinergie tra direttore sportivo, chi fa scouting e le società serie che mantengono gli impegni.
Alcuni sostengono che certe cose si possono vedere solo dal vivo. Lei è di questo avviso?
Assolutamente sì. Io vado sempre a guardare un giocatore, vado alla fonte quindi la famiglia e la gestione della vita privata così da andare a colpo sicuro e quando scelgo ho un margine di errore bassissimo.
Attualmente è il direttore tecnico dell’Acr Messina. Quale obiettivo si pone con i peloritani?
Quando mi sono presentato ho dato la parola al proprietario Sciotto e all’investitore Del Regno: in tre anni dobbiamo fare un discorso di calcio che compete alla piazza. Sono un tipo che rischia sempre sulla sua pelle. All’Acr Messina ho portato giovani interessanti dei quali, tra qualche anno, sentiremo sicuramente parlare. Sono ripartito da qui perché è una piazza importantissima e porto avanti la mia esperienza. I messinesi mi stanno facendo sentire il loro calore.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno in edicola oggi)