Colonia, negato senza motivi il passaporto a un cittadino italiano

Per un'arbitraria valutazione del console, l'inspiegabile diniego con violazione di diversi articoli della costituzione (24, 97 e 113) riguardanti il buon andamento e l’imparzialità della PA, nonché la possibilità dei cittadini di poter ricorrere contro qualunque atto amministrativo

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Colonia, la città dove si è verificato il singolare e inspiegabile caso di cattiva amministrazione

“Tutti i cittadini hanno pari speranza di come essere trattati davanti alla legge.
È compito della Repubblica amministrare in base ad opinioni e impressioni grossolane, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”.
Questa rivisitazione dell’art. 3 della Costituzione Italiana desterebbe sorriso o paura e rabbia?
Porsi questa domanda non sembrerebbe così strano, se fossimo nella stessa situazione in cui versa oggi un nostro connazionale, D.B., che lo scorso 28 maggio si è visto negare il diritto di ricevere il passaporto, per il quale aveva fatto regolare richiesta presso il Consolato italiano di Colonia, in Germania.

D.B. è un cittadino italo-brasiliano (quindi con doppia cittadinanza) che da diversi anni vive nella regione tedesca della Ruhr – nel distretto di Düsseldorf, dove si è trasferito dalla Sicilia per lavoro. Il 5 aprile del 2018 aveva fatto richiesta per il rilascio del passaporto al Consolato italiano.
Dopo oltre un anno, lo scorso 28 maggio 2019, D.B. ha ricevuto una lettera di mezza pagina, con cui il firmatario Console Generale d’Italia ha negato il rilascio del passaporto, a seguito del “parere negativo della Questura di Siracusa, per una richiesta del Commissariato di Augusta di valutare la revoca della cittadinanza italiana al ricorrente, sulla base di una presunta inattendibilità della documentazione inficiante l’autenticità delle pratiche relative alla sua concessione (della cittadinanza, ndr)”.

 

In pratica, secondo quanto sostenuto dal Console, il passaporto è stato negato al cittadino italiano per un “parere” basato su una “richiesta di valutazione”, basata su una “presunta” irregolarità.
La pubblica amministrazione non ha allegato l’esistenza di alcuna causa, tra quelle tassativamente previste dalla normativa di settore”, scrivono gli avvocati Francesco Liguori e Valentina Savastano, che stanno assistendo D.B..
In effetti la legge n. 1185 del 1967, che regola le norme per il rilascio dei passaporti, all’art. 3 stabilisce un elenco esatto e ben preciso, dalla lettera a) alla lettera f), di tutti i motivi per cui non può essere rilasciato un passaporto. Tra questi non esistono i pareri di una Questura o i dubbi del Consolato.

“Di fatti si tratta di una decisione praticamente basata su una mera ipotesi, un dubbio, come se la legge funzionasse in base ai presentimenti”, incalza telefonicamente l’avvocato Liguori. Come se non bastasse, quando D.B. ha fatto richiesta di accesso agli atti, per ricevere dal consolato tutta la documentazione del caso, non ha mai ricevuto risposta alla mail di posta certificata. Secondo gli avvocati difensori “ci troviamo di fronte ad una serie di molteplici violazioni da parte della pubblica amministrazione italiana”.

Colonia, la città dove si è verificato il singolare e inspiegabile caso di cattiva amministrazione

E ancora, “ricorre la violazione della legge 241/90 di accesso agli atti” si legge sull’esposto, con il quale D.B. chiede ora l’annullamento del diniego del passaporto, ed eventuali condanne per il Consolato e i Ministeri degli Affari Esteri e dell’Interno.

Ovviamente resta da capire quali siano, e soprattutto se esistono, le reali ragioni che abbiano comportato il diniego del passaporto a D.B., poiché per ora sembrano essersi palesati “l’erroneità e l’illogicità del ragionamento dell’amministrazione, che nega un titolo di circolazione ad un cittadino italiano, al di fuori da ogni paradigma normativo o procedimentale”, sostengono gli avvocati difensori.
Quello che però potrebbe sembrare solo uno sventurato episodio di mala burocrazia italiana, forse dovrebbe far riflette tutti sulla direzione di “isterismo sociale”, verso la quale sembra puntare il nostro Paese.

In un periodo in cui sembra vigere una crescente confusione gestionale di tutto il territorio, alimentata da un linguaggio dei nostri amministratori politici, che spesso non sembrano così legati alla fermezza del procedimento, al rigore della norma e alla irrinunciabile riflessione e pacatezza. Tutti fattori necessari per assicurarsi che le decisioni nei confronti dei cittadini non vadano prese di pancia, in base a sentori soggettivi e non oggettivi, in base a preconcetti e preoccupazioni diffuse. Tutto ciò sta forse portando verso una deriva del funzionamento delle istituzioni, che si propaga a macchia d’olio dai vertici fino alle ramificazioni più vicine (teoricamente) ai cittadini?