Come scegliere una banca sicura

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Scegliere una banca che metta al sicuro i nostri risparmi è essenziale. Oggi come ieri. Solo che i numerosi scandali, fallimenti e salvataggi spesso a carico del contribuente rendono ora la scelta molto difficile. Una banca svolge un compito delicato, diventa custode del nostro risparmio, oggetto addirittura di una previsione costituzionale.

L’art. 47 della Carta Costituzionale, infatti, così recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”

Le domande che si pongono i risparmiatori sono molto semplici: come regolarsi in concreto, come essere sicuri che la banca che sta sotto casa è ben amministrata e come recuperare i propri risparmi nella triste, e purtroppo non improbabile, eventualità di un suo fallimento.  Vedremo che è quasi impossibile essere certi della solidità di una banca e di poter rispondere ex ante a queste domande.

La tabella qui riportata di fonte Mediobanca sulla solidità delle 20 maggiori banche del Paese è tratta dal Corriere della Sera della seconda metà del 2016. Da una rapida scorsa si nota che non poche delle banche ivi indicate, che presentavano coefficienti patrimoniali superiori ai minimi prestabiliti, a distanza di poco tempo o sono fallite o sono state statalizzate o sono ancora oggi in condizione di difficoltà. Eppure due anni prima erano in grande spolvero. Alle banche della tabella si possono aggiungere le altre 4 banche finite in stato di dissesto all’unisono a fine 2015: CariChieti, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara. In tutti questi casi, per riassorbire in parte le perdite generate da cattive amministrazioni sono state azzerate le azioni e parte delle obbligazioni subordinate detenute dai piccoli risparmiatori.

Il vero conto di tutti questi dissesti bancari probabilmente non lo conosceremo mai. E anche dove sono finiti i soldi. Ricordiamo che il presidente dell’ABI Patuelli ha più volte dichiarato che se le banche sono state salvate con i soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori. Stiamo ancora aspettando che a quel nobile annuncio seguano i fatti!

Quanto ai controlli sul sistema bancario e finanziario, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche nel gennaio 2018  ha concluso i propri lavori stabilendo che “L’esercizio dell’attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace” e in tutti i 7 casi di crisi bancarie oggetto di indagine “le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio”. Fondamentale poi sarebbe garantire “costanti ed efficaci scambi di informazioni tra le Autorità di vigilanza nazionali”, visto che la collaborazione tra Bankitalia e Consob “è stata carente e pertanto è necessario rafforzarla”.

Queste due considerazioni bastano a generare disorientamento in larghe fasce della popolazione che non sono normalmente consapevoli di quel che accade all’interno di banche gestite male e di come sono effettuati i controlli da parte delle Autorità preposte. Il timore è che sia proprio la banca sotto casa la prossima a manifestare segni di crisi, più o meno irreversibili. Si ha paura di perdere i propri risparmi, i sacrifici di una vita.

Come fare in questa situazione a dormire sogni relativamente tranquilli? Dobbiamo forse rinunciare a scegliere una banca sicura ed affidarci al caso o a mettere i nostri soldi sotto il materasso?

Per rispondere in modo corretto a queste domane, ci viene in aiuto la normativa a tutela del consumatore e del risparmiatore che ha subito radicali revisioni in poco più di un decennio. Questo per adeguarci alle normative e alle regolamentazioni dell’Unione Europea. Possiamo scegliere in modo consapevole e pressochè sicuro non la banca, ma i prodotti offerti dalla banca che in caso di insolvenza non possono essere aggrediti dalle procedure di fallimento o di liquidazione. Possiamo farlo ex ante con un impegno minimo concentrando la nostra attenzione su pochi ed essenziali prodotti che ci saranno restituiti per legge anche in caso di fallimento della banca.

Essi sono i conti correnti bancari e i depositi bancari (entro certi limiti anche i certificati di deposito) con un saldo inferiore ai 100.000 euro per depositante, mentre per i prodotti del risparmio postale solo i buoni fruttiferi e i libretti di deposito sono garantiti senza limiti dallo Stato. Chi ha somme maggiori di 100.000 euro deve porre molta attenzione e per essere sicuro deve cointestarsi più di un rapporto fino a 100.000 euro presso istituti bancari diversi.

Comportamenti siffatti non sono l’elogio del “fai da te”, sempre molto pericoloso. Significa orientarsi verso prodotti non speculativi adatti alle esigenze di un risparmiatore responsabile e consapevole. Non c’è altro da sapere.

Sul sito internet della Banca d’Italia sono disponibili l’elenco aggiornato delle banche da essa sottoposte ad amministrazione straordinaria o a risoluzione.

Il quadro sommariamente descritto è molto confortante per il risparmiatore. Se si attiene a queste indicazioni non corre alcun pericolo di perdere anche un solo euro. Per il resto se non si possiedono competenze specifiche in materia finanziaria meglio stare alla larga da altri prodotti bancari e finanziari.

L’assetto normativo attuale, valido nei 28 Paesi dell’Unione Europea, ha l’altro grande vantaggio di semplificazione delle nostre scelte finanziarie. Vedremo in un prossimo articolo come possiamo fare a meno del caro, vecchio e costosissimo conto corrente per razionalizzare i nostri rapporti con la banca di fiducia distinguendo in modo netto tra liquidità per le nostre spese e il risparmio da destinare a prudenti investimenti finanziari.

La “formula magica” è nel nuovo istituto giuridico del conto di pagamento introdotto da meno di 10 anni e ancora poco conosciuto e diffuso. Esso è previsto dalla Direttiva UE del 2007 n. 64 e recepito in Italia con il decreto legislativo del 27 gennaio 2010 n.11. Il conto di pagamento costa pochissimo e, per questo, è merce rara da trovare.