Comitato pandemico, De Luca sotto accusa

Interrogazione M5s: «Struttura fantasma, ritardi nella prevenzione del virus». Fonti della Regione: «L’epidemia segnalata in Cina soltanto il 30 dicembre»

0
1153

Emergenza coronavirus, sui presunti ritardi della Regione c’è un’interrogazione in consiglio del M5s. E nella tempesta Covid19 spunta il giallo del comitato pandemico regionale. Un organismo istituito da una delibera del 2009, dopo l’esplosione dell’influenza aviaria. Ma sulla cui attività regnerebbe il mistero. «Esiste, ma solo sulla carta – sostengono fonti pentastellate -, non è più operativo da tempo». Si tratta di una struttura con compiti di indirizzo e coordinamento delle attività per la pandemia influenzale, incardinato presso l’assessorato alla sanità. Ne fanno parte dieci dirigenti del settore sanità. «L’assessorato – dicono dai 5 stelle – di fatto non esiste più, come soppressa da anni è l’Arsan, l’agenzia regionale sanitaria. De Luca ha tenuto per sé la delega alla sanità, accentrando tutto nella direzione generale per la tutela della salute, guidata da Antonio Postiglione, di cui l’Arsan era considerata un doppione». Intorno al comitato pandemico regionale – previsto nel Piano Nazionale di preparazione ad una pandemia influenzale, approvato nel 2006 dalla Conferenza Stato-Regioni – ruota l’interrogazione del capogruppo Valeria Ciarambino. «Il Piano Pandemico Nazionale – rileva il capogruppo del M5s – rappresenta il punto di riferimento dei Piani operativi regionali (…). Il Ppn indica infine che “le azioni sanitarie a livello territoriale sono garantite dalle Regioni” fornendo in allegato le istruzioni per la compilazione dei piani pandemici regionali, strumenti necessari per l’attuazione pratica degli indirizzi nazionali». Nel documento si elencano i passaggi in cui Palazzo Santa Lucia non si sarebbe attivato con tempestività. «Solo il passaggio alla fase pandemica (dichiarata l’11 marzo dall’Organizzazione mondiale della sanità, ndr), constatata la gravità della pandemia – afferma l’interrogazione – può comportare che si dichiari lo stato di emergenza e, di conseguenza, le funzioni di coordinamento spettano al Presidente del Consiglio dei Ministri». Prima di allora, quindi, dovrebbe muoversi la Regione. «Nelle “fasi interpandemiche (fasi 1-2)” – si legge – devono essere impartite informazione sanitaria alla popolazione per promuovere l’adozione delle comuni norme ed istruzioni igieniche, devono essere adottate misure preventive per limitare la trasmissione delle infezioni nelle comunità, scuole, case di riposo, altri luoghi di ritrovo; devono essere predisposti piani e misure di controllo della trasmissione dell’infezione in ambito ospedaliero tramite approvvigionamento degli adeguati dispositivi di protezione individuale (Dpi) per il personale sanitario, controllando il funzionamento dei sistemi di sanificazione e disinfezione e individuando appropriati percorsi separati per i malati o sospetti tali; sempre in questa fase deve essere eseguito, come dispone l’Oms, un censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento, di stanze in pressione negativa e di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti; nelle successive fasi (fasi 3-5, di allerta pandemica), sempre anteriormente alla dichiarazione di emergenza (decretata in Italia il 31 gennaio, ndr), devono essere definiti i protocolli di utilizzo di Dpi per le categorie professionali a rischio, e si deve assicurarne un approvvigionamento adeguato per quantità e qualità; deve essere valutata l’opportunità di restrizioni degli spostamenti da e per territori, ove si siano manifestati cluster epidemici, è prevista l’attivazione di protocolli contemplati dal regolamento sanitario internazionale in caso di presenza a bordo di aerei o navi di passeggeri con sintomatologia sospetta. Sono previste anche azioni per informare i cittadini; è ancora in queste fasi, e non in emergenza, che è prevista la valutazione dell’opportunità di chiusura delle scuole o di altre comunità e della sospensione di manifestazioni e di eventi di massa, per rallentare la diffusione della malattia». Viceversa, la limitazione della mobilità delle persone, con
misure di quarantena generalizzate, potrebbe arrivare «solo con la fase 6», ossia la pandemia vera e propria. Il M5s indica alcuni esempi concreti, per i quali un’altra prevenzione si sarebbe dovuta mettere in campo. Tra essi, gli stabili rapporti commerciali Campania-Cina, le cui avanguardie sono i porti di Napoli e Salerno. «Sulla base della pianificazione nazionale e regionale, predisposta in linea con
le indicazioni dell’Oms – considera Ciarambino -, la Regione Campania avrebbe dovuto porre in essere una serie non irrilevante di azioni preventive per affrontare al meglio l’emergenza. La gran parte delle misure dovevano essere attuate fin dalla notizia della diffusione del Covid-19 in Cina nel dicembre 2019, attesi gli intensi collegamenti e scambi commerciali, quindi ben prima della data di dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo». Secondo il capogruppo 5 stelle «la mancata attuazione delle misure sopra indicate ha comportato l’esposizione a gravissimo rischio del personale sanitario e anche in conseguenza di ciò dei cittadini tutti che hanno contratto l’infezione in sede nosocomiale e l’hanno inconsapevolmente diffusa in comunità». Al governatore De Luca si chiede «quale sia il motivo per cui, pur disponendo degli strumenti di pianificazione della gestione della congiuntura epidemiologica incipiente, mai abrogati, la Regione Campania non abbia tenuto conto delle prescrizioni ivi contemplate, quali ad esempio il tempestivo approvvigionamento di Dpi, il censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento, di stanze in pressione negativa e di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti, l’ implementazione della diagnosi precoce, dell’ assistenza domiciliare e dell’isolamento individuale». Operazioni che «implementate in tempo, e non in piena emergenza, avrebbero potuto quantomeno contenere gli effetti devastanti della pandemia». Ciarambino accusa: «Il Piano pandemico sbugiarda De Luca, c’è un colpevole ritardo sulle misure anti-Covid, già a dicembre la Regione aveva l’obbligo di proteggere sanitari e adeguare gli ospedali». Da Palazzo Santa Lucia non si registrano repliche. Ambienti vicini all’Unità di crisi, tuttavia, fanno notare: «La prima segnalazione dei primi casi di Covid in Cina, non nel mondo, è del 30 dicembre».