Non è  un mistero che ”Shining”, il film di Stanley Kubrick, tratto dal romanzo omonimo di Stephen King, romanzo che narra di come cambiare vita, e luogo, possano trasformare le persone, e renderle protagoniste, involontarie, di una ghost horror story, non fosse piaciuto a Stephen King, al punto da abbandonarne la lavorazione, e da ritenere il film poco attento, non tanto al libro ma proprio alla sua anima di scrittore.
Questo quasi quarant’anni fa.
Di certo è bello da guardare [Shining]: stupendi set, tutte quelle riprese in steadicam. Lo chiamavano “il Cadillac senza motore”. Non puoi farci nulla se non ammirarlo come scultura. [Stanley ] gli ha tolto lo scopo primario, quello di raccontare una storia. [ Eppure] la differenza fondamentale, differenza che ti dice tutto ciò che devi sapere, è nel finale. Verso la fine del romanzo, Jack Torrence dice a suo figlio che lo ama, e poi si fa saltare in aria con l’hotel. È un climax carico di passione. Nel fim, Kubrick, congela il clima a morte” – aveva dichiarato Stephen King, a “Paris Review, in una intervista.
Mike Flanagan è così partito da questo per fare con  “Doctor Sleep” un’operazione differente, ovvero  un’operazione che fosse di riappacificazione e di ricomposizione testuale, così da restituire, a Stephen King, la paternità creativa dei film, la saga di “Shining” che si conclude, confluendo e intersecandosi con “Doctor Sleep”, a tutto  vantaggio della scrittura  cinematografica, quella che a “Shining” secondo Stephen King mancava, “chiudendo”  in questo modo, e per sempre, la querelle tra l’autore e la “sua” creatura  cinematografica, creatura divenuta per mano di Stanley  Kubrick altro. Cosa non strana e nemmeno insolita, malgrado il film, anche grazie a  Stanley Kubrick, avesse reso Stephen  King ricco e famoso, ma non libero dai fantasmi dell’Overlook Hotel, fantasmi che, evidentemente, continuavano ad abitare lo scrittore.
Chiarito questo, lo spettatore può, comodamente, sedersi sulla poltrona, a cinema, e iniziare a seguire la nuova vita di Danny Halloran.
Danny Halloran è ormai cresciuto e lontano dall’Overlook Hotel, ma è ancora in lotta con la luccicanza, il super potere che lo rende ipersensibile e in grado di entrare in contatto con tutto ciò che è diverso da lui. Nel mentre ha imparato a tenere a bada le creature diaboliche che gli fanno visita, riponendole in scatole mentali che solo lui può riaprire.
Il ritmo del film è proprio “racchiuso” in queste scatole, scatole che sono anche librerie e che hanno la capacità di tenere avvinto lo spettatore attraverso la storia, il libro,  storia/libro che restituisce alla mente, e al cuore, i ruoli preminenti, trasformando la lotta tra la parte sana e quella malata, parti presenti in ognuno di noi, in una lotta tra super eroi, al punto da riuscire a cambiare totalmente registro narrativo al fim, tanto da passare dal ghost horror  story di “Shining” al fantasy di “Doctor Sleep”, come accade, quando dando una rapida occhiata alla propria libreria, si decide di scegliere un altro libro e un altro genere letterario da leggere.
È chiaro che i film americani, in questo momento storico, momento storico particolarmente difficile dal punto di vista sociale, abbiano tutti “il Male” come protagonista assoluto  da esorcizzare.
L’industria  cinematografica americana sviluppa ogni anno il suo filone, anche se la lotta tra “il bene e il male” sono da sempre il viatico dei film americani, eppure questa versione del male, filmata da Mike Flanagan e targata Stephen King, appare essere la più convincente, tra le tante in visione a cinema, perché c’è una storia a supporto che regge il tutto, cosa che è poi la forza enorme di Stephen King, del cinema, e che al di là dei giochi in CGI, aiuta anche gli spettatori a creare degli ancoraggi nella memoria.
E poi, vedere bruciare, finalmente, l’Overlook Hotel, non più valigia di incubi da congelare edonisticamente, come aveva fatto Stanley Kubrick, libera noi spettatori da tutti i mali.
Stephen King e Mike Flanagan hanno in cantiere nuovi progetti. Entrambi potranno offrirci nuove possibilità di attraversamento dei nostri incubi peggiori, senza farli incancrenire, solo per regalare un piacere solipsistico alla nostra mente.
*Stephen King e Mike Flannag avevano già lavorato prima di “Doctor Sleep”, per “Il gioco di Gerald”, prodotto da Netflix, questo ha reso “l’operazione Shining”  maggiormente efficace per entrambi.