Gianni de Michelis è stato un Protagonista della Sinistra socialista e un convinto sostenitore dell’accordo che, nel 1976, portò Craxi, leader autonomista, alla guida del Partito e, dal 1983 al 1887, alla guida del Paese, segnando una svolta storica per la sinistra riformista.
Mi preme ricordare, nel momento della sua immatura scomparsa, che egli (eravamo della stessa corrente), nel 1977, favorì, presiedendo, a nome della Direzione Nazionale il Congresso provinciale, la svolta del Psi salernitano e la formazione di una nuova classe dirigente.
Della sua opera politico-istituzionale risaltano, due scelte.
Una riguarda il trattato di Maastricht, di cui fu firmatario come ministro degli Esteri: ottenne, per facilitare l’adesione alle prescrizioni attuative dell’Italia, che si realizzasse in tre fasi. La prima era iniziata il 1° luglio 1990, la seconda venne fissata per il 1° gennaio 1994, la terza avviata nel 1997 si è concretizzata il 1° gennaio 1999.
L’altra scelta attiene a una strategia di politica estera, alla quale ha dedicato due suoi libri: “Dialogo a Nord Est sul Futuro dell’Italia tra Europa e Mediterraneo”, presentato con successo anche all’università di Salerno; e “Mediterraneo in Ebollizione”, in cui analizza le cause della Primavera araba, le prospettive e i pericoli di una involuzione, divenuta, purtroppo drammaticamente attuale.
Ho condiviso con lui gli anni migliori della politica socialista, pur tra differenze dovute alla sua formazione industrialista, modello Nord, e alla mia tesi per uno sviluppo integrato, visto dal Sud, che egli fece, in parte fatto suo, individuando nel ruolo del Mediterraneo un fattore strategico per l’Europa.
Era effervescente, dinamico, desideroso di vivere “oltre”, ma sempre con un tratto di umanità che lo faceva somigliare a un meridionale.