Convinciamocene, l’uomo è artefice della propria sorte

Epoca caotica, la nostra, caratterizzata da un ideale giovanilismo, palestrata e tatuata che brucia, molto spesso, vecchiaia e malattia, le rende un accadimento tecnico. Contro questa deriva non resta che promuovere un nuovo umanesimo

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“Homo faber fortunae suae” è Appio Claudio Cieco (350-271 a. C.) che parla. L’autore è interprete di un diverso sentire l’uomo e il senso della sua presenza nella storia. Non è più il tempo buio di un empirismo radicato nella mente dei suoi conterranei, di una mitologia affollata da dei e folletti che regolano il destino dell’umanità ma è l’uomo che raggiunta una diversa consapevolezza di sé, libero da ogni condizionamento traccia un tempo  di indagine e ricerca, una diversa figurazione delle età che lo contraddistinguono e della vecchia in particolare. nel “De Senectute” Marco Tullio Cicerone (106 a.C.) traccia un ponte ideale e trasporta l’uomo, le diverse stagioni della vita, nell’ obbligo morale di essere artefice del proprio destino.

Il filosofo Zygmunt Bauman

Il vecchio (permettetemi di definire questa età senza orpelli o paure) è una biblioteca. Nelle sue pagine è scritta la conoscenza del futuro che ci attende. Egli è autore e attore del libro della vita. Il suo vissuto, il suo tempo a venire è la testimonianza di tutte le ansie, timori, speranze, il limite ultimo della conoscenza. Se la malattia è una prerogativa della vita e della salute cosa appartiene alla vecchiaia?. La saggezza, la forza quella che gli è sufficiente, la semina con la consapevolezza che sarà il prossimo a lui vicino a raccoglierne i frutti, l’obbligo di una vita da vivere in forma efficiente, la memoria come senso della propria identità, la testimonianza di un’esperienza unica. Non tutto è semplice.
È in crisi la famiglia con i suoi valori e le sue sicurezze, le istituzioni, la strada, la società che Bauman definisce liquida per una liquefazione dei legami affettivi e familiari che tendono a disgregarsi e a essere sempre più effimeri. Epoca caotica la nostra, caratterizzata da un ideale giovanilismo, palestrata e tatuata che brucia, molto spesso, vecchiaia e malattia, le rende un accadimento tecnico, le maltratta e le proietta sul palcoscenico della cronaca giudiziaria, ignora il bisogno di vivere il tramonto della sua esistenza nella sua casa, tra le sue cose con i suoi affetti. Non vedo soluzione a una crisi profonda che caratterizza il tempo moderno se non nella riscoperta di un nuovo umanesimo che ponga al centro del cerchio, al centro dell’universo “l’uomo”.