Corbisiero e Ferraù, l’insondabile legame della poesia

I due poeti furono legati da grandi affinità, pur non conoscendosi mai di persona. I plausi del siciliano fondatore dell'Ascendentismo all'insegnante e letterato della Valle dell'Irno

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“L’amicizia non è una ricompensa per il nostro discernimento e buon gusto nello scoprire l’altro, ma lo strumento con cui Dio rivela ad ognuno i valori dell’altre”. Così afferma C.S. Lewis. Il poeta siciliano Nino Ferraù, nato a Galati Mamertino nel 1923, insegnante, saggista, fondatore agli inizi degli anni Cinquanta dell’ascendentismo, scomparso nel 1984 a Messina fu fratello in poesia con Franco Corbisiero nato a Torello di Mercato San Severino nel 1923, maestro elementare come lui e poeta per ragazzi, mancato nel 1997. Nel 1954 Corbisiero aderì alla corrente letteraria di Ferraù che dirigeva la rivista “Selezione poetica”. I due si legarono da affinità del sentire e da comuni ideali e diedero luogo ad uno scambio epistolare che durò fino alla sua morte. Scrisse Ferraù: ”Franco Corbisiero ha scelto la via dell’insegnamento, la sola che secondo Pascoli può considerarsi più affine a quella della poesia. La sua poesia è intimistica e familiare in prevalenza, ma con richiami umanitari e con quell’orientamento cristiano che allarga l’abbraccio del sentimento e universalizza i moti del cuore e l’indirizzo del pensiero”. Non è un caso, perciò, se oggi i due poeti hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio con l’istituzione di due premi letterari, uno a Galati Mametino, l’altro a Mercato S. Severino di cui l’8 novembre si celebra la terza edizione che ha visto tra i premiati voci letterarie come Franco Arminio, Paolo Di Paolo, Carmen Pellegrino, Massimo Onofri, Vito Teti, Denata Ndreca, Antonietta Gnerre, Grazia Di Michele, Mimmo Notari. Il valore dei due poeti, che non si conobbero mai, è racchiuso in testi che descrivono da una parte un mondo ormai scomparso e dall’altro le ansie del nostro vivere quotidiano. Il codice dell’ascendentismo fu stampato nella scuola tipografica antoniana a Messina nel 1954 e racchiude 365 massime per un anno. L’essenza di questo movimento letterario che ebbe adepti in Italia e all’estero si sintetizza in una premessa in apertura al testo dove Nino Ferraù scrive: “Il nostro codice è per eccellenza un codice di libertà perché rispetta negli artisti anche la facoltà di disubbidirlo, o meglio ancora quella di superarlo”. In sintesi questo movimento letterario tutto da riscoprire si pone l’obiettivo di portare la letteratura tra il popolo e di costruire una scala per un’ascesi, da questo ascendentismo, per una diffusione della poesia tra quelli che poeti non erano, Ferraù con i suoi tornei letterari girò in lungo e in largo la nostra Penisola senza dimenticare la sua Messina e Corbisiero, poeta ambientalista, con la sua bicicletta e il basco alla francese dopo le ore di insegnamento e di ispirazione nel suo studio declamava versi al popolo: alla massaia sull’uscio della porta, al ciclista, all’ edicolante. Delle loro opere si sono occupati valenti studiosi come Francesco D’Episcopo, Filippo La Porta, Anna Maria Crisafulli Sartori. Nella prossima primavera un convegno li celebrerà a Messina.