Camerota, si allarga lo scandalo: due ex sindaci coinvolti

Secondo la Procura a Camerota fino al 2016 ha operato un “collaudato sistema criminale, basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita degli appalti a imprenditori amici, in un circolo vizioso ed impenetrabile i cui partecipi prosperavano a tutto discapito dell'efficienza, trasparenza e buona organizzazione dell'azione amministrativa".

0
2163

Tangenti in cambio di appalti al comune di Camerota. È il quadro che emerge dall’inchiesta denominata “Kamaraton” che questa mattina ha portato in carcere anche gli ex sindaci Antonio Romano e Antonio Troccoli. Nell’ambito dell’inchiesta tre persone, tra cui Romano, sono finite in carcere; tre sono ai domiciliari e sei sono sottoposte al divieto di dimora. Le altre due persone finite in carcere sono l’ex assessore Rosario Abbate e Fernando Cammarano. Ai domiciliari sono finiti l’ex sindaco Antonio Troccoli, l’ex assessore e figlio di quest’ultimo, Ciro Troccoli e Michele Del Duca. Tra gli indagati anche il capo ufficio tecnico del comune di Camerota, Antonietta Coraggio, attuale vicesindaco del comune di Vallo della Lucania, coinvolta nell’inchiesta in qualità di presidente della società La Marina de Il Leone di Caprera srl. Per la Coraggio l’autorità giudiziaria ha emesso un provvedimento di interdizione per un anno dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio.
Diciannove le perquisizioni effettuate. Tra i dodici destinatari di misure cautelari ci sono ex sindaci del comune cilentano, ex assessori ed ex consiglieri comunali che, a vario titolo, rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, appalti truccati e distrazione di denaro.

Un collaudato sistema criminale. Per la Procura di Vallo della Lucania le tangenti venivano pagate con soldi, assunzioni di personale, lavori edili privati gratis, pass gratuiti per parcheggi e ormeggi nel periodo estivo. Secondo il procuratore Antonio Ricci, a Camerota esisteva un “collaudato sistema criminale, basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita degli appalti a imprenditori amici, in un circolo vizioso ed impenetrabile i cui partecipi prosperavano a tutto discapito dell’efficienza, trasparenza e buona organizzazione dell’azione amministrativa”.
Quasi tutte le gare d’appalto sarebbero state “pilotate” verso società con a capo imprenditori collegati agli amministratori pubblici da amicizia, parentela o da comuni interessi economici. Gli imprenditori, in cambio dei favori, avrebbero fornito somme in denaro, assunto personale indicato dagli amministratori ed eseguito gratis lavori edili privati, oltre a fornire gratuitamente pass per parcheggi ed ormeggi per le barche nel periodo estivo. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti sono finiti anche falsi in bilancio, distrazioni di fondi, appalti a ditte senza requisiti ed incarichi. Collaborando con la Ragioneria di Stato, gli inquirenti hanno scoperto anche “il sistematico ricorso alla falsificazione del bilancio comunale”, che sarebbe avvenuto con false attestazioni sull’avvenuto rispetto del patto di stabilità, dal 2012 al 2015, certificato come rispettato, invece, con delibere della giunta comunale, ogni anno. Per la Procura, invece, quella falsa riduzione delle spese correnti sarebbe stata coperta con l’emissione di fatture false per mascherare i ‘buchi’ di bilancio degli anni precedenti.

Le casse comunali come bancomat. Tutto nasce da un accertamento riguardante una vicenda di appropriazione dei proventi della Tosap, tassa di occupazione di spazi e aree publiche, da parte di funzionari del Comune di Camerota. Nell’amministrazione comunale del centro cilentano, tra il 2012 e il 2016, sarebbe stata creata una vera e propria struttura in grado di interferire e sovrapporsi all’operato pubblico. Secondo il procuratore, a Camerota “fino al dicembre 2016, il codice degli appalti non ha trovato continua e rituale applicazione”.
Gli amministratori – come ha spiegato il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Sapri, Matteo Calcagnile – “utilizzavano le casse comunali come un bancomat, usando e distraendo soldi pubblici in maniera autonoma per spese private che venivano, poi, giustificate con fatture false”. Gli indagati davano vita anche alla “sistematica occupazione dei ruoli chiave all’interno di Comune e delle società partecipate”.

La spartizione delle gare d’appalto: un sistema “grezzo ma efficace”. Amministratori locali e funzionari del Comune avevano creato un gruppo che operava per “la spartizione di gare d’appalto comunali, sistematicamente indirizzate a favore di società riferibili agli stessi amministratori o comunque a soggetti vicini”. Secondo la Procura il sistema messo in piedi era “grezzo ma efficace”. Sarebbero addirittura state rilasciate regolari ricevute delle regalie, a dimostrazione del “fertile humus e della sostanziale anarchia che regnava nell’ente comunale di Camerota”.