Corruzione, bufera su Fi e Pd

L’inchiesta della Procura di Torre. Arrestato ex assessore di Pagani. Ex Cirio, chiesti i domiciliari per Luigi Cesaro e Pentangelo. Indagato Mario Casillo

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Bufera giudiziaria su Forza Italia e Pd in Campania. Ci sono anche i parlamentari forzisti Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo tra i destinatari delle nove misure cautelari dell’inchiesta Olimpo 3, coordinata dalla procura di Torre Annunziata. Per il senatore Cesaro e il deputato Pentangelo c’è la richiesta di autorizzazione agli arresti domiciliari, inoltrata alle rispettive Camere di appartenenza. Le ipotesi di reato sono di corruzione. Indagato – ma non raggiunto da provvedimento cautelare – il capogruppo regionale del Partito Democratico, Mario Casillo. L’esponente dem è accusato di traffico di influenze illecite. Ai domiciliari anche l’imprenditore stabiese Adolfo Greco, colpito dal terzo provvedimento restrittivo di questo tipo. Per altre inchieste, a Greco si contestano l’estorsione aggravata dalla matrice camorristica e il concorso esterno in associazione mafiosa, per presunti legami con la fazione Zagaria dei Casalesi. Tra gli arrestati ai domiciliari, anche il paganese Vincenzo Campitiello, 55enne accusato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico.
Ex assessore alle finanze del comune di Pagani, Campitiello è nei guai quale funzionario dell’agenzia delle entrate. Ma secondo gli inquirenti, l’inchiesta svela un «ramificato sistema di corruzione di esponenti politici, regionali e nazionali, e di pubblici ufficiali», con la regia dello stesso Adolfo Greco. Le indagini girano intorno al progetto di riconversione dell’ex area industriale Cirio di Castellammare di Stabia. Tra i reati ipotizzati anche falso ideologico in atto pubblico e rivelazione di segreto di ufficio. Ad eseguire l’ordinanza, firmata dal gip Mariaconcetta Criscuolo, gli investigatori della squadra mobile partenopea e della guardia di finanza di Napoli.
L’inchiesta. I fatti contestati ai due parlamentari di Fi risalgono al 2015. Pentangelo, all’epoca vicepresidente della Provincia di Napoli, è accusato di aver ricevuto un orologio Rolex in occasione dei suoi 50 anni. Cesaro sarebbe indirettamente chiamato in causa in un’intercettazione, dove si parla di un versamento in contanti a 10 mila euro, per una campagna elettorale. Pentangelo risponde della nomina di un commissario ad acta, Maurizio Biondi, per il rilascio a Greco di un permesso a costruire. Biondi, architetto, è ritenuto legato a Cesaro «da uno stretto rapporto personale e professionale». Secondo gli inquirenti, Greco avrebbe fatto da intermediario con un altro imprenditore, Giuseppe Imperati (non indagato, ndr), per la concessione in fitto di un immobile a Forza Italia, da adibire a sede regionale del partito. L’appartamento si trova in piazza Bovio a Napoli. L’obiettivo sarebbe stato un canone di 3mila euro, a fronte della richiesta iniziale di 5mila euro. Cesaro si dichiara «estraneo ai fatti», pur avendo «fiducia nella magistratura». Pentangelo si dice «esterrefatto», per una «ricostruzione lontana dalla realtà». Oltre alle loro posizioni, ai domiciliari sono finiti Adolfo Greco, Antonio Elefante, Maurizio Biondi, Vincenzo Campitiello, Marcello, Ciofalo e Vincenzo Colavecchia. Nei confronti di Angelina Annita Rega, moglie di Greco, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. «Le indagini hanno consentito di accertare -. scrive in una nota il procuratore capo facente funzioni, Pierpaolo Filippelli – che il Greco si era reso autore di altre attività corruttive nei confronti di tre funzionari dell’Agenzia delle Entrate, Colavecchia Vincenzo e Ciofalo Marcello, incaricati di seguire la verifica fiscale per l’anno 2012 presso la sua azienda (C.i.l. srl) nonché di Campitiello Vincenzo, estraneo al settore verifiche in quanto incardinato presso l’ufficio legale della medesima Direzione provinciale, ma legato da pregressi rapporti personali con l’imprenditore Greco, al quale preannunciava la notizia della imminente verifica fiscale e che si adoperava per coordinare l’operato dei funzionari addetti alla suddetta verifica, risultata “infedele” in quanto non corrispondente alle evidenze contabili. Quale corrispettivo di tale verifica infedele i suddetti pubblici funzionari ricevevano da Greco Adolfo e Rega Angelina (moglie del Greco), che materialmente approntava la provvista, la somma in contanti di euro 30000,00 rinvenuta, all’interno di una borsa “24 ore” del Campitiello e materialmente consegnata dal Greco Adolfo all’interno degli uffici della sua società».
Una misura cautelare era stata chiesta anche per Casillo. Richiesta però rigettata dal gip, per la rimodulazione del reato contestato, da corruzione a traffico di influenze illecite. Per quest’ultima ipotesi, all’epoca dei fatti, non era consentita l’emissione di provvedimenti cautelari. Al potente capogruppo dem si addebita un accordo illecito con Greco.
«Le indagini hanno consentito di acclarare – sostiene la procura di Torre Annunziata – che Greco, con la complicità di Polese (Tobia Antonio, il noto “Boss delle cerimonie” dello show tv, in seguito deceduto, ndr) e di Passarelli
Giuseppe, amministratore unico della Passarelli spa, società che avrebbe dovuto realizzare i lavori, aveva in prima battuta tentato di ottenere la modifica della legge regionale 35/87 (Put della costiera sorrentina-amalfitana) – ostativa alla realizzazione dell’intervento – accordandosi con il consigliere regionale Mario Casillo, capo gruppo del Pd, affinché intervenisse sugli esponenti di tale partito politico per il ritiro dei numerosi emendamenti proposti nel corso dell’iter modificativo della legge. In cambio di tale condotta, il Casillo, con la mediazione di Iovino Gennaro, esponente politico stabiese del Pd, chiedeva, in relazione a tale progetto di riconversione, l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica ad una ditta dallo stesso indicata».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)

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