Corruzione e clientelismo, Campania al primo posto

Il dato emerge dal rapporto "A voce alta" di Transparency International Italia: regione più corrotta ma con il numero più alto di denunce. Il settore della sanità più a rischio

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Se senti puzza di corruzione, trovi sempre l’Italia. E se scopri mazzette e irregolarità, probabilmente sei in Campania. Questo racconta il rapporto “A voce alta” di Transparency International Italia, dal quale risultano 152 segnalazioni di corruzione nel 2018, attraverso la piattaforma Alac. Si tratta del canale che, dal 2014, offre assistenza ai cittadini, qualora vengano a conoscenza di illeciti o comportamenti contrari all’interesse pubblico. Dall’avvio, sono 618 le segnalazioni inviate. L’anno scorso, è la Campania ad annoverarne di più (24), seguita da Lazio (21) e Lombardia (16). Un dato da leggere in controluce: la Campania è una regione ad alta densità corruttiva, ma pure quella col numero più alto di denunce. Tra le province, spiccano Roma (18 casi), Napoli (13), Torino e Cagliari (9 a testa). Salerno ne colleziona 4 (2,6% del totale). Tra le altre province campane, da Caserta arrivano 5 segnalazioni; da Benevento 2; zero da Avellino. «Il 2018 è stato un anno di svolta perché – commenta un esperto del team, Giorgio Fraschini – è stato il primo da quando è entrata in vigore la nuova legge a tutela di chi segnala casi di corruzione all’interno del proprio ente, i whistleblower». Il report – cui collabora Fabio Coppola, giovane ricercatore di Diritto Penale dell’Università di Salerno – punta i riflettori sulla sanità. Una vera fucina di sospetti, da cui emergono 3 segnalazioni in provincia di Salerno e altrettante da Napoli. Una cifra più elevata si registra solo a Cagliari (5). «Da anni – spiega Transparency International Italia – teniamo sotto particolare osservazione il settore sanitario, poiché continua ad essere uno dei più segnalati. Inoltre, si distingue per l’ampio spettro di situazioni riportate, riferibili ad ambiti molto particolari. All’interno delle aziende sanitarie infatti si verificano sia illeciti tipici anche di altre pubbliche amministrazioni come gli enti territoriali, nomine e appalti in primis, sia situazioni molto specifiche, riferibili solo al contesto medico». Sui motivi di questo vortice di segnalanti, nel campo della sanità, in Campania siamo già edotti. «La ragione – argomenta il rapporto – è da cercare nella complessità ed estensione delle strutture, l’elevato numero del personale e l’esteso bacino di utenza. Le aziende sanitarie rappresentano probabilmente le strutture più eterogenee nel panorama delle pubbliche amministrazioni italiane. Un altro aspetto che caratterizza questo settore è la qualità media delle segnalazioni: oltre il 91% è inerente a fatti di corruzione o assimilabili e solo tre tra quelle ricevute (34 in totale in sanità) non sono direttamente riferibili all’ambito di lavoro di Alac».
Tra le tipologie di illeciti segnalati, ce ne sono alcune ricorrenti: 9 casi di nomine irregolari, 4 di malagestione di reparti ospedalieri o strutture distaccate, 4 di irregolarità negli appalti (per mancanza di trasparenza, collusione tra imprese o bandi irregolari); 3 casi di “malasanità”; 2 di “furbetti del cartellino”; 2 richieste economiche a pazienti, per garantire favori da parte dei medici. L’archetipo del segnalante ad Alac, invece, è uomo (nel 40% dei casi), di età compresa tra i 40 e 54 anni. Nel 66% dei casi è testimone e per il restante 34% vittima del caso che segnala. Solo una minima parte di chi incontra il malaffare.