30mila euro per “ritoccare” sentenze, presi due giudici

Quattordici arresti. Gli inquirenti parlano di un vero e proprio sistema per condizionare i provvedimenti. Coinvolti magistrati, dipendenti della Commissione Tributaria, imprenditori e consulenti fiscali. Stando alle prime indiscrezioni, il giro di corruzione sarebbe costato allo Stato circa 15 milioni di euro

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Giudici pagati fino a 30mila euro per “aggiustare” sentenze in materia di diritto tributario. Addirittura in un caso particolare, uno dei giudici, non soddisfatto del denaro ottenuto, ha preteso una integrazione della somma, minacciando un provvedimento non in linea con le aspettative del corruttore.
L’accusa che pende sul capo di 14 persone destinatarie di altrettante misure cautelari – notificate alle prime luci dell’alba dai Finanzieri del Comando provinciale di Salerno su esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura – è di corruzione in atti giudiziari.
Tra le quattordici persone ci sono anche Fernando Spanò e Giuseppe De Camillis, due giudici tributari della locale sezione distaccata della Commissione Tributaria Regionale della Campania, due dipendenti dell’ufficio, sei imprenditori e quattro consulenti fiscali. Sono state eseguite perquisizioni anche negli uffici della Commissione Tributaria e nelle abitazioni e negli studi dei professionisti indagati. A uno dei due dipendenti della Commissione sono stati sequestrati 50mila euro in contanti.

Le procedure ritoccate. Le indagini hanno consentito di individuare dieci procedure condizionate dalla corruzione ed è stato verificato che tutte hanno avuto sentenze favorevoli ai corruttori, con l’azzeramento delle somme dovute al fisco per le imposte evase, gli interessi maturati e le sanzioni comminate. Da una prima stima, le decisioni condizionate dalla corruzione sarebbero costate circa 15 milioni di euro.
Una società di Siano ha ottenuto, attraverso la corruzione, la cancellazione di un debito di oltre otto milioni di euro; per una di Salerno, invece, la somma contestata e annullata raggiungeva quasi il milione di euro.

Un sistema per “condizionare” le sentenze. Stando a quanto emerso dalle indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, è stato accertata l’esistenza di “un efficace sistema per pilotare l’iter procedimentale e condizionare, a favore degli imprenditori corruttori, l’esito di procedimenti tributari originati da accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza”. Le indagini hanno consentito, inoltre, di accertare e riprendere le consegne del denaro a titolo di corruzione che, tramite i dipendenti amministrativi – che trattenevano la loro parte – venivano consegnate ai due giudici tributari.
Il denaro veniva solitamente consegnato il giorno prima della decisione della Commissione Tributaria Regionale, anche nell’ascensore della Commissione.

Il “costo” delle sentenze. Gli importi pagati ai due giudici oscillavano tra i 5mila e i 30mila euro. In alcuni casi sono state promesse anche altre utilità: in particolare l’assunzione del figlio di un giudice da parte di una delle società coinvolte oppure la concessione in uso gratuito di un appartamento in città.

La “fame” di denaro e i festeggiamenti con l’ad di un’azienda. In uno dei passaggi dell’ordinanza, in riferimento a uno dei giudici coinvolti, si legge di “una fame di denaro tale da rinviare un delicatissimo intervento chirurgico” pur di non mancare in udienza per decidere una causa che doveva essere pilotata. Il procuratore capo facente funzioni di Salerno, Luca Masini, inoltre, ha evidenziato che l’ordinanza è stata emessa dal gip in tempi rapidissimi per una “indagine che ha consentito di disvelare un sistema corruttivo pericolosissimo e dannosissimo per lo Stato”. La Procura della Repubblica – ha detto Masini – “ha dovuto necessariamente, per interrompere le attività criminose, depositare e concludere anzitempo le indagini perché le fattispecie corruttive erano via via programmate quotidianamente di giorno in giorno”.
L’indagine “rappresenta solo la punta di un iceberg”, scrive il gip di Salerno, Pietro Indinnimeo. Per il procuratore aggiunto di Salerno, Luigi Alberto Cannavale, c’è la “tristezza il dover colpire chi ha messo una funzione di giustizia per interessi personali”.
Nell’ordinanza, inoltre, si fa riferimento alla sera del 23 novembre 2018 quando i due impiegati erano a cena con l’amministratore delegato di un’azienda per festeggiare.