Capaccio, indagati Squecco e la capogruppo di Alfieri

L'operazione della Polizia di Stato - con la notifica di avvisi di 18 garanzia e perquisizioni - per il corteo di ambulanze che festeggiò la elezione di Alfieri a sindaco. Coinvolti anche funzionari pubblici. Le accuse sono di corruzione e intestazione fittizia di beni

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Sono 18 gli indagati in una costola dell’inchiesta Sistema Cilento, sfociata in un decreto di sequestro preventivo eseguito dalla squadra mobile di Salerno. Tra essi non c’è il sindaco di Capaccio, Franco Alfieri, accusato di voto di scambio politico mafioso in un’altra indagine. Ma troviamo l’imprenditore delle onoranze funebri Roberto Squecco e l’ex moglie Stefania Nobili, capogruppo della maggioranza al comune guidato dal “re delle fritture”, primatista di preferenze (348). L’inchiesta, coordinata dai pm salernitani Francesca Fittipaldi e Vincenzo Montemurro, incrocia un fotogramma simbolico dell’incoronazione di Alfieri: il corteo delle ambulanze, rito celebrativo della vittoria, divenuto virale sul web. Da quell’imbarazzante carosello, il neo sindaco aveva preso le distanze. Ma la vicenda si è saldata con le indagini sul presunto giro di prestanome di Squecco, condannato dalla Cassazione ad un anno e 10 mesi per tentata estorsione ed associazione a delinquere di stampo mafioso, considerato organico al clan Marandino. E stamane sono scattati i sigilli – ordinati dal gip Gerardina Romaniello – per 17 ambulanze delle onlus “Croce Azzurra”, utilizzate nel trasporto infermi tra Capaccio, Agropoli e Acerno; per i conti correnti delle onlus; al Lido Kennedy di Capaccio, location di apertura della campagna elettorale di Alfieri; in un immobile comunale in località Licinella.

L’accusa di trasferimento fraudolento di valori. C’è una sfilza di indagati per trasferimento fraudolento di valori, oltre a Roberto Squecco. A tutti si contesta di aver svolto il ruolo di “testa di legno” dell’imprenditore, nelle attività oggetto di indagine. C’è Giuseppe Pinto, definito dal gip «manutengolo dello Squecco, più volte interposto fittizio dello stesso, già dipendente del lido Kennedy, storicamente appartenente alla famiglia Squecco, operatore funebre presso la Funeral Home Squecco di Capaccio». Pinto è nominato, nel maggio 2015, presidente della Croce azzurra di Agropoli. Analoga la posizione di Mariagrazia Di Filippo e Giuseppina D’Ambrosio (vedova del fratello di Squecco): dal 2015 e 2017 si succedono alla guida della onlus Croce azzurra di Capaccio. Donato Potolicchio, parente di Squecco, è invece presidente della Croce azzurra di Acerno. Stefania Nobili e Assunta Salerno, poi, sono implicate nella vicenda del lido Kennedy: sarebbero state lo schermo dell’imprenditore, «per eludere le disposizioni di legge – scrive il giudice -in materia di prevenzione patrimoniale». Secondo gli inquirenti «Squecco attribuiva fittiziamente la proprietà del lido Kennedy in località Laura di Capaccio prima alla mogile, dal maggio 2017 al maggio 2019, poi ad Assunta Salerno, dal 16 maggio 2019». In questa vorticosa girandola di nomi, la costante sono i legami familiari: la Salerno è moglie di Potolicchio. La Nobili, viceversa, risulta separata legalmente dal marito: ma per il gip sarebbe solo una manovra diversiva («solo formalmente ex coniuge»).
Il peculato nel “corteo delle ambulanze”. Altra contestazione riguarda il peculato, di cui sono accusati Squecco, Nicola Scarcello, Angelo Cucolo e Maurizio Rinaldi, gli ultimi tre volontari con mansione di autisti della Croce azzurra di Agropoli. Sono i protagonisti del famigerato “corteo delle ambulanze”. «Su istigazione di Squecco, sostenitore di Franco Alfieri e Stefania Nobili (…) – afferma il provvedimento – si appropriavano di ambulanze della onlus autorizzate al servizio di pronto soccorso in convenzione con l’Asl di Salerno allo scopo di farne uso momentaneo conducendole in corteo, per oltre 15 minuti, dopo la mezza notte, azionandone i dispositivi sonori (sirene) e luminosi (lampeggianti) di emergenza, lungo la via Magna Grecia di Capaccio e zone limitrofe al seguito di un camion trasportante un cartellone di propaganda elettorale di Franco Alfieri sostando, altresì, innanzi alla sede del comitato elettorale del predetto neo eletto sindaco della città di Capaccio tra il 9 e il 10 giugno». Analoga accusa è rivolta a Squecco e Pinto, per l’uso di due mezzi della Croce azzurra di Capaccio, durante il carosello. Ipotizzati pure i reati di disturbo della quiete pubblica, a carico di Roberto Squecco, Scarcello, Cucolo e Rinaldi; di interruzione di pubblico servizio nei confronti di Squecco, Pinto, Cucolo, l’autista Adelmo Di Buono, il medico anestesista Alfonso Esposito e l’infermiera Solange Zanon.
 
Le “versioni concordate”. Partite le indagini sulla parata dei mezzi di soccorso, c’è il capitolo delle presunte “versioni concordate”. Sono indagati per favoreggiamento in concorso Rossella Squecco, nipote di Roberto; Potolicchio, Di Buono, Esposito e la Zanon. «Concordando versioni di comodo – sostiene il gip Romaniello – aiutavano Squecco, Pinto, Scarcello e Cucolo ad eludere le investigazioni dell’autorità atteso che rendevano false dichiarazioni alla polizia giudiziaria». Ad esempio a Rossella Squecco, vicepresidente della Croce azzurra di Agropoli, i pm contestano di aver dichiarato «contrariamente al vero che tra i veicoli utilizzati alla manifestazione post elettorale avrebbero partecipato ambulanze non impegnate su postazioni h24 per servizi pubblici, in quanto utilizzate dal’associazione per servizi medici e di trasporto con privati».
L’invasione dell’immobile comunale. Per Squecco e Pinto, c’è anche l’accusa di invasione di edifici. L’ipotesi scaturisce dall’occupazione «con effetti permanenti» di un immobile concesso dal Comune di Capaccio, per l’esercizio del servizio 118. L’immobile di Licinella, confiscato alla camorra, sarebbe detenuto in modo illegittimo dal 31 dicembre scorso. «In spregio a delibera della giunta comunale del 7 giugno 2018 che – rileva il decreto del giudice – rigettava la richiesta di proroga».
Le revoche dell’Asl, ma spunta nuova associazione. Il carosello delle ambulanze aveva indotto l’Asl Salerno a revocare le convenzioni con le tre onlus Croce azzurra, paventando «discredito dell’immagine». Una decisione confermata dal Tar Salerno, respingendo i ricorsi. Tuttavia Squecco non si sarebbe arreso, sfornando un’altra sigla, pronta a subentrare. «Ulteriore e palese intestazione fittizia ad opera dello Squecco – si legge-, anche dell’associazione “SOS Soccorso” che ha nella sua disponibilità mezzi (ambulanza) ed uomini (Esposito) già a lui riconducibili con l’evidente fine di aggirare fraudolentemente i provvedimenti resi dall’Asl Salerno di revoca delle convenzioni per il servizio di soccorso pubblico 118 sulle postazioni di Agropoli e Capaccio conferma il modus operandi». L’istanza per il subingresso della nuova associazione è del 26 luglio. «Il 7 agosto – annota il gip – l’Asl Salerno affidava all’associazione Sos Soccorso l’attività con ambulanza Cmr ad Agropoli e l’attività con ambulanza per la postazione di Capaccio».

Il gesto eclatante e le denunce. Nel decreto, il gip sottolinea: «Un gesto, quello del carosello, così eclatante, che originava molteplici comunicazioni di notizie di reato». Alle segnalazioni della squadra Mobile di Salerno e dei Carabinieri della stazione di Capaccio Scalo, si sono aggiunte la querela del presidente della commissione antimafia Nicola Morra, due interrogazioni parlamentari e le dichiarazioni alle forze dell’ordine di Michele Cammarano, consigliere regionale del M5S, presente ai fatti. «Siamo stati gli unici ad avere il coraggio di denunciare. – dice Cammarano-Non lo scopriamo certo oggi che il comune di Capaccio sia uno dei tanti feudi di un territorio sotto l’egida di un sistema alimentato da un intramontabile fenomeno di clientele e favori. Lo stesso sistema che da vent’anni favorisce elezioni bulgare a personaggi come Franco Alfieri».