Cosa sono le fake news e come difendersi

0
835
Su SalernoSera e su Economia&FinanzaVerde in questi ultimi giorni abbiamo pubblicato una serie di articoli su le Fake News. È un argomento sterminato e,senza alcuna pretesa di esaustività, vi raccontiamo la nostra esperienza.
Le notizie false nascono dalle nostre paure?

Nell’irriverente e divertente libro di Bob Woodward “FEAR,TRUMP IN THE WHITE HOUSE”, edito da Simon & Schuster nel 2018, apprendiamo come Trump e il suo staff hanno vinto la battaglia presidenziale nel 2016. Hanno usato improvvisazione e programmazione per irretire e plasmare le paure radicate nella nostra società. Dal libro non si fa fatica a capire che le elezioni sono state manipolate in modo scientifico. Ciò non significa ovviamente che le elezioni siano state truccate.

In che senso è potuto accadere nella più solida democrazia del mondo? Perchè la classe media americana e gli operai hanno votato per un Repubblicano miliardario?

I motivi sono due. Gli ideatori della campagna hanno presentato al pubblico un personaggio di svolta ben calibrato. La creazione dei messaggi del candidato è avvenuta sulla base dei timori della gente. Obiettivo della campagna elettorale è stato di catturare gli hidden Trump voter, i votanti nascosti di Trump, presenti anche tra i Democratici. E’ la platea dei potenziali votanti, inclusi quelli che non sanno ancora di votarlo, pur essendogli affini. I Democratici si presentano in continuità con il passato, mentre Trump è la novità, non il retrogrado che molti pensano.

Per esempio, il suo modo sessista di improvvisare sulle donne non lo ha danneggiato. E’ passato in secondo piano rispetto a quello che è accaduto in proposito durante l’Amministrazione Clinton.

Non cambierà nulla con i Democratici, con Trump sì. Le élite democratiche vogliono gestire il declino economico americano e il popolo non è d’accordo. E Trump è con la gente. Questi sono i principali messaggi della campagna elettorale, veri o falsi che siano.

Il libro ha tante altre rivelazioni e opinioni su come sono andate realmente le cose. D’altronde l’autore è uno dei maestri indiscussi di questo genere, a metà tra spy-story e politica. L’aspetto interessante è che è difficilissimo distinguere tra fake news e vere notizie. Questo accade perchè chi costruisce il consenso elettorale tende a sfruttare le paure dei votanti per far dire al politico quello che tutti si aspettano. Steve Bannon dirà a un certo punto: “Io sono il Regista e Trump l’attore.”  Non abbiamo motivi per non crederci.

Vero e Falso

Quando si parla di disinformazione, quindi, ci si riferisce alla divulgazione di contenuti informativi falsi, infondati, manipolati.  Essi sono riportati in maniera non veritiera, creati ad arte in modo da risultare verosimili nel contesto mediatico. Fake in inglese è un aggettivo e significa non genuino, copiato, fraudolento. Ci sorprendiamo se parliamo di fake news. Ma che dire dei falsi d’autore, delle banconote false, del Made in Italy falsificato o contraffatto, dei falsi in rete di libri, musica e film? In linea di principio siamo tutti d’accordo che sono attività per criminali non per gente onesta. In pratica come fare a distinguere la notizia falsa da quella vera?

La disinformazione riguarda tutti i media e la diffusione di questo tipo di contenuti è sempre stata considerata una possibile leva di condizionamento dell’opinione pubblica. Con l’affermarsi di Internet e delle piattaforme online il fenomeno ha assunto nuova e più ampia portata.

Come distinguere?

In un recente ed interessante Rapporto, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, AGCOM ha definito la disinformazione online, individuandone gli elementi distintivi. Si tratta di elementi che attengono sia alla sfera oggettiva (ossia, relativa all’oggetto del contenuto veicolato) che soggettiva (ovvero i soggetti coinvolti nella creazione, produzione e distribuzione del contenuto).

In sostanza, l’esistenza di disinformazione online si connota per la compresenza di sei elementi principali:
• la falsità dei contenuti (c.d. contenuti fake);
• la contagiosità degli stessi (ossia, l’attitudine a trasferire stati emotivi e percezioni agli utenti, ovvero a condizionare il comportamento dei riceventi);
• l’intento doloso sottostante alla loro creazione;
• la motivazione politico/ideologica o economica di chi li crea per poi diffonderli;
• la diffusione degli stessi in maniera massiva;
• l’attitudine a produrre un impatto per il pluralismo informativo (quindi, a generare effetti sulla formazione dell’opinione dei cittadini).

L’immissione nel sistema informativo di contenuti fake avviene essenzialmente in quattro passaggi, come illustrato nella figura sopra riportata. Fa sensazione osservare la complessità di queste attività e il potenziale numero di soggetti coinvolti. Ciò rende il singolo individuo preda indifesa delle ondate di notizie fasulle che si scatenano sulla rete o attraverso i social.

In base a queste considerazioni, non siamo in grado da soli di distinguere le fake news, a meno che non troviamo scritto cose del tutto campate in aria. Ad esempio, che gli asini volano. E’ molto improbabile, però, che questo accada. In verità, l’informazione falsa è subdola, si camuffa, ha la sua pretesa di scientificità. Non essere creduloni non è semplice.

L’aspetto interessante è, come risulta dal Rapporto dell’AGCom, che le fake news tendono a concentrarsi in massima parte nelle notizie politiche su Internet. Dunque, se facciamo a meno di informarci tramite social sui nostri politici abbiamo la probabilità di aver eliminato una buona parte delle bufale. E non sembri cosa da poco.