«Così la Dad rovina i bambini»

La pedagogista Mara Bridi: «Il metodo è fallimentare, si rilevano tante regressioni nell’apprendimento, oltre a disturbi del sonno e rabbia incontrollata verso i familiari»

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«Da quando è iniziato il lockdown mi sono arrivate tante richieste di bambini che non hanno mai avuto difficoltà né di apprendimento né emotive o disturbi comportamentali, ma che dopo questa fase hanno iniziato a presentare disturbi del sonno, reazioni di rabbia incontrollate in casa con i familiari, una regressione negli apprendimenti». Su didattica a distanza, sulle vite stravolte dalle restrizioni, arriva un allarme dalla pedagogista clinica Mara Bridi. Originaria di Trento, esperienza ventennale, da cinque anni è a Salerno. Tra i vari progetti, collabora con l’istituto Picentia di Pontecagnano contro la dispersione scolastica.
Ci faccia un esempio di questi problemi.
Faccio l’esempio della scrittura: i bambini sembrano essere disabituati a scrivere, nonostante facciano i compiti come li facevano prima. Tuttavia manca tutto un lavoro serio, che viene fatto in classe, che durante le video lezioni non viene fatto. In più gli insegnanti, soprattutto nei primi anni, si trovano in difficoltà a caricare le famiglie di compiti scritti, che andrebbero poi caricati sulle varie piattaforme, corretti, restituiti. E quindi i bambini vengono anche un po’ esonerati da questa scrittura. Sicuramente i docenti stanno facendo un grosso lavoro, ma questa didattica a distanza è fallimentare.
Dove si avverte di più questo vulnus?
Soprattutto nei primi anni della scuola primaria in cui manca il riscontro oggettivo, da parte del docente, di quelle che sono le difficoltà.
Cosa ha rilevato più spesso nei suoi piccoli pazienti?
I bambini fanno molta fatica a verbalizzare quello che a loro manca. Loro fanno molte domande rispetto a quando potranno rivedere alcuni amici. Alcuni li hanno sempre visti al di fuori del contesto scolastico, quindi c’è anche questa ambiguità che, ai loro occhi, è difficile da comprendere. Però le posso dire che, a tutti i livelli, se poi andiamo ai ragazzi più grandi, c’è una demotivazione, che ovviamente va a ripercuotersi sui ragazzi che avevano già una demotivazione precedente. La situazione non è semplice da gestire, sono cambiate molte regole anche all’interno dei vissuti familiari.
In che senso?
C’è giustamente un nuovo equilibrio, che le famiglie hanno dovuto raggiungere con i figli. Alcune regole che prima erano chiare e stabilite, adesso invece sono diventate più labili, sono più difficili da contenere tante dinamiche. C’è una confusione di ruoli, perché molte mamme si sono appropriate di un ruolo che non è il loro, quindi questo crea confusione rispetto al ruolo della maestra e il ruolo della mamma. Soprattutto nei primi anni, perché senza le famiglie qualsiasi didattica a distanza sarebbe stata fallimentare per insegnare ai bambini le competenze di base, come lettura e scrittura.
Quali le conseguenze osservate?
Bambini che vivono situazioni più ai margini, con delle fragilità, venendo meno il supporto della scuola, l’ambiente più protettivo contro l’emarginazione sociale e culturale, ne hanno risentito di più. Io, lo dico molto francamente, sono molto molto delusa di queste scelte che sono state fatte. E soprattutto della confusione che è stata data dall’amministrazione regionale, rispetto a quelli che comunque sono i doveri di garantire un’istruzione da parte dei genitori, che si sono sentiti in libertà di poter scegliere. La salute viene sempre prima di tutto, però ci sono delle scelte da ponderare, una sicurezza che si può avere.
In che modo?
Io sono stata nelle classi a dicembre, posso dire che i bambini sono stati a loro agio, le misure di sicurezza c’erano. Certo, è una vita diversa, però se il docente vuole in classe si riesce a creare un clima accogliente e una vivacità che è molto simile alle possibilità relazionali che c’erano prima. Sono scelte a livello politico che si fa fatica ad accettare. Soprattutto perché non sono scelte unitarie a livello nazionale. Io per la prima volta mi sono quasi pentita di vivere in Campania, quando fino all’anno scorso ne andavo orgogliosa.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)

Gianmaria Roberti

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