Covid center, il giallo dei posti letto fantasma

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Non sarebbe emerso niente di irregolare, nel blocco modulare del Ruggi, nell’ispezione del Nas carabinieri di due giorni fa. Ma resta in piedi l’interrogativo: quanti posti letto sono utilizzati effettivamente nel Covid Center? In ognuno dei due moduli ne sono previsti 12, ma il sospetto è che ne siano attivati 6. Un dubbio sollevato dal programma Non è l’Arena sul La7, domenica sera, e ancora irrisolto. Anche perché si tratta di posti letto a peso d’oro: 250mila euro, calcolati dividendo il totale nei tre blocchi regionali di Napoli, Caserta e Salerno (120) per la spesa complessiva (da una base d’asta di 15,5 milioni di euro, è risultata vincente l’offerta 12,2 milioni). Il Nas si è presentato lunedì mattina al Ruggi, su iniziativa propria. E dopo la trasmissione di Massimo Giletti. Un servizo di Non è l’arena, girato il 27 novembre, mostrava i lavori in corso, 7 mesi dopo l’inaugurazione della struttura. Gli operai stavano montando la tettoia, installata per l’arrivo delle ambulanze, allo scopo di proteggere dalla pioggia i pazienti trasportati. Nel video si mostrava anche un audio del primario di anestesia e rianimazione, Renato Gammaldi, durante una visita del governatore De Luca. Il dirigente medico spiegava che, in ognuno dei due moduli, «ci sono 12 posti letto ciascuno in un spazio che in condizioni normali non è logicamente da 12 posti». Il Nas si è attivato proprio in seguito al servizio tv. Dalla verifica, considerata di routine, non sarebber emerso niente di particolarmente grave. Tuttavia, l’attenzione dei militari si è doverosamentre appuntata sul rispetto della legge sulle distanze tra i letti. Una normativa in vigore da prima dell’emergenza Covid, per la quale non sono previsti misure speciali. Dell’ispezione è stata informata la procura di Napoli, presso cui sono aperti altri fascicoli sul capitolo Covid. E nulla esclude ulteriori accertamenti, in tema dell’effettivo utilizzo di posti letto. Non un interrogativo da poco: l’altro modulo, da quanto si apprende, non sarebbe attivato.
L’enigma del blocco modulare. Fari accesi quindi sul Ruggi, come dimostrato anche dalla recente inchiesta andata in onda nel programma di Massimo Giletti “L’Arena”. Una vicenda, quella dei blocchi modulari Covid, che sin dall’inizio ha creato non poco dibattito. Sono mesi che i sindacati lamentano come quei blocchi siano praticamente inutili. Soltanto pochi giorni fa l’ennesima denuncia da parte di Margaret Cittadino che ricordava come l’ospedale modulare fosse ancora chiuso con gli operai all’interno che lavoravano per fare degli ulteriori interventi. Senza dimenticare quanto dichiarato dall’Anaoo Assomed, dall’infettivologo Luigi Greco e da molti politici campani che hanno verificato di persona come quei blocchi, inaugurati questa primavera, in realtà siano completamente inutilizzati. Senza collaudo con gravi problemi all’interno, come quelli relativi alle perdite d’acqua e senza nulla di quell’avanguardia annunciata e che poteva aiutare a gestire meglio l’emergenza. Una situazione che è arrivata alla ribalta nazionale come dimostrano le tante inchieste di queste ultime settimane e che ha messo in allarme lo stesso viceministro della Sanità Sileri che soltanto pochi giorni fa annunciava la sua intenzione di voler indagare ulteriormente sulla situazione di quei blocchi che sembrano molto lontani dall’essere quello promesso. Adesso l’indiscrezione di una probabile ispezione dei Nas non fa che accendere ulteriormente i riflettori su questa struttura. Probabilmente su quanto realmente avvenuto lunedì mattina lo si saprà soltanto nei prossimi giorni ma è il segnale di una grande fibrillazione intorno alla gestione dell’emergenza Covid in Campania.
Il filone d’inchiesta sui Covid Center. Tra i fascicoli della Procura di Napoli, in materia di appalti Covid, ce n’è uno relativo proprio ai blocchi modulari. Sono indagati Ciro Verdoliva (direttore Asl Napoli 1), Luca Cascone (consigliere regionale), Roberta Santaniello (membro dell’ufficio di gabinetto della giunta regionale), e Corrado Cuccurullo (presidente della Soresa). L’ipotesi degli inquirenti è di turbativa d’asta. Cascone, fedelissimo del governatore, nella prima ondata della pandemia nel periodo della pandemia, avrebbe contattato aziende e avrebbe fatto da tramite per alcuni appalti pur senza far parte né dell’Unità di crisi né della Soresa, la società che gestisce gli appalti per conto della Regione Campania. Il ruolo di Cascone sarebbe quello di un vero e proprio mediatore tra le ditte interessate alle forniture e la Regione Campania. In una relazione inviata dalla Med, l’azienda che ha costruito gli ospedali a blocchi, Cascone –risulta come «uno degli interlocutori che hanno determinato le scelte realizzative dell’opera in concreto realizzata». In pratica, Cascone si sarebbe occupato, pur senza averne titolo, dell’appalto più importante della Regione in piena emergenza Covid-19.

(Dal Quotidiano del Sud-L’ALTRAVOCE della tua Città in edicola oggi)