Aumenta in Campania il numero di quanti, schiacciati dalla crisi economica, scelgono di togliersi la vita: nel 2018 la regione ha conquistato il triste primato di territorio in cui il fenomeno è cresciuto di più. Dal 2012 la percentuale – sul totale nazionale – dei suicidi campani è passata dal 12,4% al 21,8%. In regione è Napoli con la sua provincia a detenere il primato, seguita a stretta distanza da Salerno. I dati sono quelli raccolti ed analizzati dall’Osservatorio “suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University, secondo cui negli ultimi sette anni in tutta Italia stati 988 i casi di suicidio per motivazioni economiche, mentre 717 sono i tentati suicidi. Un dato, quello campano, frutto anche dell’evoluzione che ha avuto il fenomeno nel corso degli ultimi anni, con la crescita dei suicidi economici in tutte le regioni meridionali: nell’intero Sud il numero di quanti si sono tolti la vita per difficoltà legate alla crisi è passata dal 14,6% del 2012 al 31,8% del 2018.

Un dato numerico che è frutto della profonda mutazione del fenomeno: se nei primi anni di rilevazione da parte dell’Osservatorio a togliersi la vita erano prevalentemente piccoli e medi imprenditori incapaci di far fronte alla crisi della propria azienda – e di conseguenza il fenomeno aveva un alto impatto nelle regioni del Nord-Est caratterizzate da un tessuto imprenditoriale diffuso -, ora sono soprattutto i disoccupati a ricorrere a questa estrema via di fuga dinanzi all’impossibilità di trovare una soluzione ai propri problemi economici. Se nel 2012 il 55,1% dei suicidi era composto da imprenditori e “solo” il 31,5% da disoccupati, a sette anni di distanza il dato quasi si equivale. C’è, poi, da tenere presente che un’altra parte del totale è composta da quanti, pur lavorando, vivono situazioni di precariato estremo e finiscono per non reggere più alla pressione che una simile situazione di incertezza produce. Quanto alla fascia d’età quella più a rischio è compresa tra i 45 ed i 54 anni, ovvero quella di chi, una volta perso l’occupazione, incontra le maggiori difficoltà di reinserimento, essendo considerato di solito troppo vecchio per essere formato a nuovi ruoli e troppo giovane per essere avviato verso procedure d’uscita dal mondo del lavoro.

È l’aumento dei suicidi tra precari e disoccupati, dunque, ad aver spinto le regioni meridionali verso la parte alta di questa classifica – drammatica – del disagio. Oggi, dunque, benché siano ancora le regioni del Nord-Est a far registrare il dato più alto di suicidi e tentati suicidi per cause economiche, il distacco con il Mezzogiorno è ormai ridotto al minimo: il 24,5% contro il 24,1%. Il 21,3% dei casi si registra invece nelle regioni centrali, il 19,6% nel Nord-Ovest, il 10,3% nelle Isole.