Da 18 giorni per mare. È disumano, fate presto

Quarantanove persone abbandonate al loro destino sono una gigantesca accusa della disumanità della politica e delle istituzioni

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Ma a voi non vengono le lacrime agli occhi? Non vi dispiace neanche un po’ sapere che da 18 giorni ci sono 49 persone in mare, salvate da due navi, la Sea Watch e la Sea Eye, che non sanno dove sbarcare? Non vi preoccupate di fronte a Dio, alla storia o a voi stessi per quello che stiamo facendo, come Stato e come società? Non vi pone alcun problema sostenere che i porti sono chiusi a prescindere, in maniera indiscriminata e generalizzata, senza preoccuparsi delle specifiche condizioni di chi stiamo respingendo? O fingere benevolenza verso donne e bambini, quando il diritto a chiedere protezione è di ogni persona?

La vergognosa politica delle chiusure dei porti lascia al proprio destino 49 donne e uomini stremati

Non vi fa stare in pena pensare che questo disprezzo, questa distanza siderale, questo sbarramento possano un giorno, più o meno vicino, più o meno lontano, essere esercitati contro di voi? Non vi allarma l’idea che l’esclusione e la violenza che oggi esercitiamo contro queste persone potrebbero tracimare ed estendersi al resto dei rapporti sociali, al resto della società, e diffondersi senza limiti e senza scampo per tanti di voi, per tanti di noi? Non pensate al fatto che chiudere i porti oggi potrebbe volere dire chiudere domani gli ospedali, le scuole o le università per chi non ha i soldi per pagare? Non vi fa agitare il fatto che questo stia, in realtà, già accadendo e che la propaganda ci faccia odiare chi non conosciamo per non affrontare davvero, alla radice, finalmente, i motivi delle ingiustizie e delle disuguaglianze sociali?
E come fate a dormire pensando che tutto ciò stia accadendo? Sapendo che l’Italia, il paese in cui vivete e viviamo, si stia prestando a questa politica nemica della comune umanità? Come fate a stare tranquilli, con i vostri figli e nipoti, sapendo che stiamo contribuendo, con le nostre istituzioni democratiche, a rendere infelice la vita di altri bambini, altre bambine, altri ragazzi, altre ragazze per i quali e le quali sarebbe, invece, facile per noi dare una mano? Come fate a guardare i vostri amici o incrociare il sorriso dei vostri figli o nipoti e dire “va bene così”, “porti chiusi”, “a noi non interessa, a noi non importa”, “che ci pensino gli altri” e “se gli altri non ci pensano a noi continua a non interessare”?
In definitiva, come si può stare sereni, tranquilli, serafici o, addirittura, essere orgogliosi di appartenere ad uno Stato e di sostenere un Governo che disprezzano così tanto la vita umana da allinearsi alle peggiori politiche europee di rifiuto delle persone in cerca di aiuto e un futuro migliore?
A queste domande mi piacerebbe avere delle risposte. E che non siano quelle banali, da slogan, da persone che hanno deciso di abbandonare intelligenza, futuro, solidarietà e senso della giustizia, proprie della propaganda da cui abbiamo deciso, come società, di farci sommergere e governare