DIECI, NOVE, OTTO, SETTE…
Camilla si sistema il cerchietto. Paola si abbottona il grembiule.
SEI, CINQUE, QUATTRO…
Sandra sbadiglia.
Postazioni pronte 3/3: Paola, in camera da letto (che ho appena rifatto).
Sandra nell’ingresso.
Camilla…Camilla nel suo gabinetto ministeriale, ma considerato che casa nostra non è un dicastero…è da intendersi soltanto gabinetto.
TRE, DUE, UNO!
ORE 08:30

Ci siamo. Il capodanno della DAD è iniziato.
Clicchiamo sul link di ‘meet’ e la scuola è online.
“Buongiorno, bambini!”. Si sentono i saluti delle maestre.
Paola è ok.
Chiudo la porta e via.
Passo davanti al bagno.
Camilla ok.
Chiudo la porta e via.
Sandra urla: “Mammaaa”…
Corro nel corridoio (in pieno rispetto dell’etimologia del termine), arrivo nell’ingresso, sgommando sulle mie ciabatte.
Forse la Azzolina le rotelle invece di metterle sotto i banchi avrebbe dovuto metterle sotto le ciabatte delle mamme…
“Mammaaaaa, il flash!”
“Ma quale flash? Ma che ti stai facendo le fotografie?”
Ah …. dice “flash” ma intende “microfono”!
– “Buongiorno mamme!”
– “Buongiorno, maestra!”
Ho il fiatone, non tanto per lo scatto felino, la corsa, la sgommata, quanto per l’ansia.
Mi siedo in poltrona.
D’altro canto anch’io fra poco inizio il mio smart-working.
Sistemo gli attrezzi del mestiere.
Scrivo, leggo, preparo, organizzo, prendo appunti.
“Mammaaaa…” …. Paola dalla camera da letto!
Scatto felino, corsa, sgommata.
“Dimmi, amore!”
“Si è tolta la connessione!”
Ah, il video è bloccato…
“Ok va bene, ecco, ripristinata”.
La maestra di Paola: “C’è qualche problema, Paola, non preoccuparti!”
Ed io: “Sì, maestra, un piccolo problema tecnico. Abbiamo risolto.”
– “Mammaaaa!”… Sandra dall’ingresso.
Scatto felino, corsa, sgommata.
– “Dimmi amore!”
– “Devo accendere il flash!”
E dalle con questo flash!
– “Sandra, è un microfono!”
– “Ecco sì maestra, ha colorato. Sandra” – toccandole il gomito – “alza il quaderno, fai vedere!”
Sandra “azzecca” il quaderno alla telecamera.
Troppo vicino, troppo lontano, sfocato, si vede solo un rigo, l’altro…
“Questo è quello di sotto” – dice Sandra con voce flebile e esse alla Jovanotti.
Non so cosa abbia visto la maestra. Ma alla fine ha detto “va bene”.
E, dando uno sguardo fugace, male non mi sembra.
Torno in poltrona. Tra un po’ inizio anch’io.
Eccoli qui.
– “Ragazzi, buongiorno!”
Arrivano alla spicciolata.
– “Come state, avete scritto, avete letto, ora facciamo, ora diciamo…”
Nel bel mezzo della lezione arrivano tutte e tre le mie figlie festanti.
ORE 9.15
Sono in pausa.
LORO…
– “Siamo in pausa!”
– “Scusate un attimo, ragazzi!” – sorrido.
Stacco il flash.
– “Oh che bello!” – dico alle bambine, pensando il contrario…”Fate merenda!”
Si servono da sole. Per fortuna.
Il latte dal frigo. È caduta qualche goccia.
Ma non importa: io ora sto in classe.
– “Mammaaaa… Il flash!”
Capisco che le mie figlie hanno finito la pausa.
ORE 9.30
– “Bene, ragazzi, allora finite quest’esercizio”.
Spengo il flash, scatto felino, corsa, sgommata in ciabatte.
Sandra fa il suo intervento.
Intanto dal mio PC in cucina – “Prooof…io qui ho tradotto…va bene…?”
Scatto felino, corsa, sgommata. Mi sistemo la frangetta con nonchalance.
– “Sì, ditemi, ah certo, ok… benissimo!”
Così fino alla seconda pausa.
ORE 10.15
Paola: “Questa volta non devo fare merenda, leggo un po’ Harry Potter”.
Annuisco, ma avrei potuto annuire ad ogni altra richiesta, anche se avesse detto “In questo quarto d’ora posso dar fuoco alla casa?”.
Camilla, in questa seconda pausa, ripristina la funzione originaria della stanza adibita per lei a postazione DAD e…tìn, tìn!
Sandra, invece, praticamente ha finito: in prima elementare, le ore di lezione sincrone sono solo due. E quindi inizia il suo corso di auditrice della classe quarta della primaria.
E se Paola la manda via, questa è la sua ora di autogestione.
Praticamente è sola.
Libera.
Come piace a lei.
E libero è anche l’ingresso.
È il momento di spostarmi dalla cucina.
Aspetto la mia pausa.
E, scatto felino, corsa, sgommata, con in mano il notebook, i libri, l’agenda, le penne, il cellulare e non so cos’altro, mi sistemo.
“Ah!” – sospiro sedendomi su una sedia Ikea che neanche su una poltrona Frau.
Accendo il flash e riprendo le mie lezioni.
Terza ed ultima pausa.
ORE 11.15
Anche Paola e Camilla hanno finito.
Si apre la porta, appare una mano con un foglio. C’è scritto: “Possiamo fare il gioco delle tabelline?”
– “Sì” – rispondo io con una nota d’orgoglio. Non ho neanche spento il flash.
I miei alunni sorridono: le mie figlie occupano il tempo libero per giocare a ripetere le tabelline. Ma…
– “…con il tablet” – aggiunge Paola.
– “No” – rispondo allora perentoria – “col tablet no!”
La porta si chiude.
Resto lì fino all’ora di pranzo.
Quando “Mamma, ma io ho fame!” dice Sandra.
Scatto felino, corsa, sgommata, sono ai fornelli.
Nella vita che cuoce, che scotta, che frigge, che brucia, che si assapora, si gusta, si mangia, che ci nutre.
– “È prontooo!”
E la ciurma è in tavola, viva, felice e affamata, sonora e pimpante, senza nessun flash.
Le vocine si sentono chiare e forti.
La forchetta nel piatto, nitida e concreta.
E nessuna paura che salti la connessione dell’appetito, della pancia e del cuore.
A saltare sono solo le uova. E forse … anch’io!