Dal mito alla storia. Il cratere di Assteas e il racconto della sua odissea

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La storia dell’arte è narrazione, racconto. È “bellezza”, è idea e sentimento, è consapevolezza della vita e della storia, ma è soprattutto conoscenza e testimonianza nel nostro presente della verità e della realtà del passato. Epifanicamente, ogni opera d’arte appartiene a una doppia realtà temporale: al passato, se si tratta di opere d’arte antica, in quanto oggetto prodotto da un artifex, da un artefice; al presente perché quell’oggetto è qui, ora, davanti a noi e si mostra ai nostri occhi fisicamente per com’era e per com’è. Non è un fantasma, non è una favola. C’era una volta e c’è ora. Così, dalle nebbie del tempo della storia, emergono testimonianze preziose che hanno valore di civiltà.
Tra queste testimonianze vi è un vaso della Magna Grecia, a figure rosse, prodotto a Poseidonia-Paestum e firmato dal ceramografo Assteas: “lo ha dipinto Assteas”. È una specie di rinomato marchio di fabbrica, l’opera pittorica di uno dei più importanti decoratori ceramici della splendida località della Magna Grecia, tra il Mar Tirreno e il Sele. Si tratta di un cratere usato per mescere acqua e vino nei banchetti simposiali, frutto di un «semisconosciuto artigiano che, con orgoglio, ha firmato alcune delle sue opere migliori, consentendo a noi di recuperare, nel naufragio generale della storia scritta, il suo nome che viene oggi a proporsi come simbolo di quella straordinaria fusione tra Greci e Lucani che caratterizza la storia di Poseidonia-Paestum nel IV secolo a. C.». Questo breve brano di Emanuele Greco ci offre la chiave per comprendere l’importanza storica e artistica dell’opera e ci introduce sulle vicende del ritrovamento fortuito, del successivo trafugamento e della sua restituzione per opera del Nucleo Operativo del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, grazie soprattutto al fiuto e alle capacità investigative di un bravo detective dell’arte: il luogotenente dei Carabinieri Roberto Lai, e dei suoi colleghi, che ha permesso il rientro in Italia di questo splendido vaso. Il racconto del trafugamento e delle vicende del vaso di Assteas sono raccontate ora in un libro a fumetti realizzato dallo stesso Lai, con Filippo Tomassi, dal titolo “Il ratto d’Europa. L’indagine che riportò a casa il magnifico vaso di Assteas”, edito da Toma (ISSN 1827382-3, euro 15,00).
Il vaso di Assteas fu rinvenuto negli anni Settanta del secolo scorso da un certo Cacciapuoti nel corso di alcuni lavori a Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, in una tomba e faceva parte del relativo corredo funerario. Lo stesso scopritore lo vendette per pochi soldi, dopo essersi fatto fotografare con l’importante reperto archeologico tra le mani. L’opera finì in Svizzera. Nel 1981 fu poi acquistata da un noto museo statunitense, il Getty Museum di Malibu, Los Angeles, per la consistente cifra di 380.000 dollari. Il Luogotenente Lai, nel libro a fumetti, ripercorre le vicende che portarono all’individuazione del vaso e alla sua provenienza. Infatti, con la successiva collaborazione proprio dell’artefice del rinvenimento e del trafugamento, e grazie a una foto che lo ritraeva con l’opera tra le mani, Roberto Lai riuscì a coinvolgere gli Uffici del MiBAC e la Magistratura e a ottenere la restituzione del cratere dipinto a figure rosse. Il vaso ritornò in terra italiana nel novembre 2005. Oggi è conservato nel Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino, a Montesarchio (Benevento), diretto da Ferdinando Creta. Il libro a fumetti di Lai e Tomassi, con la narrazione della vicenda del cratere di Assteas, sarà presentato a Roma presso la Scuola Allievi Carabinieri nel prossimo mese di gennaio. Esso è edito con il contributo dell’Associazione Sulcitana di Storia e Archeologia onlus, dell’Associazione Nazionale Carabinieri, Sezione di Roma Trastevere, e dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia onlus. Il lato A del vaso presenta la raffigurazione del ratto di Europa, in volo verso Creta in groppa a un toro sotto le cui sembianze si era camuffato Zeus stesso. Il lato B rappresenta una scena dionisiaca, con la presenza di Dioniso. Osservando il vaso dal lato A, si rileva che la raffigurazione centrale, con la fanciulla Europa e il toro, è racchiusa in uno spazio pentagonale. I nomi dei personaggi sono stati meticolosamente graffiti dopo la cottura del vaso e ci hanno permesso di ricostruire la narrazione mitologica. Stilisticamente notiamo i caratteri tipici del linguaggio figurativo della produzione di Assteas, attento alla simmetria compositiva, alle figure accostate e non sovrapposte, al disegno ben curato e alla presenza dei personaggi principali collocati al centro della composizione, dimensionalmente più grandi rispetto a quelli minori, per dare a loro particolare risalto.

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