Dall’utilitarismo interista al calcio totale olandese

La squadra di Herrera vinse tutto ma vinse tanto anche l'Olanda degli anni 70. Forse tra vent'anni si ricorderà il Napoli di Sarri

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L'ex tecnico del Napoli Maurizio Sarri, altro caposcuola del calcio contemporaneo

Il calcio non è solo il gioco più bello del mondo ma è anche probabilmente il più semplice. Un gioco che però nel tempo ha subìto tante trasformazioni dal punto di vista tattico. L’Inter di Helenio Herrera aveva rappresentato negli anni Sessanta il modello più utilitaristico di un calcio sicuramente sparagnino dal punto di vista delle energie spese, ma estremamente concreto ed efficace perché implacabile.
Se il Padova di Nereo Rocco si distingueva per l’ermeticità della propria difesa, l’Inter primeggiava perché non solo poteva contare su una difesa fortissima ma anche, e soprattutto, su due reparti, centrocampo e attacco, che funzionavano come un orologio svizzero.

Helenio Herrera e Nereo Rocco

Le geniali aperture di Luisito Suarez, uno dei più grandi centrocampisti della storia calcistica mondiale, erano inviti a nozze per giocatori come Jair e Peirò, vere anguille nelle aree di rigore avversarie. Un gioco elementare quello dell’Inter, utilitaristico e altamente pratico: pochi fronzoli e molta sostanza per chi voleva soprattutto vincere; deludente invece per chi voleva lo spettacolo a tutti i costi. Storica una frase attribuita al “mago” Herrera in un movimentato dopo partita: “Chi vuole lo spettacolo deve andare a teatro!”
Senza dare spettacolo, con un gioco scarno ma efficace al tempo stesso, quell’Inter guidata da Herrera, sotto la presidenza di Angelo Moratti, vinse di tutto: campionati, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale.
In Europa però c’era un rigurgito di allenatori che lavorava alacremente per presentare un calcio diverso. Agli inizi degli anni Settanta, quando il fenomeno Inter era tramontato, l’Olanda si presentò come portatrice di un calcio completamente diverso da quello praticato fino a quel momento soprattutto dalle squadre italiane. All’insegna del cambiamento, la nazionale olandese fece sfoggio di tutta una serie di novità: arrivò il pressing, mutuato dalla pallacanestro, con calciatori che aggredivano e circondavano il calciatore avversario in possesso di palla. Correvano a più non posso i calciatori olandesi, costituivano una specie di moto perpetuo e, quello che più contava, erano anche in possesso di ottime qualità individuali. Era nato il cosiddetto “calcio totale” che prevedeva calciatori universali, non più specialisti, non più terzini, centrocampisti, ali, attaccanti, ma calciatori che sapessero fare di tutto, pronti a sostituire nei compiti quelli che fino a quel momento erano considerati mostri sacri nei vari reparti della squadra. Calcio totale ma anche tattica del fuorigioco, applicata chirurgicamente in ossequio a movimenti preordinati dell’apparato difensivo sempre in linea.
Insomma una vera e propria rivoluzione basata soprattutto sulla vigoria fisica e sull’essere presenti agonisticamente in tutte le zone del campo. Quell’Olanda poteva contare su autentici campioni come Neeskens, Rep e Krol e soprattutto Cruijff cha esaltarono con le loro prestazioni un gioco che in breve tempo annientò la vecchia concezione del calcio all’italiana.

L’ex tecnico del Napoli Maurizio Sarri, altro caposcuola del calcio contemporaneo

Vinse tanto l’Olanda, imponendosi anche ai mondiali del 1974 per il suo gioco arioso e intrigante; fu sconfitta però nella finalissima con la Germania con il punteggio di 1 a 2 dopo aver dominato territorialmente la partita.
Un’ulteriore conferma del fatto che non c’è mai niente di scontato in fatto di risultati, anche se le novità affascinano così come ancora oggi affascina il gioco del calcio.
Bella in proposito l’affermazione di Sarri, ex allenatore del Napoli, all’indomani di un’amara sconfitta subita dalla sua ex squadra: “Nella storia del calcio – ebbe a dire il tecnico toscano – ci sono squadre che segnano un periodo: negli anni ‘70 si ricorda l’Olanda e non chi ha vinto. Noi proviamo a fare questo. Sono convinto che tra 20 anni questo Napoli sarà ricordato da tutti per il suo modo di esprimere calcio”.