Crac Gesema, a Comune e sindaco conto da 21 milioni

La multiservice dichiarata fallita nel 2017: dai curatori 13 citazioni

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Crac della multiservice Gesema, trema il comune di Mercato San Severino. I curatori fallimentari citano l’ente municipale, il sindaco Antonio Somma, e altri undici, fra ex amministratori o loro eredi. La richiesta di condanna al pagamento, in solido, è da brividi: 21 milioni di euro. Una bomba su Palazzo Vanvitelli, già in pre dissesto finanziario. A firmare l’atto di citazione, notificato il 28 giugno, il professor Francesco Fimmanò, legale dei curatori Giovanni D’Antonio e Sergio Como. Destinatari sono anche l’ex amministratore unico Andrea Torre, Antonio Leone, Viviano Nobile, Claudio Coda, Sabato Giordano, tre eredi dell’ex assessore Donato De Conciliis, tre eredi di Giovanni Basile. Il contenzioso è affidato alla sezione specializzata del Tribunale delle imprese di Napoli, competente per materia. L’azione fallimentare si affianca al procedimento penale, per cui si ipotizza una bancarotta fraudolenta in concorso.
La citazione al sindaco Somma. L’attuale primo cittadino, Antonio Somma, non è coinvolto nell’inchiesta della procura di Nocera Inferiore. La curatela ne chiede la condanna, in quanto ex sindaco unico della partecipata, dichiarata fallita nel febbraio 2017. Gli si rimprovera la mancata denuncia al tribunale, in veste di organo di controllo, dei presunti «artifici contabili posti in essere nella redazione dei bilanci». L’atto di citazione muove precisi rilievi. «Risulta per tabulas il mancato controllo del Sindaco Unico- si legge – e ciò sia in riferimento alla mancata denuncia tanto delle operazioni preventivamente poste in essere dalla Gesema (e neanche mai denunciate dai precedenti Sindaci), che in ordine alla fusione per incorporazione che determinava nel bilancio della Gesema passività per oltre 10.000.000,00 di euro nonché in relazione alla mancata redazione e/o comunque approvazione del bilancio di esercizio al 31.12.2015». Somma viene ritenuto «ingiustificatamente inerte ad ogni forma di denuncia e/o comunque attività volta a evitare (anche per tale via) la consumazione delle dannose attività gestorie perpetrate dall’organo amministrativo». «Inerte» anche quando, in due assemblee ordinarie dei soci, «venivano rappresentate perdite di esercizio pari ad euro 1.300.538,68 ed euro 11.823.560,41». Anche «a seguito di dette rappresentazioni» Somma «continuava semplicemente ad osservare la gestione degli amministratori e del socio unico Comune di Mercato Torre San Severino, i quali solo in data 18-03.2016 provvedevano a depositare una domanda di concordato in continuità in bianco». Il concordato, comunque, sarà dichiarato inammissibile.
Le accuse al Comune. Al Comune si contesta una abusiva attività di direzione e coordinamento della società fallita. La citazione è indirizzata ancora a Somma, stavolta quale sindaco pro tempore. Secondo i curatori, l’ente avrebbe esercitato un’ingerenza nella gestione, per trarne profitto. «Il comune di Mercato San Severino – scrive il legale della curatela – poi, come risultante per tabulas, ha utilizzato la Gesema quale veicolo al fine di controllare anche ulteriori e diverse società e/o enti dalla medesima interamente partecipate». Si parla della Fondazione Teatro Comunale di Mercato San Severino, San Severino Ambiente srl, San Severino Patrimonio srl: con le ultime due, Gesema si è fusa per incorporazione. «L’Ente comunale – sostengono i curatori – han concretamente perseguito, nell’eterodirezione della società controllata, un interesse imprenditoriale proprio in spregio ai doveri di corretta gestione societaria e imprenditoriale della controllata Gesema». Ciò emergerebbe «sotto diversi profili legati alla duplice qualità rivestita dall’Ente di socio di controllo e di cliente esclusivo della società fallita». Nell’atto si ricorda come «alla Gesema fosse delegata l’intera gestione dei servizi necessari (e non) delle attività del Comune». I compiti svariavano dalla manutenzione degli edifici pubblici, alla gestione dei parcheggi comunali, fino a quella dei rifiuti. «Come cliente – afferma la citazione – il Comune di Mercato San Severino risulta aver accumulato una serie di insoluti omettendo di corrispondere alla Gesema Ambiente e Territorio il pagamento del corrispettivo per le prestazioni svolte in suo favore, per una somma complessiva pari ad euro 4.412.561,72, e ciò almeno a far data dall’ultima verifica straordinaria della situazione debitoria e creditoria (alla data del 31.15.2015) effettuata di concerto fra la società in bonis e il socio unico». L’accusa è molto pesante. «In ragione di tanto, dunque, è del tutto evidente che – considerano i curatori – il Comune ha utilizzato volontariamente la società partecipata quale mero strumento per ridurre gli oneri economici e finanziari a proprio carico, relativi poi ad una molteplicità di servizi e/o comunque attività al medesimo riconducibili, riducendo la debitoria da esporre nei bilanci consuntivi di fine anno scaricandone, in definitiva, il peso sulla partecipata e sui suoi creditori sociali». I servizi resi all’ente, in pratica, non avrebbero ricevuto «il giusto corrispettivo di mercato». Un artificio per alleggerire i bilanci comunali. Al tribunale, inoltre, si chiede di dichiarare l’inadempimento di Palazzo Vanvitelli, per l’omesso pagamento dei corrispettivi. E in via subordinata, pure l’arricchimento senza causa: un illecito che, se accertato, comporterebbe la condanna a pagare altri 2,4 milioni di euro.
La quantificazione del danno. Nel quantificare il danno, la curatela invoca la più recente giurisprudenza. E la ragione viene presto chiarita. «Il danno andrà quantificato – specifica l’atto di citazione – nella differenza tra attivo e passivo fallimentare (sino ad oggi accertato giacchè i bilanci e le scritture contabili sono parziali e inattendibili per i motivi innanzi addotti». Quindi, la somma richiesta è pari a 21,4 milioni, «oltre all’ammontare potenziale di 5.241.851,66 che potrà risultare all’esito delle opposizioni allo stato passivo e l’ammontare delle ulteriori domande che potranno pervenire e risultare dal riepilogo dello stato passivo del Fallimento Gesema». A San Severino, ce n’è abbastanza per non dormire sonni tranquilli.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)