De Luca da Salvini alle sardine: finiranno fritte

Il governatore proclama il sostegno al movimento di protesta contro il leader leghista, che sabato a Napoli scende in piazza per il primo flash mob. Ma fino a poco fa rivendicava il ruolo di maestro del capo del Carroccio

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Dalle alici alle sardine è un attimo. La girandola di De Luca, in un vortice di luci, stavolta plana sul movimento anti Salvini. Sabato a Napoli c’è il primo flash mob delle sardine partenopee. E subito il governatore impone un mano benedicente sulle loro teste. «Se sostengo la manifestazione delle sardine di sabato a Napoli? – rispondeva due giorni fa ai cronisti – Assolutamente sì, è un movimento fresco, nuovo e originale. Napoli ne ha bisogno». Forse ne ha bisogno anche lui, sempre a caccia di nuove sponde, sotto il manto post ideologico. «Apprezzo molto – spiegava – questo richiamo non agli ideologismi, ma ai fatti. Ho sentito molti dei promotori dire che si sono stancati di sentire parole, tweet, slogan, vogliono ragionare sui fatti». E con l’inconfondibile plurale maiestatis, chiosava: «Esattamente quello che tentiamo di fare e sollecitare nella nostra esperienza». Dunque, De Luca “sardina ante litteram”. E però, non più tardi di un anno fa, rivendicava il ruolo di «maestro», relegando Matteo Salvini a quello di «allievo». Un editto proclamato in piena competizione securitaria. Il titolo di precettore, peraltro, gli era ampiamente riconosciuto dal capo leghista, oggi bersaglio delle sardine. E ancora prima, ma siamo nella preistoria, De Luca era il segretario salernitano del Partito Comunista. Cambiano le sigle, si eclissano i leader, nell’era della “politica liquida”. Ma De Luca comanda sempre. E se, all’epoca del referendum renziano, era l’ideologo delle fritture di pesce, ora già ne adocchia l’evoluzione. Il problema semmai è delle sardine: abbracciando De Luca, rischiano di essere fritte.