De Luca il lanciafiamme

Decisionismo simpatico non sostenuto da politiche di sviluppo. Il governatore visto dal Nord: piglio vincente ma irrilevante per la ripresa campana

0
267

Il Governatore della Campania De Luca è tra i personaggi della politica regionale maggiormente graditi anche fuori della sua Regione. È stato un politico di lungo corso che ha ricoperto incarichi istituzionali importanti a livello locale e nazionale. La sua lunga militanza lo rende anche intuitivamente rilevante ogni qualvolta si parla di Sud, di Campania e di Salerno. Nel mio viaggiare per l’Italia mi capita spesso di discuterne con amici e conoscenti che hanno di lui un giudizio molto positivo. Vi è una notevole identificazione del suo profilo umano e politico con l’Italia del Sud. Spesso ho sentito paragoni con l’epopea politica di Craxi che De Luca ricorda sotto vari aspetti. Un linguaggio molto diretto, la capacità di sparigliare gli avversari, un inossidabile attaccamento al potere. Un mio personale apprezzamento riguarda la sua abilità di non scadere mai nella demagogia. A parte le parodie di Crozza e i complimenti di Verdone che lui sembra gradire con malcelata civetteria, la figura di De Luca esce vincente anche in questa terribile epidemia. Perché? Innegabile la sua dote di decisionismo e tempestività nell’approntare misure di contenimento rispetto ai pur legittimi, quanto difficili da capire, tentennamenti dei Governatori Fontana e Zaia. In poche parole è un politico credibile che incute rispetto, merce rara di questi tempi. Tuttavia, la sua lunga azione politica si deve inevitabilmente misurare con i risultati ottenuti e qui il bilancio diventa opaco se non negativo. Prendo due indicatori che sottendono dimensioni socio economiche non tutte ascrivibili al suo operare ma che ritengo comunque significative per i motivi che dirò alla fine. I due indicatori sono espressione dei divari che si sono drammaticamente formati in Campania rispetto alle regioni settentrionali: il PIL pro capite e la spesa per i servizi sanitari per mobilità passiva.
Relativamente al primo indicatore (Conti Territoriali ISTAT) si hanno più di 42mila euro a Bolzano e poco più di 17mila in Calabria e Sicilia. Tra questi due estremi vi è la media nazionale di 28.500 euro a testa. La Campania è sempre tra le ultime. Questi numeri sono sufficienti per capire il divario ulteriormente apertosi tra Settentrione e Meridione. Ad esso si associano differenze notevoli nella qualità dei servizi di competenza regionale. Quelle relative ai servizi sanitari si riflettono anche sul costo della cosiddetta mobilità passiva. Si tratta dei malati che dal Sud del Paese vanno a curarsi nelle strutture ospedaliere del Nord Italia perché più efficienti. Negli ultimi anni, il numero ha oscillato tra i 50.000 e i 100.000 l’anno, dando luogo a squilibri monetari nell’erogazione delle prestazioni. Infatti essi sono ripianati dalle regioni di origine in sede di riparto del Fondo Sanitario Nazionale. Il paradosso, che ha tuttavia una sua ferrea logica, è che oltre a pagare per i servizi sanitari al Sud un residente paga anche per coloro che si recano al Nord. Cioè per coloro che si possono permettere spese di viaggio e di soggiorno lontano da casa. Il rapporto della Fondazione GIMBE identifica le prestazioni erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza. In termini di performance esprime il cosiddetto “indice di fuga” e in termini economici identifica i debiti per mobilità sanitaria passiva di ciascuna Regione. Le Regioni con maggiore indice di fuga sono Lazio (13,9%) e Campania (10,1%) che insieme contribuiscono a quasi un quarto della mobilità passiva. Un ulteriore 23% si concentra in Calabria (7,5%), Puglia (7,4%), Sicilia (6,5%). Vero è che l’andamento della Campania per i due indicatori è simile a tutte le Regioni meridionali ma è proprio questo il punto. Napoli doveva essere l’occasione di riscatto dell’intero Sud e non lo è stato. Doveva entrare, per la sua storia, tra le grandi capitali europee. La città più importante non è stata, invece, in grado con la classe politica deluchiana di innescare una risalita che oggi appare sempre più lontana. Al Governatore, secondo il mio punto di vista, è nuociuta la sua autoreferenzialità, un po’ per facile ricerca del consenso e un po’ per radicata convinzione. Egli non ha mai chiarito come realmente stavano le cose, non ha mai avviato una operazione verità sull’economia e sulla sanità. Ricordo che il servizio sanitario nasce nei paesi anglosassoni e in terra germanica nasce per essere unico ed universale. Due attributi che mal si coniugano con la triste diaspora dei campani verso gli ospedali del Nord. Ed ora cosa accadrà alla già depressa economia meridionale e ai servizi sanitari sul territorio ? In conclusione, De Luca onnipresente anche con i lanciafiamme si è invece tirato indietro proprio quando da una persona come lui ci si attendeva speranzosamente un rinnovamento della società campana e quindi meridionale. L’esperienza di De Luca si chiude, quindi, qui tra Salerno e Napoli e qui, purtroppo, rimane, comunque destinataria dei sinceri complimenti e apprezzamenti dei miei amici settentrionali.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)