De Luca sr con i suoi figli: a destra c'è Piero, che aspira ad un posto di sottosegretario nonostante il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta

De Luca sr ringhia ancora contro i grillini, De Luca jr invece apre. Per stare sicuri, il M5S ribadisce l’anatema: «Mai con i De Luca». Sembra cadere nel vuoto, la mano tesa di Piero De Luca, a margine di un convegno a Salerno sullo sviluppo sostenibile. Il deputato del Pd lancia il suo ballon d’essai, sull’ipotesi di estendere alle regioni l’accordo con i 5 stelle. «Credo – afferma – che sia un ragionamento che si proverà ad aprire in tutto il Paese per portare avanti parte dei programmi inseriti nel programma di governo». E sfidando un tabù, il parlamentare rilancia: «Se dovessero esserci le condizioni anche in Campania per una sintesi programmatica politica che parta, ovviamente, dall’esperienza straordinaria positiva di successo del governatore Vincenzo De Luca, noi siamo pronti e disponibili a ragionare con tutte le forze politiche ed eventualmente anche con il Movimento 5 Stelle». Ma se De Luca jr decanta le virtù paterne al M5s, il governatore si mostra freddo. Certo, il ruolo gli impone di moderarsi un po’. E quindi «ci sono cose importanti da aspettarsi dal nuovo governo. L’Italia – declama su LiraTv – ha bisogno di serenità». Ma poi non si trattiene: «Mi aspetto che si apra una stagione politica completamente diversa dopo 10 anni di tensioni, aggressioni verbali, un clima da guerra su cui c’è una responsabilità enorme del M5s». E punta di nuovo il dito contro il «gruppo dirigente, Beppe Grillo in testa, che per 10 anni ha diffuso la sottocultura della violenza verbale. Quante stupidaggini abbiamo ascoltato». Insomma, restano sempre tese le relazioni tra deluchiani e 5 stelle. Ma non aveva bisogno delle ultime sparate del governatore, per affossare l’idea di un armistizio, la capogruppo regionale Valeria Ciarambino. Da giorni va ripetendo «mai con De Luca, mai coi partiti che hanno distrutto la Campania». E alle accuse di violenza verbale, i grillini rispondono con una video sugli «epiteti che l’agnellino De Luca ha rivolto in questi anni a esponenti istituzionali del Movimento 5 Stelle». Tra gli scontri in aula, menzione speciale per il dito medio del governatore, sfoggiato durante l’approvazione della manovra regionale due anni fa. Nell’antologia finiscono le bordate su Di Maio «testa di sedano», le invettive contro «gli ignoranti, cialtroni e dilettanti» del M5S, l’appellativo di «chiattona» rifilato alla Ciarambino, «l’insegnante di sostegno» da fornire a Toninelli. E via arringando contro i grillini «truffatori, squadristi» e, ovviamente, «cafoni». Con tali premesse, va a buone donne il dialogo a cui ammicca Piero. E sul rampollo del presidente, si abbatte pure l’ira funesta di Ciarambino. Nel mirino i rumors incontrollati, su un presunto patto da stomaci forti: una posto da sottosegretario al giovane deputato, in cambio del via libera ai 471 navigator campani. «Se questa notizia fosse vera – argomenta la capogruppo del M5s – sarebbe la più squallida conferma di ciò che è la politica per Vincenzo De Luca: un poltronificio per se stesso, per i suoi familiari e per i suoi fedelissimi. Io mi auguro che questa notizia sia falsa. Non si può fare del sacrosanto diritto al lavoro, conquistato grazie a una selezione pubblica, l’oggetto della mercificazione politica e dello scambio di poltrone sotto il manto vergognoso del familismo». Proprio la vertenza navigator è l’ultimo fronte della guerra tra grillini e governatore, lunga 4 anni. Un Vietnam senza esclusione di colpi. Dal caso Alfieri col mantra “fritture” alle barricate sul commissariato alla Sanità, dove De Luca resta in sella, in barba ad una legge ad personam per cacciarlo. I pentastellati campani si considerano, anche oggi, «l’unico argine» al governatore. E tra le due sponde, scorre sempre un fiume di detriti.