De Luca: uno scoop per trasformarlo in vittima

Un'inchiesta spompata e già avviata al binario morto riesumata alla vigilia dell'archiviazione. E intanto è calato il silenzio su altre indagini, ben più importanti. Come quelle sulla gestione dell'emergenza Covid e degli appalti per gli ospedali modulari mai entrati in funzione e per i tamponi, e sulle spese pazze della Regione segnalate dall'anticorruzione

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A chi giova, a due settimane dalle elezioni regionali, la diffusione della notizia di un’indagine a carico di De Luca sulla promozione a dirigenti regionali di quattro vigili urbani di Salerno mediamente scolarizzati, ma sicuramente non in possesso dei titoli richiesti? A Caldoro? Alla Ciarambino? Agli altri, già strabattuti, candidati alla presidenza? Per rispondere alla domanda è il caso di mettere bene a fuoco l’indagine. Che, rivelata da Repubblica (ma qualche giornale di Salerno l’aveva anticipata addirittura tre anni fa), è stata illustrata in ogni dettaglio dallo stesso indagato con un lungo post sulla pagina Facebook che noi cittadini campani finanziamo con le nostre tasse, e dal suo avvocato Antonio Castaldo, in una nota inviata alla stampa. Un profluvio di dichiarazioni di per sé stesso molto sospetto. Ma restiamo al punto. Trattasi di un’indagine amplissimamente spompata, su fatti risalenti al 2017, che con ogni probabilità si avvia a definizione (se non è già definita) con una richiesta di archiviazione da parte della Procura. Ci sentiamo di fare una previsione: decisive saranno le prossime 72 ore. Scommettiamo che sarà fatta trapelare la notizia che gli inquirenti hanno deciso per il non luogo a procedere? A quel punto, dopo che per qualche giorno si è attivato l’infernale meccanismo che governa queste vicende, e che lo stesso De Luca e il suo legale hanno scientificamente alimentato con le loro dichiarazioni (il martirologio, la denuncia della persecuzione giudiziaria, la riprovazione per la giustizia a orologeria, il tritacarne, il perverso circuito mediatico – giudiziario, e ci pare di non aver dimenticato proprio niente), la storia si concluderà con la trionfale riabilitazione giudiziaria dell’ex reprobo. Finalmente mondato (dopo 3 anni!) di ogni sospetto. Puro, incontaminato e innocente come uno degli angioletti michelangioleschi della Cappella Sistina. Se avete avuto la pazienza di seguirci fin qui avrete senz’altro capito che noi la risposta alla domanda dalla quale siamo partiti – cui prodest? – ce l’abbiamo già. L’unico a trarre giovamento dalla diffusione della notizia dell’indagine è stato e sarà Vincenzo De Luca. Che pure stavolta è riuscito ad allestire, grazie all’apparato propagandistico di Palazzo Santa Lucia (che sempre noi manteniamo con le nostre tasse) e la complicità di un sistema, quello dell’informazione campana, che egli controlla militarmente per un 98-99%, un mega trappolone nel quale sono caduti – con tutte le scarpe – i suoi antagonisti. Da Caldoro in giù, non ce n’è stato uno – uno solo –  capace di fiutare l’inganno così ben confezionato. Si sarebbe portati a pensare che, a disposizione dello stracandidato-stravincitore-stratutto, ci siano delle “menti raffinatissime”, se non suonasse oltraggioso per la memoria di un grande italiano che si chiamava Paolo Borsellino. Oltraggioso perché De Luca, spin doctor di se stesso, è riuscito a trascinare il dibattito pubblico in Campania al suo livello di cabarettista. Questa campagna elettorale oscilla tra la pochade e il vaudeville: per rimanere nella metafora teatrale, Scarpetta prevale nettissimamente su Eduardo. Operazioni come quelle di ieri – con lo staff dello stracandidato che anticipa alla cronista la prossima archiviazione dell’indagine – testimoniano però qualche inquietudine di troppo. De Luca non vuole solo stravincere elettoralmente: a quello ha pensato Bonavitacola, costruendogli il gigantesco accrocco che lo sostiene. No: egli insegue la piena, completa, legittimazione morale, messa in discussione da ben altre inchieste, abilmente fatte sparire dai radar dell’informazione, piccola e grande. Come quella che vede coinvolto il “volontario” Luca Cascone, uno, che mosso da esclusivo spirito di carità, durante l’emergenza sanitaria di marzo e aprile contattava ditte e compulsava fornitori interessati a appalti per diversi milioni di euro. Non se ne parla più: e così il suo sorridente faccione spunta da ogni cantonata, campeggiando rubicondo sulle fiancate di tutte le autolinee in possesso di concessioni regionali, lui che nell’ultima legislatura è stato presidente della commissione trasporti del consiglio. Oppure l’indagine sulla gara per i tamponi, che ha il suo epicentro nel fantasmagorico Istituto Zooprofilattico Regionale, regno dell’ineffabile veterinario Rino Cerino (avete capito bene: veterinario), posto a capo della task force sull’emergenza epidemiologica. Poi dice che non ci trattano come animali… Oppure ancora l’accertamento sugli immaginifici ospedali a blocchi di Napoli, Caserta e Salerno: una paccata di milioni buttati nel bruciatore. Oppure, infine, il rapporto dell’anticorruzione, che ha rivelato come, nel pieno dell’emergenza di primavera, la Campania sia arrivata a spendere più di 72mila euro per ogni singolo contagiato: 12 volte in più della Lombardia, che in quel periodo contava gli infetti a migliaia al giorno. Di tutto ciò non si parla più. Svanito. Evaporato. Da ieri oscurato anche da un’indagine ormai morta e sepolta. Qualcuno ha lanciato l’amo, i pesciolini hanno abboccato. Come sempre.

Da “il Quotidiano del Sud” edizione di Salerno dell’8 settembre 2020