La cultura artistica nell’Italia meridionale nel XVII e poi XVIII secolo ebbe molti protagonisti. Il primo fu, all’inizio del Seicento, Caravaggio, con i suoi seguaci, tra i quali ricordiamo soprattutto Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera. Poi va ricordato Mattia Preti, calabrese, che arrivò a Roma e fu protagonista a Napoli e a Malta. Ricordiamo anche Francesco Guarino, Filippo Vitale, Micco Spadaro, fino ad arrivare ai più significativi pittori Luca Giordano e Francesco Solimena. Nella seconda metà del Seicento, fino al 1728, va ricordato un artista cilentano. Giunse a vette altissime nella pittura europea del proprio tempo. Parlo di Paolo de Matteis, che firmava le proprie opere con il nome di “Paolus de Matheis” (Piano Vetrale, 1662 – Napoli, 1728). Un uomo che seppe farsi spazio tra la pittura di Luca Giordano e quella di Francesco Solimena. Fu coetaneo dello scultore Giacomo Colombo (Este, 1663 – Napoli, 1731) la cui arte si può dire che era quasi parallela con la visione pittorica del de Matteis. Negli ultimi decenni, la figura e l’opera di questo maestro cilentano ha registrato una forte impennata nella storiografia e nella storia della critica d’arte, che ha meglio messo a fuoco i suoi modi stilistici ed espressivi, evidenziandone modi pittorici e iconografie, dipinti di natura sacra, cristiana, improntati dallo spirito del Concilio di Trento, e dipinti di natura classica, letteraria e mitologica. Ciò si deve soprattutto gli studi del compianto professore Mario Alberto Pavone e della dottoressa Valentina Lotoro. Diverse mostre gli sono state dedicate, a testimonianza del suo valore. Egli lavorò anche a Parigi, protetto dal monarca Luigi XIV, tra il 1703 e il 1705. Va ricordato che fu a Roma, intorno al 1682, dove fu introdotto negli ambienti dell’importante Accademia di San Luca, entrando in contatto con la cultura artistica romana dell’epoca. Inoltre, per Aurora Sanseverino, marchesa di Laurenzana, il pittore dipinse una significativa “Natività” (1712), ora conservata a Richmond, nel Museum of Fine Arts. La marchesa Sanseverino fu mecenate delle arti e poetessa, si intendeva di musica. Certamente influì positivamente su Paolo de Matteis che, in questo contesto, venne a contatto con una buona cerchia di poeti arcadi. Nel 1742, Bernardo De Dominici la citò come «eroina de’ nostri tempi» per il suo mecenatismo nel campo delle arti. De Matteis, nell’ultima fase della propria vita, tra altre importanti opere, dipinse la “Madonna delle anime purganti” nella Cappella dell’Arciconfraternita del Monte dei Morti della Cattedrale di Chieti, del 1727. Nella chiesa di san Francesco di Assisi, a Eboli, vi è un documentato dipinto raffigurante “Santa Lucia con San Bonaventura e Santa Martire”. È situato sull’altare dedicato alla santa siciliana e fu commissionato dalla Famiglia ebolitana Romano-Cesareo. Si tratta di un olio su tela, ed è citato quale «…opera antica, autore de Mattheis» nell’inventario napoleonico del 1811 riguardante le opere d’arte nella chiesa francescana ebolitana. Il dipinto ha subito pesanti e inopportune ridipinture in quanto il volto dell’ancora non ben identificata “Santa Martire”, a sinistra in basso, era stato completamente cancellato e vi era una grossa e vistosa lacuna che mostrava la trama della tela sottostante, come anche in altri punti. Qualcuno però pensò bene di integrare queste lacune, addirittura ridipingendo il volto della Santa. Ma finì per ottenere risultati del tutto disastrosi, come si può notare dalla bruttezza approssimata dei tratti fisiognomici del viso, come se qualcuno avesse trapiantato il viso di una persona su quello di un’altra, violando irrimediabilmente l’integrità dell’opera. Resta un esempio di pessimo e inaccettabile intervento di falso restauro, che mai avrebbe dovuto essere svolto.
Uno studio molto interessante sulla riscoperta e sulla fortuna critica dell’arte di de Matteis, con una disamina degli studi sul pittore cilentano, è stata pubblicata nel 2017 da Mario Alberto Pavone. E anche se non risulta del tutto completa resta pur sempre uno studio importante per capire questo grande artista. Paolo de Matteis aderì non solo ai modi di Luca Giordano, ma anche a esperienze pittoriche legate a una certa «inclinazione classicistica», come afferma Francesco Abbate, che poggiava sulle suggestioni ed esempi pittorici di Lanfranco, di Beinaschi e del Maratta, quindi sull’asse che andava in direzione della pittura romana. Infine, importante fu l’accostamento di Paolo de Matteis alla pittura francese di Pierre Mignard, al tempo del suo soggiorno parigino.