Delusconi, un altro forzista sale sul carrozzone

La diaspora dal centrodestra al centrosinistra deluchizzato. Smarrazzo segue Beneduce, sirene renziane per Cesaro

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Forza Italia perde altri pezzi, e avanza il Delusconi. Nell’arca di Noè deluchiana approda Pietro Smarrazzo, braccio destro di Armando Cesaro. Anzi di più: la sua ombra, fin dall’università. Quando insieme lanciarono gli Studenti per le Libertà, su mandato di Berlusconi. Sono le liste azzurre alle elezioni studentesche, contro l’egemonia culturale della sinistra. Smarrazzo sarà candidato con Italia Viva, porto sicuro per transfughi del centrodestra. Un’affinità elettiva, nel segno di Renzusconi. E da ora anche del suo figlio più promettente: il Delusconi. Smarrazzo, però, non fugge tra gli anatemi forzisti. Tra le stanze di Forza Italia, il salto è considerato un segnale. Un altro, dopo i messaggi inviati da Cesaro jr, nelle ultime settimane. Segnali di disimpegno, dopo la rinuncia a ricandidarsi. Sono i giorni della guerra fredda col centrodestra, a dispetto delle temperature torride. I giorni dell’ira, per il diktat di Salvini, e lo slogan “liste pulite”. Un assalto in cui Cesaro ha avvertito l’isolamento nel partito. Nessuna voce, o quasi, si è levata in sua difesa. Un’amarezza tutt’altro che sbollita. Al punto, da alimentare rumors incredibili: sirene renziane per il capogruppo di Fi in consiglio regionale. Cesaro lascia fare, non smentisce. Per adesso, osserva la transumanza verso il carrozzone di De Luca. Prima Flora Beneduce, reclutata da Campania Libera. Quindi il senatore Vincenzo Carbone, passato con Italia Viva. Sono nomi molto vicini ai Cesaro, la dinasty politico-imprenditoriale di Sant’Antimo. Altri segnali allarmanti, per Forza Italia, sono i malumori del coordinatore regionale De Siano. Da giorni si rincorrono voci di dimissioni, in piena campagna elettorale. Un’eventualità, pare, al momento congelata. Ma resta un profondo malessere tra i berluscones campani. Ed è un nodo per il candidato presidente Caldoro. La desistenza dei Cesaro potrebbe affossarlo. Ballano, infatti, almeno 30mila voti. Una dote indispensabile, nella rincorsa a De Luca. Il governatore uscente è baciato dai sondaggi Covid, ma sta pure allestendo un esercito di liste civiche. Un’armata dove c’è la corsa ad arruolarsi, fra molti salti della quaglia. Alla strategia deluchiana non basta vincere: serve drenare consensi all’opposizione, per ridurla a presenza ornamentale. Del resto, in politica non si fanno prigionieri: ma trasformisti sì. E ai veleni del centrodestra sembra alludere Smarrazzo, annunciando il cambio di campo. «Alle derive populiste e giustizialiste, che stanno generando un clima di odio e ostilità – scrive in un post-, noi scegliamo la libertà, quella vera, che predilige il confronto alla scontro, nella consapevolezza che oggi più che mai servono soluzioni concrete, come quelle messe in atto dal Governatore Vincenzo De Luca nell’emergenza Covid». Nel richiamo al giustizialismo, c’è il malanimo dell’ala forzista sull’Aventino, quella legata ai Cesaro. È un dito puntato contro la svolta, impressa da Salvini, e non ostacolata da Forza Italia. Insomma chi lascia Fi, oggi, non è un nemico. Viceversa, aleggia il sospetto di una benedizione, dalla fazione più bersagliata.
L’arca di Noè. In un video del 2010, il candidato De Luca sferzava: «Noi voltiamo pagina. Loro (il centrodestra, ndr) hanno avuto lo stomaco di presentarsi tutti insieme: con De Mita, Mastella, Cirino Pomicino, Giulio Di Donato». E ora, sempre tutti insieme – eccetto l’ex vicesegretario socialista Di Donato – gli arzilli Dc abbracciano De Luca. Altro giro, altra ruota. In un’alleanza simile ad un’arca di Noè. Tra i prossimi candidati c’è l’imprenditrice vesuviana Paola Raia, eletta in consiglio 10 anni fa col centrodestra, vicina a Nicola Cosentino. Oppure Mario Ascierto, ex consigliere regionale di Alleanza Nazionale. O Fernando Farroni, 5 anni fa candidato alla Regione con Noi Sud, lista del centrodestra. Un percorso non diverso per Giosy Romano: due anni fa candidato al senato per Forza Italia, oggi nella coalizione deluchiana. La sua lista si chiama Fare Democratico. Il segretario campano del Partito Repubblicano, Salvatore Piro, nel 2015 diceva:: «Siamo con il presidente Caldoro, ne abbiamo apprezzato il complesso lavoro di questi cinque anni». Adesso è con De Luca.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)