Devoluzione sanitaria e federalismo solidale

Siamo in un tunnel incapace di garantire livelli adeguati e uniformi di assistenza sanitaria senza discriminazione di aree geografiche

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C’era un vicolo cieco, il cui occhio spento aveva i contorni di una mezza luna. Un mondo cariato di 2000 palazzi, fabbriche dismesse, alte ciminiere che sembravano toccare le nuvole e sbuffare, a tratti, la noia post-moderna di un popolo di formiche, infilate come una sequenza di cattivi pensieri alla ricerca di trappole per ingannare il tempo.
Per le ore 20 tutto era terminato e, diversamente, tutto era servito. Dieci milioni di telespettatori cercavano di capire il senso di quanto veniva raccontato. Ma, nonostante gli sforzi, tutto si concludeva, come spesso accadeva in quei giorni, nel peggiore dei modi e le certezze rispecchiavano la miscela esplosiva di immagini, il susseguirsi di scontri verbali: un disaccordo totale come se membra di uno stesso corpo fossero tra loro nemiche e, ogni cosa, si allontanasse dal cuore della nazione e… parole strane, tracciavano come stelle cadenti il firmamento di grandi presagi, soluzioni alternative a tutti i mali che affliggono l’umanità. Parole come richiamo per un popolo divenuto autodeterminato e straniero: devolution, delysting, mission. Una voce sospirò nell’oscurità sorprendendo il vicolo addormentato che ne assorbì il suono legandolo alla indifferenza dei più e disse che non era cosa buona quando si parlava con una lingua straniera per non farsi capire e che sarebbe stato opportuno rendere tutto comprensibile dopo averlo impalmato del suono tragico delle storie dei pupari siciliani e dei pensionati sociali.
È in atto un processo di devoluzione sanitaria un vicolo cieco senza la prospettiva di un federalismo solidale da tutelare come patrimonio di civiltà, capace di garantire livelli adeguati e uniformi di assistenza sanitaria senza discriminazione di aree geografiche. La preoccupazione è nello spettro di una degenerazione verso un percorso incapace di investire il privilegio dei più fortunati o capaci o ricchi in un sentimento di reale preoccupazione per i più deboli.