Diete vegane, influencer e informazione

Il caso della blogger spagnola che si dichiarava vegana-crudista sorpresa a mangiare pesce su Instagram riapre il dibattito sulle diete e sulle abitudini alimentari

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Yovana Mendoza Ayres, una blogger spagnola che si dichiarava vegana-crudista è stata sorpresa a mangiare pesce in un video incautamente postato da un’amica su Instagram. Nel tentativo di giustificarsi con i suoi milioni di follower, che la stessa istruiva sulle meraviglie del suo presunto stile alimentare, pubblica un video nel quale spiega di aver dovuto fare retromarcia a causa dei problemi di salute che la sua dieta gli avrebbe causato. Si sono susseguite frenetiche in questi giorni le reazioni di chi, a lei affezionato e fedele, si è sentito tradito e di chi ha trovato nell’accaduto l’occasione ghiotta per battere una notizia appetibile e cavalcare l’onda del consenso ad populum: il vegatalismo è nocivo, asseriscono dalla radio e sui giornali.
Le reazioni così disposte sui due fronti ci offrono un’istantanea esegetica del panorama dell’informazione contemporanea e l’occasione per ripassare le nozioni basilari per la costruzione di un ragionamento logico.
L’imputato nell’opinione generale è una ragazza che senza alcuna formazione nel campo della nutrizione imbecca consigli a inermi seguaci e i media seguono semplificando: l’imputato è la dieta vegana e anche l’aggettivo ‘crudista’ scompare.
È interessante notare come la generalizzazione indebita la faccia da padrone. Arrivare ad una conclusione che invalida un’intera categoria a partire da un singolo caso particolare è lo schema della più banale fallacia del ragionamento – poiché Yovana si è ammalata tutti i vegani si ammaleranno, poiché Yovanna che è vegana mente, tutti i vegani mentono perché effettivamente la dieta vegana è nociva.
In questo procedere stanco, in barba a qualsiasi ragionamento logico, proporrei non già la mia opinione ma dei dati oggettivi. Siamo di fronte al fenomeno contemporaneo dell’influencer che non avrebbe alcuna ragione di influenzare nessuno dal momento che una solida struttura di ragionamento non può che condurci ad effettuare le nostre valutazioni a partire non da opinioni estemporanee ma a partire da dati oggettivi. I mezzi sono a disposizione di tutti, insegnare a interpretarli nel mare delle proposte è il compito più impellente degli educatori di oggi. Ma se è impossibile pensare che tutti possano avere questa capacità e servirsene per formare le proprie opinioni, è assolutamente inaccettabile che giornali e televisioni non muovano da questi nell’informare. Abbiamo una impressionante quantità di studi a supporto della dieta vegana, abbiamo associazioni di medici che lavorano per divulgare questi risultati e li abbiamo lì pronti per essere letti, anziché procedere per generalizzazioni statistiche, prendendo tre o quattro casi di persone irresponsabili e pretendere di trarne una conclusione generale. Non commetterò lo stesso errore, non proporrò alcuna interpretazione personale, mi limiterò a fornire degli
spunti di lettura.
Sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV, un’associazione non -profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori favorevoli alla nutrizione vegetariana e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali, è possibile trovare centinaia di pubblicazioni ma anche semplici video esplicativi.