Dimenticati, quell’opera rimossa da tutti

Quando si parla di agricoltura in tv ci si sofferma solo sulla produzione

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“Chi lavora la terra spesso non sta bene con la salute. Il lavoro è duro, Mal di schiena, le gambe, la cervicale. Però, lavoriamo. Spesso sono molto stanca. Anche perché il lavoro non è mai leggero. Tutto è pesante, però dobbiamo lavorare per vivere, giorno dopo giorno, anche e non ci sentiamo bene”.
Sono queste le parole di una donna che lavora nell’agricoltura della Piana del Sele. Probabilmente, potrebbero essere le parole di donne occupate in tante altre realtà agricole nel mondo. Sebbene, quella della Piana sia un’agricoltura industriale con alti livelli tecnologici, la fatica non è scomparsa. Certo, alcune mansioni sono meno gravose di altre, ma il lavoro nelle serre, in campo aperto, negli allevamenti continua ad essere, solitamente, molto impegnativo per il corpo e, quindi, la mente.
Solitamente, quando si parla di agricoltura nei convegni, sui giornali, in televisione, il sudore, la fatica, le persone che si alzano alle 4-5 di notte, il caldo delle serre, i calli alle mani, il freddo delle mattine invernali, i dolori alla schiena scompaiono. O si mettono al centro le grandi prodezze imprenditoriali, che danno vanto al Made in Italy. O si dà attenzione alle condizioni di lavoro più estreme ma meno diffuse, come quelle che richiamano la schiavitù. La massa dei e delle braccianti, in questi racconti, scompare. O ci sono i grandi imprenditori innovatori o ci sono gli schiavi. Questo modo di raccontare si è affermato anche nella Piana del Sele. Purtroppo, in questa maniera si capisce poco come l’agricoltura funziona e quali sono le condizioni di lavoro diffuse, normali, tipiche. In questo modo di raccontare si dimentica anche che i e le braccianti sono persone soggette al logoramento fisico molto più di altre figure lavorative. Come mi ha detto la bracciante che ho intervistato (ovviamente, in forma anonima, perché chi lavora spesso non si fida di parlare in pubblico delle condizioni dell’occupazione agricola) “a volte mi vedo come un morto che cammina”. Sono le parole della stanchezza. Nessuna retorica. Né enfasi. Semplicemente: stanchezza. Una stanchezza accumulata, non figlia di un giorno. Esito di anni, che non va più via.
Le parole di questa donna, 52 anni, con diverse patologie connesse ai circa venti anni di “lavoro nella terra”, dicono a tutti, istituzioni pubbliche comprese, di ritornare a parlare con chi l’agricoltura della Piana del Sele la manda avanti tutti i giorni, consentendo a tante aziende importanti successi imprenditoriali. Queste parole sono anche un invito ad ascoltare chi si sveglia presto e tutti i giorni lavora 7, 8 ore per paghe che, troppo spesso, non rispettano i contratti nazionale e provinciale. Come mi ha detto la bracciante che ho intervistato, “nella mia esperienza, ti segnano 9, 10, 12 giornate al mese, fino a 102 in un anno, anche vai a lavorare tutti giorni del mese”. Si potrebbe, allora, cambiare occupazione? Certo, in teoria. Concretamente, è molto difficile: “non si trova niente di meglio, anzi si rischia di trovare condizioni sempre peggiori”. Ed allora, per una parte delle lavoratrici e dei lavoratori della Piana del Sele sembra un destino segnato quello del lavoro in agricoltura e, così, della sua fatica quotidiana. E quando iniziano ad arrivare le malattie, e diventano croniche, tutto diventa più difficile.
Ecco un altro tema per le istituzioni pubbliche e per i tavoli di trattativa tra aziende e sindacati: quello della salute a medio e lungo periodo dei e delle braccianti. Ed ecco un tema anche per l’Asl Salerno e l’Inail, quello di dare avvio ad uno studio epidemiologico che ci informi su quali patologie soffrono i lavoratori e le lavoratrici impiegati nell’agricoltura della Piana del Sele, insieme ad uno studio che ci dica a quali patologie sono maggiormente esposti con il passare del tempo. Ecco, un tema da affrontare, da troppi anni messo da parte: quello della salute e delle patologie di chi lavora in agricoltura. Uomini e donne, non semplicemente manodopera.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)