Docenti “disertori”? I presidi: «Fake news»

Insegnanti nell’occhio del ciclone: non pochi avrebbero timori a rientrare. Polemica su media e social per il boom di certificati medici legati al Covid. Tre dirigenti scolastici salernitani: «Sui lavoratori fragili decide l’Inps, è fango gratuito»

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Caos scuola: nel mirino i docenti, per il boom di certificati medici legati al Covid? Il mondo scolastico fa quadrato, smentendo la diserzione di massa, sia pur connessa alla categoria “lavoratori fragili”. Ed anzi prova la ripartenza, proclamandosi pronto al via. Anche in quella corsa ad ostacoli che – ormai è chiaro – si annuncia il rientro in classe. «In realtà è esattamente il contrario di come la si vuol far apparire – sostiene Rossella De Luca, dirigente scolastico del liceo Rescigno di Roccapiemonte -: da me è venuta una docente per chiedermi – nonostante sia lavoratrice fragile – se in qualche modo può continuare a fare didattica, anche a distanza. Sto seguendo le polemiche sui giornali e sui social, che parlano di una forma di parassitismo pubblico. In realtà non è per niente così. Ci sono docenti che davvero versano in condizioni di salute molto precarie, eppure si chiedono come continuare con la didattica, ovviamente senza rischiare la propria salute». De Luca tuttavia premette: «La scuola è un ambiente di lavoro particolare: ad altissima densità di persone, in spazi che sono piuttosto piccoli». E quindi precisa: «Qualcuno ha qualche perplessità legata ad uno stato di salute veramente precario: parliamo di malati oncologici, e con varie patologie autoimmuni. Persone che già di norma potrebbero tranquillamente restare a casa». E però «io credo che il numero di richieste di esonero non sia così rilevante – spiega-. Credo sia molto più rilevante il parlare che se ne fa, che il fenomeno in sé. Come spesso accade quando si tratta di lavoratori pubblici».
In ogni caso «noi stiamo prendendo tutte le precauzioni per far sì che il rientro possa avvenire in sicurezza. Ci siamo organizzati da un po’, siamo pronti a ripartire nel rispetto delle norme. Tutti i problemi che ci sono non dipendono tanto dalla scuola, quanto dall’extra scuola». De Luca elenca i nodi: «Per i trasporti non sembra esserci stata alcuna pianificazione, e il problema non è stato risolto. Inutile dire degli spazi in più che avremmo dovuto avere, e che invece non abbiamo avuto. Idem per l’organico in più che avremmo dovuto avere, e che invece al momento abbiamo in meno: io personalmente mi trovo con più alunni, con più classi, con meno assistenti amministrativi». Discorso analogo fa Rosario Pesce, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Siano. «Sui lavoratori fragili la discussione è oziosa – afferma -: ogni scuola ha assunto un medico competente, quindi la valutazione di queste richieste passerà per il suo vaglio. Il medico competente potrebbe tranquillamente non prescrivere lo smart working».
Pesce parla della sua esperienza: «Il corpo docente è fatto da gente perbene, che si vergogna quasi di doversi dichiararsi lavoratore fragile». Anzi, «ho visto un attacco alla categoria dei docenti che non mi piace, non c’è gente che va speculando sull’emergenza». Il preside, però, condivide la proposta di posticipare l’avvio. «La richiesta di rinvio dell’Anci regionale ha un senso – dichiara-, per due ordini di motivi. La consegna dei banchi monoposto deve ancora avvenire, e poi iniziare la scuola prima del voto significa metterla al centro del dibattito politico in ogni comune e nella regione, e secondo me non ha senso, perché significherebbe anche strumentalizzare le difficoltà di ogni istituto». Quanto al suo istituto, Pesce non ha dubbi: «Noi siamo in condizione di partire anche il 14 settembre, pure perché l’ente locale ha realizzato le opere che doveva realizzare». Un quadro simile lo tratteggia Ginevra de Majo, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Picentia di Pontecagnano. «Abbiamo la sorveglianza dell’Inps per quanto riguarda i lavoratori fragili – ricorda -, e da noi solo un docente rientra nella tipologia. A tutt’oggi l’Inps non ha dato disposizioni, e non c’è stata nessuna richiesta di essere esentati dal servizio di didattica. Comunque non è ai docenti che spetta avanzare tali richieste, ma al medico competente o all’Inps». La preside aggiunge: «Abbiamo un altro caso di una collaboratrice scolastica che ha espressamente chiesto di non essere messa in smart working, e che invece è stata messa in smart woorking dall’Inps. Abbiamo deciso per adesso di collocarla in accoglienza, non a contatto con le classi. Però di fatto, se veramente dovessi rispettare le direttive dell’Inps, avrei un collaboratore scolastico in meno, e questo sarebbe un grave problema». Anche de Majo rassicura sull’orientamento dei docenti. «Per quanto riguarda il mio, ma come tanti altri collegi, c’è – racconta – il desiderio soprattutto del primo ciclo di tornare. La didattica a distanza non è compatibile con la lotta alla dispersione e con il successo formativo di tutti. È stata una bella esperienza, è andata molto bene in alcuni istituti, però non può sostituire la didattica in presenza». Ed anche al Picentia si sentono ai nastri di partenza. «Per gli spazi – chiarisce la preside – siamo riusciti a risolvere la questione del distanziamento, allocando due classi numerose negli spazi più grandi, purtroppo a scapito dei laboratori, e dividendo tre interclassi alle primarie. Certo, rimane il problema del personale, che ancora non è arrivato tutto, speriamo che ai primi di settembre sia al completo. E stiamo provvedendo per la pulizia in maniera molto accurata. Per i banchi faremo con quelli che abbiamo, perché non è arrivato nulla». Insomma, «siamo pronti a partire, ma perché abbiamo lavorato tutta l’estate».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)