Droga e non solo, il brusco risveglio di Salerno

Sono 25 gli arresti nell’organizzazione che riforniva di cocaina e hashish. Il procuratore Borrelli: «Chi traffica stupefacenti non fa mai solo quello ma anche altri illeciti»

0
309

Droga, ma non solo droga. Il procuratore capo di Salerno, Giuseppe Borrelli, rovescia l’archetipo minimalista, parlando di organizzazioni criminali a Salerno. E sceglie una giornata particolare: quella dell’operazione Patriot, 25 arresti (22 in carcere, 3 ai domiciliari), eseguiti dalla squadra mobile di Salerno, guidata dal vicequestore Marcello Castello. Misure cautelari ordinate dal gip Gerardina Romaniello, su richiesta del pm Marco Colamonici della Dda. I destinatari sono accusati di associazione finalizzata al traffico di droga: hashish e cocaina.
«Siamo in Campania e siamo consapevoli che – spiega Borrelli in conferenza stampa – le organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti probabilmente non sono dedite solo al traffico di stupefacenti, ma anche altre forme di coercizione sulla popolazione». Di più il procuratore non può dire, perché «le indagini sono sempre in corso», in uno scenario dove tutto si tiene. Ma anche riguardo all’ultimo blitz, c’è una figura ritenuta apicale, nell’inchiesta della Dda salernitana: Raffaele Iavarone, nome noto alle cronache giudiziarie. «Iavarone – sostiene Borrelli – è inserito in contesto criminale più ampio, che controllava varie attività illecite a Salerno, ed è responsabile di altri fatti di diversa natura dallo spaccio». Qui cala il manto del riserbo investigativo. Ma le parole di Borrelli aprono uno squarcio, nel velo di indifferenza. Spazzano via polvere, dalla patina di disinteresse sulle trame criminali del capoluogo. E anche su intrecci troppo spesso sottovalutati. «Io sono qui da 5 mesi, di cui 2 e mezzo di lockdown. – ricorda il procuratore capo -. Sto conoscendo il territorio, che ha una sua complessità. L’Agro non è Salerno, ed entrambi sono differenti dall’area sud della provincia. Stiamo ripensando alle modalità delle investigazioni». Il che fa pensare: qualcosa, a breve, potrebbe mutare, nel valutare le dinamiche criminali. Un primo cambio d’orizzonte, nell’analisi, sembra chiaro. «Sul porto non intendo dire niente di particolare, il fatto – premette Borrelli – è recente, ed è tutto da verificare. L’ordinanza eseguita a maggio (Operazione Tortuga, ndr) era chiaramente la parte introduttiva, e lascia aperta la possibilità di una comprensione. I porti, in generale, sono una via di ingresso rispetto al resto del mondo, e vanno attenzionati in maniera particolare».
L’operazione Patriot. «L’operazione è molto importante, e dimostra quanto traffico e spaccio di droga siano importante in questa città e in questa provincia. Ma procura e questura continuano a non dargli tregua». Soppesa i concetti, il questore Maurizio Ficarra, nella conferenza stampa alla Cittadella. Poche frasi, per sottolineare una realtà sottostimata, nel dibattito pubblico. Ma a Salerno, e nel suo circondario, di droga ne circola tanta. E quest’inchiesta è uno spaccato, su quanto la curva sia sempre alta, nell’equilibrio tra domanda e offerta. Le indagini coprono un arco territoriale esteso, riferito alla rete di spacciatori, rifornita – secondo la Procura – dal gruppo capeggiato da Iavarone: le piazze di spaccio spaziavano dal centro storico a Sant’Eustacchio, passando per il Canalone, Il “Villaggio dei puffi”, Pastena, Torrione, Mercatello e Mariconda. «Riteniamo – specifica Borrelli – che questo gruppo abbia, nell’ambito complessivo dei gruppi delinquenziali operanti nella città di Salerno, una importanza centrale e che operi in rapporti di sinergia criminale con altri gruppi criminali. Abbiamo realizzato, su questa alleanza sinergica, un intervento importante, eliminando un loro componente di primo piano». Il blitz è scattato all’alba, impiegando 150 poliziotti, con l’ausilio di elicotteri. Un risveglio brusco, per tanti salernitani, quello scandito dal volteggiare delle pale. A collaborare nelle operazioni, le squadre mobili di Napoli, Verbania e Cosenza. «Si è constatato che l’organizzazione – afferma una nota della questura – ha disposto di grandi somme di denaro per acquistare rilevanti partite di droga: ne è la conferma il recupero di Kg. 42 di hashish e sei pistole trovati in possesso e custoditi per conto dell’organizzazione da Tufano Claudio, per un valore di circa 50/60 mila euro ed un mancato guadagno di circa 100 mila euro; il recupero di Kg. 18 di hashish per un valore di circa 20 mila euro ed un mancato guadagno di circa 30/35 mila euro; il recupero di Kg. 2,168 di cocaina detenuti da Iavarone Raffaele, Cosentino Antonio e Vitale Luca, per un valore di circa 70 mila euro ed un mancato guadagno di circa 100/120 mila euro». La presunta cricca dei narcos è considerata assai solvibile. E, cosa non secondaria, «era armata». Nel corso di un sequestro di droga, in uno stanzino di Pontecagnano, scoperte anche 6 pistole di grosso calibro.
Il ruolo di Iavarone. Gli investigatori della squadra mobile non hanno dubbi. «Iavarone Raffaele è risultato il capo indiscusso, promotore, finanziatore e organizzatore del gruppo criminale – recita una nota della questura di Salerno-; è colui che detta le direttive per l’acquisto e la cessione della sostanza stupefacente. Personaggio di grande spessore criminale, con a carico numerosi precedenti penali, non risulta abbia mai svolto alcuna lecita attività lavorativa, traendo i proventi per il suo sostentamento esclusivamente dall’attività criminale. È organico agli ambienti dello spaccio di stupefacenti da circa 20 anni». Come nota caratteristica, la polizia precisa: «Lo Iavarone ha mantenuto sempre un tenore di vita basso al fine di non attirare su di se l’attenzione delle forze dell’ordine, provvedendo anche al riciclaggio del denaro attraverso il trasferimento dello stesso su conti intestati a terze persone insospettabili e non a lui riconducibili». E inoltre, «solo raramente, ha partecipato in prima persona a scambi di droga ed accordi per l’approvvigionamento o la riscossione dei soldi per le forniture eseguite». Ma al 38enne condotto in carcere, già ai domiciliari per altra causa, non è servito a scansare il nuovo arresto.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)