Droga, i blitz non bastano

Nel Salernitano indispensabile una politica sociale di prossimità

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Di sostanze, dipendenze e mercato delle droghe bisogna parlare. E bisogna farlo anche in una città come Salerno che, da anni, fa finta di non doversi occupare di tali questioni. È come se il consumo di eroina, cocaina, alcol non fosse presente in città o dovesse restare sotto traccia. Ed invece è necessario affrontare la questione, anche considerando il fatto che l’età media delle prime assunzioni, specialmente quelle di alcol, si va abbassando e per gli adolescenti costituisce un rischio serio che può influire negativamente sui loro percorsi di crescita e vita.
L’azione istituzionale non manca. Il Dipartimento dipendenze dell’Asl, con i suoi servizi istituzionali, svolge il proprio dovere e si impegna, anche con progetti ulteriori, per affrontare le dipendenze consolidate così come quelle ancora ritenute emergenti, come la ludopatia. Le forze di polizia sono impegnate nelle attività investigative e, in base al proprio lavoro, riescono ad individuare reti di persone impegnate nella vendita delle sostanze stupefacenti nel territorio comunale, come è accaduto per l’indagine che giovedì scorso ha portato all’arresto di 25 persone.
Evidentemente, questo impegno non basta. Non si possono aspettare le azioni di polizia per dare visibilità al tema delle dipendenze in città. Né si possono attendere gli esiti di indagini di mesi ed anni per porre attenzione al mercato delle sostanze, sia di quelle definite illegali sia di quelle definite legali, ed alle caratteristiche, anche anagrafiche, dei consumatori. Non si può, perché non siamo di fronte ad un fenomeno che ha solo risvolti giudiziari e criminali.
Il consumo di droghe, così come quello di alcol e di altre sostanze, porta con sé significati sociali, emotivi, affettivi, simbolici che non sono secondari, sebbene non siano materia diretta di polizia e magistratura. Se è necessario dare rilievo al fatto che la città di Salerno non è libera da reti che cercano di affermarsi nel mercato delle sostanze, sebbene la propaganda politica spinga spesso in direzione opposta, arrivando a negare la presenza di criminalità organizzata in città, è altrettanto fondamentale guardare anche a tutti gli aspetti che non riguardano la repressione ma la relazione con le sostanze. Guardare, in altre parole, ai mondi sociali, emotivi e di senso che a questa relazione si associano. Senza i quali il consumo di droga, ed i relativi mercati, non ci sarebbero.
D’altronde, anche se non se ne parla e l’azione istituzionale è soprattutto delegata a quella della cura, e in parte della prevenzione, da parte dell’Asl e del contrasto da parte delle forze di polizia, il consumo di sostanze non scompare mai. Per capirlo, bisogna guardare al fatto che esso si articola, si differenzia, più che soffermarsi sugli andamenti dei consumi, difficili da rilevare anche perché una parte delle sostanze è illegale. La stessa assunzione di eroina, erroneamente considerata finita negli anni ‘90, perché non più visibile per strada, in realtà non si è mai del tutto esaurita. Certamente, essa è diminuita rispetto agli anni ‘80, ma, soprattutto, si è diversificata. L’eroina si è accompagnata con, o è stata sostituita da, altre droghe, spesso derivati della cocaina. La forte riduzione dell’assunzione di eroina ha prodotto l’illusione che ci fossimo liberati da questa sostanza. I dati dicono che non è così e, in particolare, quelli presenti nella Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia ci dicono che da circa dieci anni si registra una tendenza crescente, seppure non di numeri enormi, in termini assoluti.
La situazione va considerata nella sua complessità. Il consumo c’è e, secondo i dati disponibili, è in aumento, sebbene non a livelli massivi. E, soprattutto, è diversificato, anche attraverso la combinazione di più sostanze, non tutte classificate come illegali (alcol, psicofarmaci e alcuni tipi di farmaci). Possiamo stare tranquilli, allora? Sicuramente, no. Tuttavia, l’approccio non può essere solo repressivo. Bisogna entrare nei mondi delle dipendenze. Confrontarsi con un discorso che non si vuol sentire: le droghe, le sostanze, le dipendenze sono anche sentimenti ed emozioni che producono benessere. Sono anche un piacere a livello personale. E con questo piacere bisogna entrare in relazione e comprendere in quale tipo di contesti sociali e simbolici esso si esprime.
Soffermarsi sugli arresti non basta. È con i mondi e le esperienze che le dipendenze realizzano che bisogna entrare in contatto se si vuole ridurre il carico di sofferenza che ad esse è, necessariamente, collegato.
A questa deriva si può mettere mano, pensando a politiche educative, sociali e sociosanitarie che mettano in questione il tema del piacere connesso alle sostanze, andando verso i consumatori attuali e potenziali, nei loro gruppi e spazi di riferimento. Come ha indicato ieri in un’intervista al Quotidiano del Sud Rosa Egidio Masullo è necessario moltiplicare il lavoro di strada e di prossimità, con unità di strada formate non solo per ridurre i danni da assunzione ma anche per prevenire e costruire rapporti e reti di fiducia e solidarietà. Di fronte ai processi di chiusura, ai quali in molti casi le dipendenze si accompagnano, bisogna aprire la società, ascoltare e capire, proponendo, nell’amicizia, nella condivisione, nel riconoscimento reciproco, nella cura, nel rispetto, prospettive di riferimento, con significati alternativi a quelli associati all’assunzione di sostanze. E questo tipo di intervento va fatto in particolare, e in maniera continua, con le e gli adolescenti.
È con più società, più partecipazione, più cooperazione che si costruiscono gli antidoti alle dipendenze così come all’isolamento. È di questo che abbiamo bisogno: più vicinanza e cura. Da concretizzare attraverso politiche sociali ed educative di prossimità, che vadano incontro alle esperienze di vita, comprendendole e non giudicandole, proponendo esperienze di vita differenti.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)