E alla fine il Pd sposò il modello Achille Lauro

Due mesi di mancetta ai pensionati della Regione più povera d’Europa

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Un manifesto col faccione deluchiano e la rivendicazione di un primato di cui non c’è di che essere orgogliosi. Il Pd (quello nazionale) ha inaugurato ieri la campagna elettorale per le Regionali. Quel manifesto ha provocato un bizzarro effetto outing. Senza cercarla, abbiamo avuto la prova regina che il governo a trazione democrat della Campania ha puntato tutte le sue fiches sull’emergenza epidemiologica per risalire la corrente avversa di sondaggi che, appena due mesi fa, lo davano praticamente per spacciato. E’ un manifesto, quello che ha cominciato a circolare sui social nel primo pomeriggio di ieri, di dubbio gusto perché, con l’emergenza (che da sanitaria è diventata economica) ancora in corso, non si fa scrupolo di speculare sul dramma di qualche milione di campani stritolati da un lockdown particolarmente arcigno. Sicuramente sproporzionato rispetto alla tutto sommato contenuta diffusione del virus. Nella Regione a cui appena due mesi fa l’Eurostat ha assegnato la maglia nera europea in rapporto al tasso di povertà (tradotto: la Campania è la regione più povera del Vecchio continente, più povera anche della stessa Grecia, divenuta negli ultimi anni una sorta di paradigma) diverse centinaia di migliaia di persone che si reggevano dignitosamente a galla pur in un contesto difficilissimo, sono velocemente scivolate sotto la soglia dell’indigenza. Impossibilitate a provvedere ai loro bisogni primari dall’adozione di draconiane misure di contenimento del contagio di dubbia legittimità costituzionale (saranno gli organi della giurisdizione, quando torneranno in piena attività, a pronunciarsi, e tutto lascia presagire che ne vedremo delle belle). Tutto ruota intorno allo strombazzatissimo “piano economico e sociale” con cui la Regione ha deciso di distribuire circa 900 milioni di Fondi europei – già destinati a investimenti per creare sviluppo e occupazione – a imprenditori, commercianti, professionisti e, dulcis in fundo, pensionati al minimo. Il sospetto, che il manifesto non smentisce anzi avvalora, è che si tratti della più grande, studiata, scientifica campagna clientelare della storia repubblicana. Qualcosa che pensavamo appartenesse al passato remoto, perché fa venire in mente i metodi di Achille Lauro. Se non fosse per il fatto che il Comandante, per acquistare le scarpe (la destra prima e la sinistra dopo il voto) e i pacchi di pasta che distribuiva tra la plebe napoletana, attingeva al proprio patrimonio personale. Il governo regionale targato Pd, invece, per distribuire le sue mance elettorali, ricorre a quella che è a tutti gli effetti una “distrazione” di risorse. Pubbliche. L’una tantum con cui, utilizzando l’Inps come “cassa” (l’accordo con i vertici dell’Istituto è stato trovato martedì, e sarà formalizzato nei prossimi giorni), la Regione porta – per soli due mesi – gli assegni minimi alla fatidica cifra di mille euro, è una misura che non crea ricchezza, non distribuisce benessere, semmai determina le condizioni di un’odiosa contrapposizione tra generazioni. In sintesi: concede un (modestissimo e temporaneo) incremento della capacità di spesa ai nonni utilizzando risorse che sottrae ai nipoti. Contro il “piano” ha tuonato l’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale. Non i Cinque Stelle, che condividono con il Pd responsabilità di governo a livello nazionale e la cultura e l’impostazione populista del governo regionale. Meno scontato era che sulla manovra arrivassero gli strali delle forze che stanno a sinistra del Pd. “Non può essere contrabbandato per aumento delle pensioni l’erogazione per due mesi dell’importo a concorrenza dei 1000 euro mensili, che certamente non cambierà la vita dei pensionati né avrà effetti rinvigorenti sulla economia regionale – afferma in una nota il Coordinamento campano di Sinistra Italiana – . Aumentare gli importi delle pensioni al minimo sarebbe cosa buona e giusta se fatto con un provvedimento organico e definitivo dello Stato e con risorse specifiche che non siano state sottratte al sostegno delle attività produttive. Tantomeno possono essere condivisi i provvedimenti che, sempre attingendo alle stesse risorse, reiterano in chiave regionale misure di sostegno ai professionisti ed alle partite Iva. Si va determinando, così, un effetto cumulo che stride con l’assenza di interventi verso altre categorie di cittadini campani assolutamente privi di ogni sostegno. Come dire: a chi oltre il dovuto e a chi assolutamente niente”. Sinistra Italiana si chiede anche che fine faranno i programmi che dovevano essere realizzati con le risorse “distratte”: questo, forse, potrà chiarirlo il ministro Provenzano, che era contrario al Piano e poi, misteriosamente, ha ritirato il proprio dissenso. “Si spiega così la fretta di De Luca di correre alle urne già a luglio, a pandemia probabilmente ancora in corso, con i bar ancora chiusi, ma con le urne aperte”, chiosa ancora Sinistra Italiana. Il senso di quello che sta succedendo – come “’a fine d’o juorno” di don Pietro Savastano davanti alla pistola di Ciro l’Immortale – sta tutto qua.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)