Finanziaria contro il popolo

0
440

L’insufficienza culturale che caratterizza il cosiddetto “Governo del cambiamento”, espressione buona soltanto ai fini della propaganda elettorale che, incoscientemente, la compagine giallo-verde persegue quotidianamente, si è manifestata in occasione della presentazione del Documento programmatico di bilancio. Per la prima volta nella sua storia, la Commissione Europea è stata costretta in un primo momento a richiedere ad uno Stato membro di rivedere il suo Documento, indicando il termine del 13 novembre per la predisposizione di un nuovo Documento programmatico, che tenesse conto delle osservazioni in ordine allo sforamento del debito. All’invito pressante della Commissione, entrambi i “vice-premier” (Salvini e Di Maio) hanno risposto negativamente, determinando la temuta contestazione formale e l’inizio della procedura di infrazione. Invero, la posizione assunta ha rischiato di minare alle basi lo stesso fondamento costituzionale della Repubblica, posto che l’art. 81, comma 1°, della Costituzione espressamente detta che “lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”; e l’art. 117, comma 1°, dispone che “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Il disegno, pervicacemente perseguito dal Governo, resta finalizzato non solo ad eludere il principio di pareggio del bilancio, ma pure a scardinare le ragioni che hanno consentito la nascita e lo sviluppo dell’Unione Europea. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, la logica dell’equilibrio di bilancio non è quella dell’astratto rigore, ma quella propria dell’equità sostenibile, della efficienza dei servizi, dei diritti garantiti ai cittadini. Negare questi principi significa negare il fondamento stesso della “comunità”, a nulla valendo il richiamo ad esperienze di altri Paesi che non hanno un debito pubblico così elevato come quello italiano.
Il problema, però, non resta solo quello del contrasto lacerante tra l’Italia e le Istituzioni dell’Unione Europea, ma la sfiducia progressiva che sta crescendo nei mercati in relazione alla possibilità del nostro Paese di onorare i debiti contratti con gli investitori internazionali, che sono quelli che finanziano il debito pubblico italiano (dunque, anche le spese correnti). Il differenziale tra i titoli di stato italiano e quelli tedeschi (posti a riferimento sul mercato internazionale del debito sovrano), il c. d. spread, negli ultimi mesi è cresciuto paurosamente, creando difficoltà alle banche italiane e, di rimando, facendo aumentare gli interessi dei mutui a tasso variabile. Così più che una “finanziaria per il popolo”, il Governo sta realizzando una “finanziaria contro il popolo”, contro il popolo dei risparmiatori e delle famiglie, in palese violazione con un altro precetto costituzionale, quello dell’art. 47, che incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Ma vi è un ulteriore pericolo che ispira, con tutta evidenza, l’operato di questo Governo: quello di dividere sociologicamente il popolo italiano in due grandi categorie, quella che ha risparmiato e che ora vede i propri risparmi ridotti in conseguenza delle scelte governative di bilancio, e quello dei nulla tenenti, in un pericolo scivolamento verso forme di peronismo, se vogliamo essere ottimisti, o di vero e proprio chàvismo della Revoluzion Bonita, che ricorda l’assordante povertà del Venezuela. Il prezzo che le nuove generazioni dovranno pagare sarà così altissimo.