I vincitori del Premio Pagliarani

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Al Teatro Valle sono stati proclamati i vincitori del Premio Nazionale Elio Pagliarani 2018. Il Premio, giunto alla quarta edizione, persevera nello scopo di promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria con particolare attenzione all’innovazione linguistica.
Per la sezione Poesia inedita, è risultato vincitore Alessandro Burbank con Variazioni per occhi che oscillano. Dalle motivazioni della giuria. “Le poesie di Burbank sono tappe di una fuga rimbaudiana dai contesti occlusi dove si declinano gli obblighi di ogni tipo di istituzione. Non c’è sdegno o critica o dialettica nelle poesie di Burbank ma tanta rivolta come non se ne vedeva da tempo (…)”. Per la Poesia edita, è risultato vincitore Guido Mazzoni con le seguenti motivazioni “La pura superficie è lo schermo opaco su cui scivola lo sguardo quando viene rivolto sull’altro da sé. Fino dal titolo del suo libro Mazzoni costringe il lettore a confrontarsi con il paradosso di un tempo, il nostro, nel quale l’egocentrismo eretto a sistema coesiste con una individualità tanto incerta da doversi continuamente riparare – schermare, appunto (…)”
Il professor Giorgio Patrizi ha introdotto il Premio alla Carriera di Carla Vasio ricordando che “nel panorama della letteratura sperimentale del secondo Novecento, Carla Vasio occupa un posto di particolare rilievo: e non solo per la qualità dei testi a cui ha dato vita (…) la sua costante ricerca e sperimentazione formale, o per la capacità di raccontare le storie più diverse di un mondo complesso e frammentato (…). che le storie appunto aiutano a decifrare. Ma ciò che conquista della sua pratica della letteratura (…) è la capacità continua di rinnovarsi, di rinnovare la propria scrittura e il proprio rapporto con i sistemi espressivi esperiti in quello scorcio di Novecento in cui il suo lavoro è nato, cresciuto, acquistato forza e significato”.
Il premio per la sezione Innovazione è andato a Fabio Orecchini per il suo Terrae Motus che sarà proiettato nel botteghino del Teatro Argentina e verrà presentato il 13 dicembre alla Biblioteca Nazionale Centrale. “Terrae motus è opera corale nata dallo scenario postsismico dell’Aquila in processo di ricontaminazione e riscrittura continuo che, procedendo per fallimenti e mantra asemici, ha dato voce-traccia a fratture, ricomposizioni, tessiture e sommovimenti. Un’installazione in fieri che continuamente si riaggrega in forme differenti nutrendosi delle Relazioni -intercorse- tra gli artisti che l’hanno plasmata (…). Allegoria dell’odierno luogo comune, il nostro tempo, che non dà scampo, e come un forcipe attrae_sottrae vita, verità e vita”.