Elezioni comunali a Salerno / Confronto sulla svolta tra Manzi e Cantillo

Elezioni comunali a Salerno, pubblichiamo di seguito l'editoriale del direttore Andrea Manzi e la risposta di Giuseppe Cantillo, apparse nei giorni scorsi sulle colonne del Quotidiano del Sud di Salerno-L'ALTRAVOCE della tua Città.

0
261
Il comune di Salerno

Elezioni comunali a Salerno, pubblichiamo di seguito l’editoriale del direttore Andrea Manzi e la risposta di Giuseppe Cantillo, apparse nei giorni scorsi sulle colonne del Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città.

La politica nazionale mostri ai salernitani una nuova direzione

di Andrea Manzi

L’evoluzione del quadro politico nazionale segna una svolta in vista delle prossime elezioni amministrative, anche in contesti come Salerno, nei quali la specificità di condizioni ha creato assetti disomogenei rispetto ai profili delle intese nazionali. Ciò non equivale a prefigurare una coalizione che vada dal PD alla Lega, attraverso saldature più o meno convinte con i 5 Stelle. Presentata così, sarebbe una violenza alla storia e alle esperienze manifestatesi nel tempo. Il corso nazionale dovrebbe essere invece inteso come laboratorio che limiti temporaneamente le manovre dei partiti con i loro condizionamenti paralizzanti. Se evolverà in questo modo, dal nuovo corso potrebbero nascere intese qualificanti su obiettivi condivisi.
Questo nuovo spirito, che aleggia a livello nazionale sulle ceneri di una politica sospesa per aver negato il bene comune e gli interessi collettivi, indurrebbe a selezionare finalità ideali e modalità strategiche di nuovo conio, fondate su una rinnovata cultura della libertà.
Quest’ultima, se e quando entra in gioco, è il solo collante in grado di produrre una rivoluzione etica prima che politica. Affinché ciò accada anche a Salerno, però, occorrono coraggio e autonome spinte popolari che pongano al centro della scena le idee, presupposto di ogni cultura politica che, se condivisa nelle linee di fondo, può (ri)fondare l’identità civica delle città. È un cambio di prospettiva che non può essere delegato a quanti hanno già dimostrato di dedicarsi a un ufficio politico asservito a logiche accaparratorie e interessi ‘particulari’, rispetto ai quali, forse in modo talvolta inavvertito, si sono messi al servizio finanche certi uomini di cultura. Occorre resettare, perché le novità nascono dal vuoto non dalla muffa.


 

La svolta di Salerno richiede intese e non narcisismi

di Giuseppe Cantillo

Caro direttore,
ho letto sul numero dell’altro giorno (11 febbraio 2021) con grande interesse il tuo eccellente editoriale che in modo originale stabilisce una relazione tra l’attuale vicenda politica nazionale e la prospettiva delle prossime elezioni amministrative a Salerno. Se interpreto bene il tuo pensiero, il mutamento della situazione politica sul piano nazionale si configura in modo caratteristico come una “sospensione” della dialettica ideologica partitica (peraltro specifica di uno stato democratico) e una convergenza pragmatica su particolari obiettivi condivisi: in questo caso, com’è evidente, sulla lotta alla pandemia e sulla messa in campo di un piano per il superamento della gravissima crisi economica (e sociale) strettamente legato al progetto europeo di contrasto alle conseguenze della pandemia e in particolare di solidarietà verso gli stati più colpiti e più deboli, in primo luogo l’Italia. Si è prodotta “una coalizione che va dal PD [e da LEU] alla Lega, attraverso saldature più o meno convinte con i 5Stelle”. Questa coalizione non può, certo, riprodursi nel contesto della realtà salernitana, dove, come tu giustamente ricordi, “la specificità di condizioni ha creato assetti disomogenei rispetto ai profili delle intese nazionali”. Tuttavia il mutamento della situazione politica nazionale può presentarsi alla coscienza etico-politica dei salernitani come l’occasione per “un laboratorio”, per sperimentare nuove forme di aggregazione intorno a progetti di rinnovamento della vita della città e delle sue istituzioni, in primo luogo l’amministrazione comunale, sganciate almeno in questa fase dalle “manovre dei partiti con i loro condizionamenti paralizzanti”. Questa interpretazione della relazione tra politica nazionale e cittadina mi sembra molto convincente e può effettivamente costituire uno slargamento della prospettiva politica intesa a creare le condizioni di un progetto nuovo di sviluppo della città, diverso, più o meno radicalmente, dal modo in cui si è venuto disegnando negli ultimi venticinque anni e sganciato dal sistema di potere che lo ha costantemente sostenuto. Sono quindi assolutamente d’accordo con la tua esigenza di contrapporre a una modalità della politica nazionale e cittadina che finora ha deviato dal suo fine essenziale di promozione del bene comune, una rinnovata pratica della politica e dell’amministrazione, svincolata dal predominio di interessi particolaristici, e restituita a un sano clima di libertà e di espressione democratica. Insomma un progetto che abbia al suo centro l’obiettivo di ridare vitalità culturale e produttiva a una città che appare sempre più ingessata e ripetitiva, come le replicantesi “torri”, che non si sa a chi siano destinate, visto che, come denuncia il titolo di prima pagina del tuo giornale, si assiste a una fuga di residenti da Salerno. Condivido quindi pienamente il tuo ammonimento in vista della prossima scadenza elettorale “a selezionare finalità ideali e modalità strategiche di nuovo conio fondate su una rinnovata cultura della libertà”. E non c’è alcun dubbio, su un piano di riflessione politica più generale, che qualsiasi rinnovamento nella vita civile, nella pratica sociale, nel governo delle istituzioni, debba fondarsi su una scelta di natura etica, che soltanto è in grado di opporsi alle tentazioni del potere, del regime signorile, a qualsiasi livello della vita di una comunità. Venendo alla parte finale del tuo editoriale, concordo pienamente con il tuo invito a non “delegare” l’attuazione di un progetto innovativo della città, la ricerca di una nuova identità, “a quanti hanno già dimostrato di dedicarsi a un ufficio politico asservito a logiche accaparratorie e interessi particulari”. Tuttavia va detto che nella società salernitana, a vari livelli d’impegno sociale, professionale, politico, si sono manifestate e si stanno coagulando soggettività, gruppi, aggregazioni di cittadini anche delle più giovani generazioni, interessati a promuovere e realizzare il cambiamento: una situazione in movimento che va condivisa e incoraggiata al fine di costruire dal basso, cioè dalla concreta realtà cittadina, la più ampia coalizione possibile, in grado di provarsi a governare in modo diverso una città come Salerno ricca di storia e di futuro. Ci sono ovviamente delle condizioni minime perché la “cosa” si possa realizzare: innanzi tutto riuscire a individuare alcuni punti programmatici comuni e riuscire a superare le molteplici distinzioni e tentazioni narcisistiche, che sempre si presentano: un’impresa non facile, ma che merita di essere tentata, e per la quale, personalmente, malgrado le non poche delusioni del passato, sono disposto a dare il mio contributo, sollecitato ancor più, dalla costatazione di condividere con te le stesse preoccupazioni per il destino di Salerno.
Ti ringrazio per l’ospitalità, con i più cordiali saluti