Eloisa e la Costituzione inattuata

Una scolara "scopre" l'equivoco di disposizione non attuate: un monito per tutti noi a ripartire dalla suprema legge dello Stato e dai suoi principi e valori

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Eloisa è una bellissima bimba di 8 anni che nei giorni scorsi si è dovuta cimentare a scuola a scrivere un piccolo tema con cui la sua maestra invitava lei e gli altri suoi compagni a scegliere un articolo della Costituzione italiana e a spiegare brevemente perché lo avessero prescelto. Devo premettere al ragionamento che va fatto un plauso alla maestra, capace di suscitare interesse su una questione di enorme importanza come la Costituzione, denotando un’apertura mentale e una passione che si riveleranno decisive per la costruzione di una coscienza civica per i suoi studenti. Spesso s’infangano a torto i docenti delle scuole elementari e medie (inferiori e superiori), che invece restano il substrato fondamentale dell’istruzione pubblica italiana e vi si dedicano con notevole sacrificio. Ma torniamo ad Eloisa, che ha scelto l’art. 1 della nostra Costituzione, quello che recita, come ben sappiamo: “L’Italia è un Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

La Costituzione italiana ricca di disposizione programmatiche inattuate: l’amara scoperta “denunciata” da una scolara

Ripropongo i motivi che Eloisa ha utilizzato nel suo commento per spiegare perché avesse scelto proprio quell’articolo: “Perché ho notato (quando leggevo questo articolo) che tutte queste cose in realtà (cioè nella nostra vita) non ci sono. Basta ascoltare il Telegiornale, o semplicemente osservare la gente per rendersi conto che il lavoro manca, manca la dignità e il popolo italiano non comanda nulla”. Potremmo arrovellarci in tutti i modi per capire il pensiero della piccola, per comprendere quali siano state le sollecitazioni della maestra e quali quelle della famiglia, quali ragionamenti possono averla condizionata e quanto abbia lei tirato fuori dal vissuto. Ma due cose emergono con chiarezza: la bimba ha dimostrato una notevole maturità, che la rende più vicina ad un’adolescente che ad una bimba, inoltre, le inquietudini di Eloisa sono da tempo anche le nostre, è inutile girarci attorno. Il lavoro continua a non esserci, soprattutto qui al Sud; i nostri giovani devono mettere nel conto di dover emigrare, come ormai accade da oltre dieci anni, non più solo al Nord, ma in Spagna, Francia, Inghilterra, Canada, Australia, e ovunque vi siano delle opportunità. E di questo si parla nei bar, per strada, tra i giovani, all’Università, nelle scuole. E se non c’è lavoro manca la dignità, perché l’indipendenza economica è la base di partenza necessaria per progettare, sognare, immaginarsi tra dieci-venti anni, organizzare un futuro. E questo è vero per tutti, ma soprattutto per le ragazze, l’anello debole della società, che hanno bisogno di certezze economiche per emanciparsi dal controllo degli uomini. Sin qui un campionario di cose dette e ridette, trite e ritrite, ma che, a mio parere, non si deve mai smettere di ribadire, perché costituiscono il vero bubbone di questa incerta e temibile epoca storica. Senza lavoro e dignità si diventa apatici, forse davvero si sfocia nell’aggressività, come da recenti indagini, forse si ruba il futuro ad una generazione (se non due) di giovani. Ed Eloisa sembra avercelo sbattuto in faccia, per richiamarci alle nostre responsabilità di adulti, per fare qualcosa. Un grido d’allarme, il suo, tenero e spietato, malinconico e crudele.
E infine: come popolo italiano davvero non comandiamo nulla? Prigionieri, come siamo, del nostro debito pubblico, schiavi di malavita, malaffare e corruzione, omertosi e individualisti, siamo un popolo senza autonomia decisionale e senza speranza? Condannati a essere una colonia dei potenti? La vicenda della manovra economico al vaglio dell’Europa (a torto o a ragione) lo dimostrerebbe. Contiamo un po’ più della Grecia ma meno della Francia, uno 0,1 in più del Portogallo ma tanto meno della Germania e persino dell’Inghilterra che sta lasciando l’Europa.
Eloisa ci ha implicitamente indicato la strada: ripartire dalla Costituzione. Difenderla, capirla, amarla e, soprattutto, applicarla. Essa è l’unico saldo legame di una comunità abbrutita dai problemi. È l’unico argine concreto all’apatia e alla violenza. Perché non è un cumulo di pensieri, ma una sintesi ideale di valori e prospettive, la stella cometa di chi non si vuole arrendere. Lo dobbiamo ad Eloisa e a tutte quelle come lei.