Emergenza medici: «Io, già pronto a partire»

L’esempio di Alfonso Donnarumma, giovane sanitario nocerino. «Ho fatto richiesta alla Protezione civile, non potevo tirarmi indietro»

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Alfonso Donnarumma

«Se mi chiamano parto subito, di fronte all’emergenza Coronavirus dobbiamo dare tutti una mano». Alfonso Donnarumma, 30 anni, è un medico di Nocera Inferiore. Laurea alla Federico II, il sogno nel cassetto di fare il chirurgo plastico («per fini non inerenti all’estetica» precisa). È uno dei camici bianchi salernitani, giovani e meno giovani, pronti a partire per le regioni italiane. Per rispondere alla “chiamata alle armi” della Protezione civile, nei territori stretti dalla morsa dell’epidemia. Alfonso ha inoltrato domanda per questo bando, e attende risposta. Così come per quello indetto dall’esercito, a caccia di 120 medici, in nome dell’emergenza sanitaria. «Del bando della protezione civile – racconta – ho saputo guardando la conferenza stampa del capo Angelo Borrelli, ero al lavoro in guardia medica. Appena possibile ho compilato il form e ho inviato richiesta, mancava mezzora alla scadenza del termine».
Allora, lei si sente pronto alla “missione”, sono giorni frenetici questi. Cosa accadrà adesso?
Attualmente lavoro in una guardia medica in Basilicata, ma a fine mese finisco. Ho avuto la proposta di tornare in Campania e ho preferito avvicinarmi. Da aprile lavorerò a Montecorice, nel Cilento.
E se, invece, dovesse arrivare la chiamata della Protezione civile?
Sicuramente rimanderei gli impegni programmati, è quello per cui ho studiato. Siamo in un periodo di emergenza, e caratterialmente non mi tirerei indietro di fronte a una cosa del genere.
Ma quando ha appreso della necessità di reclutare medici nelle regioni assediate dal virus, ci ha pensato su o si è buttato a fare domanda, senza rifletterci troppo?
Nel mio caso è una questione di lotta morale con me stesso. Molto spesso la paura, l’ansia o i ripensamenti non li accetto. Quando so che una cosa è giusta, penso si debba fare. Io ho scelto di fare il medico e quindi è quello che si fa. Noi siamo così di famiglia.
In che senso?
Mia sorella è infermiera e va due volte l’anno in Africa a fare volontariato, ed è molto più ligia di me su questo. La scelta che abbiamo fatto la rispettiamo molto. Quindi se c’è un periodo di emergenza come questo, siamo noi ad essere chiamati in causa. Anche se osserviamo le porcate che sono state fatte, lo Stato che ha fatto tagli da schifo nella sanità, l’imbuto formativo in cui ci hanno buttato. Però la scelta che abbiamo fatto quando ci siamo iscritti a medicina è questa, e dobbiamo rispettarla.
Questo è un discorso molto chiaro, c’è anche una buona dose di idealismo. Insomma: il giuramento di Ippocrate ha ancora un valore?
Sì, ma più che il giuramento di Ippocrate, che ad essere sinceri non ho letto nemmeno completamente, è una questione di quello che ti senti di essere, noi aiutiamo. Se si è onesti con se stessi si va, non ti tiri indietro.
Lei ora è in attesa di capire l’evoluzione dello scenario, intanto si tiene pronto ad ogni evenienza. Ma se non dovesse arrivare questa “chiamata in guerra”, e tornasse nella sua terra, crede che, comunque, dovrebbe confrontarsi con una situazione emergenziale?
Io già lavoro con problemi connessi all’emergenza. In Basilicata lavoro senza dispositivi di protezione. Ho organizzato l’ambulatorio nel miglior modo possibile, quando vado, in modo da filtrare i pazienti. Spesso non hanno un’educazione sanitaria da questo punto di vista, sto in un paesino di mille abitanti, le persone sono anziane e non informate. La mascherina e i guanti li ho comprati io, glieli faccio indossare prima di entrare. Con i colleghi abbiamo creato un modus operandi per gestire il flusso di pazienti. Ci arrangiamo.
Perché vi arrangiate?
Diciamo che le istituzioni non ci aiutano tantissimo. Noi non abbiamo bisogno di grandissimi ausili, ma stiamo vedendo come devono lavorare i colleghi negli ospedali, ed è davvero vergognoso.
E cosa si aspetta di trovare, nel Cilento, pensa che ci saranno condizioni migliori in cui fare assistenza?
Spero di trovare una situazione adeguata, ma comunque abbiamo fatto anche un esame di Igiene, e sappiamo come gestire le mancanze. Sono problemi relativi in questo momento, è giusto che lo Stato si concentri sull’emergenza. Però c’è una cosa che mi urta tantissimo, forse sono pure in controtendenza.
Cosa sarebbe?
Sono tra quelli che non ha dimenticato le “fritture”. De Luca, con questo tono da sceriffo che sta usando, mi sembra un Salvini del sud. Sta cavalcando l’onda del trasmettere le cose con violenza, una cosa che attira le persone, completamente in controtendenza con le misure e lo stile del presidente Conte.

(Tratto dal Quotidiano del Sud-L’ALTRAVOCE della tua Città del 24 marzo 2020)