Enigma clonato / Chi sono io o io l’altro

Un gustoso apologo per sottolineare il paradosso di una società in trasformazione che rischia di alterare rapporti e ruoli consolidati senza proporre modelli alternativi validi

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“Udite… udite… l’apparenza inganna… questo non è un secolo nuovo ma due secoli in uno!” Come d’incanto tutto accadeva quel mattino in un angolo di piazza abbagliata dal sole di Luglio e tutto si era trasformato in una grande meraviglia.
Il giovane banditore misurò con occhi neri e vivaci la reazione dei presenti. Come un direttore d’orchestra regolò l’intensità delle emozioni della gente che lo ascoltava con un sorriso, un fluido accattivante che faceva svanire la diffidenza, svendendo certezze con fantasie. Coprì il tempo dell’imbarazzo soffiando ancora nella piccola tromba che gli tinse le labbra di un sapore metallico, due fiati che gli portarono una sgradevole sensazione di stanchezza.

Zhong Zhong e Hua Hua: il “miracolo” della clonazione

Uno stormo di colombi partì per il settimo cielo a quel suono improvviso. Un bimbo nascose il volto aggrappandosi al petto di latte della giovane madre. Ruppe il silenzio un fischio breve, forte e inatteso che fece trepidare un merlo in gabbia. Il merlo lo interpretò per un segnale d’amore, lui che non aveva ancora conosciuto femmina e… che, a sua volta, rispose con un fischio lungo e lacerante che attraversò da parte a parte la piazza, le persone per inarcarsi disperato sui cassonetti dell’immondizia, risalire i pali della luce e colpire in volto il vecchio che con quel fischio a labbra strette avrebbe voluto soltanto attrarre l’attenzione del giovane banditore. Il vecchio posò le mani sul legno, un nodoso ramo di castagno che sosteneva la sua vecchiaia nel tentativo di non fargli perdere il centro di gravità. Guardando il banditore con occhi di sfida chiese: “Che vuoi dire?”.
“Ti dico come dicono” rispose l’altro per metà Pierrot con il volto in farina e una lacrima nera disegnata sotto l’occhio sinistro e per metà Arlecchino furbo e giocherellone, servile e saggio: “Sull’altra faccia della luna uomini strani e arroganti fanno di una persona due persone, di uno stivale due Italie, di una pecora due pecore, di una torre due torri…”.
“Perché?” esclamò la gente in coro. “Perché fittano gli uteri, dividono gli ovuli, risuscitano i morti dopo averli congelati, abbreviano e rendono lunga la vita e alla fine fanno tutto e di tutti due tutti” rispose l’altro.
“Vuoi dire che ci sono due per tutti… Per curiosità sai se può accadere anche a me?” chiese con un misto d’incredulità il vecchio.
“Se ne vale la pena” rispose il giovane.
“E se dovesse accadere” incalzò il poverino felice di aver vissuto in un’altra epoca ed essere arrivato alla pensione “ sarò io o io l’altro?”
“Tu perché ti identificherà con la storia che hai alle spalle ma poi ti confonderai perché sei vecchio. Diventerai un collezionista di ore e non accetterai un tempo finito e cercherai l’altro con la speranza…”.
“Ascolta”, disse la giovane madre interrompendolo e guardando con sospetto il figlio che smanettava inquieto tra le braccia “Dovrei andare dal mio medico… sarà sempre lui o è l’altrolui ?”
“Penso lui”, rispose il giovane “ma, se cambierai identità e richieste, atteggiamento e comportamento nei suoi confronti” e sporse l’indice dal pugno chiuso in direzione della donna per metterla in guardia “diventerà l’altro non per una ragione di tempo ma di prudente diffidenza”.

Nota: di fronte ai reiterati atti di aggressione nei confronti di medici e infermieri, a reali ma molto spesso presunti episodi di malasanità esiste il rischio di disegnare un diverso rapporto medico-paziente. Tutto potrebbe diventare sospetto e realizzare da un lato un clima di aggressiva-diffidenza, dall’altro “di medicina difensiva”.